venerdì, maggio 20, 2022
35 mq – 2012/2022 dieci anni di inettitudine
Etichette: 35MQ, novità editoriali, Stefano Frassetto, Strisce Italiane
giovedì, ottobre 18, 2018
In cucina con Kafka di Tom Gauld

Minimalista, piacevolmente naif e spesso iconica in modalità buffe e sfrontate, la striscia di Gauld rientra in un nuovo filone alquanto alieno rispetto alla tradizione umoristica ridanciana delle grandi pagine di comic strip dei quotidiani. Più che la corsa verso la gag qui si mescolano candore, ironia sottile e un po’ di poesia non banale. Un esempio molto simile è la meravigliosa Incidental Comics di Grant Sniders, anch’essa guarda caso ispirata a un’area tematica ben delineata, quella della creatività artistica (a proposito, fate arrivare anche quella in un’edizione italiana, merita).
Gauld, come Sniders, sembra un cartoonist improvvisato della domenica ma ha un talento incredibile nell’ideare e combinare con i testi i suoi patchwork grafici elementari. È il trionfo dell’idea che coglie una riflessione inaspettata, la presa in giro dei sacri canoni del mondo letterario. Quello che l’autore di libri, il suo editore e il suo lettore sanno ma non dicono mai.
Come racconta lo stesso Gauld, il suo stile rudimentale è al servizio di una "commedia impassibile, un dialogo piatto, cose che accadono fuori scena e personaggi inespressivi". E piacevolmente attoniti, oltre ai suoi personaggi, rimaniamo anche noi lettori, sorpresi da percorsi mentali divertenti e inaspettati.
Molto divertente in questa edizione italiana anche la prefazione di Francesco Guglieri ,scritta in notevole assonanza con lo stile umoristico di Gauld. Se in genere saltate le introduzioni perché sembrano scritte da un amico che alle undici di notte non poteva dire di no al telefono, questa volta invece partite da lì. Vi spiegherà perché, con quella intelligenza ironica e sottile, “In cucina con Kafka” sarebbe piaciuto tanto a Eco o a Fruttero & Lucentini. E capirete anche perché abbiamo evitato come la peste il termine semplicità parlando di Gauld. Nessuno spoiler, riderete tanto.
Gauld ha vinto il premio Eisner 2018, una sorta di piccolo nobel nel genere. Non è alla sua prima uscita per i lettori italiani. Nel 2014 è stata pubblicata la raccolta dal titolo “Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo”, ancora reperibile on line su molti siti (e vi suggeriamo di procurarvi anche quella).
Etichette: novità editoriali, strisce tematiche
venerdì, agosto 24, 2018
Il nuovo Linus di Igort, un bambino complicato
L’abbiamo presa con calma e vi diciamo la nostra sul nuovo Linus ora che siamo arrivati al quarto numero. Del resto un’uscita non bastava per capire, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.
CAPITOLO PRIMO: LUOGHI COMUNI
Vediamo se ci riesce di uscire dai soliti cliché. Quello del linusiano che torna a casa, si toglie le Clarks, appende l’eskimo (no, l’eskimo ancora oggi forse è troppo), pesca dallo scaffale uno Schulz d’annata e si butta sul divano mentre in un angolo del salotto sfrigola un vinile dei Led Zeppelin (Genesis, Simon & Garfunkel, Hendricks, fate voi). Quello di Igort che sul suo tatami di casa, con il kimono e i sandali zori (no, le infradito forse è troppo) sorseggia un sakè sfogliando un album di un mangaka maledetto, perduto e negletto (ah, triste ma bellissimo ,comunque).
CAPITOLO SECONDO: DELLA STRAGE E DEL REPULISTI
Il nuovo Linus prende una strambata notevole, il cambio di timone si sente tutto. Hai voglia a dire “Linus torna bambino”. Andate a spiegarlo alle altre centinaia di numeri del mensile ordinati sugli scaffali ai quali andrà a far compagnia. Non assomiglia a uno di loro, di nessuna epoca. Dalla grafica ai contenuti, persino lo spessore o la consistenza della carta, ma forse quest’ultima è suggestione. Davvero nulla o quasi.
Proviamo una sfogliata veloce della prima uscita. Subito una nota positiva: tra le tante sparizioni svanisce anche molto cazzeggio, tanto cazzeggio che aveva afflitto le pagine della rivista, tra un fumetto e l’altro, nell’ultimo decennio. Articoli pseudo umoristici o di satira cialtrona che affogavano i pochi buoni testi di politica, cultura varia, sociologia, tutta roba che in passato faceva il fiorellino sull’occhiello. Linus era un bel punto di osservazione della società contemporanea. Era. Rimane qualcosa, le rubriche di recensioni, musica, letteratura, tra cui una nuova, quella dedicata alle serie TV. Bella pensata, se la gente con quelle si rincoglionisce almeno diamo qualche dritta. Scompaiono anche molti fumetti orribili, spesso disegnati con un piede, di incomprensibile ragione di esistenza, introdotti negli ultimi due anni. E fin qui ci sentiamo molto giacobini e finalmente abbiamo trovato il Robespierre.
Con l’acqua sporca finiscono però gettate via alcune strisce molto amate dai lettori. Nel primo numero una strage. Perle ai Porci la striscia dei quotidiani yankee più divertente degli ultimi anni, la sempiterna Doonesbury, Wumo (l’erede di Gary Larson e della comicità a vignetta unica), Monty, Dilbert (queste ultime due in effetti un po’ cadute in stanchezza negli ultimi anni). Perle ai Porci ritorna con il secondo numero, Doonesbury pure ma nella terza uscita non c’è più. Sparisce ma poi torna a furor di popolo “I quaderni di Esther”, fumetto curioso arrivato negli ultimi anni e capace di conquistare a sorpresa l’affetto dei lettori. Scompaiono, e con rimpianti, anche Jousha Held e Andrea Bozzo, i migliori talenti indigeni portati dalla precedente direzione.
Per quel che si è capito dai primi quattro numeri, le serie di fumetti vanno e vengono. Non affezionatevi troppo, basta con questi sentimentalismi da vecchi lettori del novecento. Qui nessuno vi dirà che questa casa non è un albergo e se volete gnocchi sempre il giovedì andate dalla mamma.
Sui social se ne son dette subito di tutti i colori, ma si sa, quelli sono posti da guelfi e ghibellini, dove in tanti si sentono in dovere di tirar fuori il mal di pancia. Giudizi sommari, dove anche oggi Gesù Cristo avrebbe problemi con Barabba.
CAPITOLO TERZO: LINUS BAMBINO?
Torniamo allo slogan di lancio della nuova era: Linus torna bambino. Bene, prendiamo in mano un Linus davvero bambino, numero 12, marzo 1966, un anno dal primo vagito, e leggiamo il menù. Fumetti: Peanuts (con una retrospettiva anni ‘50), Krazy Kat, Li’l Abner, B.C., Wizard of Id, Pogo, Ghirighiz dell’italiano Lunari e. a chiudere, Neutron, una storia lunga a puntate di un Crepax ancora acerbo. Più in aggiunta un paio di pagine per una striscia italiana sconosciuta e che tale resterà. Inframmezzati da un articolo del mitico Franco Cavallone, il Piero Angela del fumetto di allora, un altro articolo di Eco sulla scomparsa di Vittorini, un altro sulla figura storica di Nerbini. Rubrica fissa la Posta dei lettori: allora bisognava prendere carta e penna per farsi filare almeno due minuti, mica come ora che la spari subito su Facebook. Qualche altro fumettino sparso. Impressione generale: leggerezza, divertimento, intelligenza, il meglio dalle strisce contemporanee ed emergenti ma anche approfondimenti e tuffi nel passato.
Ritroviamo la stessa leggerezza, o chiamiamola infanzia, per stare allo slogan di lancio, nel Linus della nuova era? Sì e no. Prendiamo il primo articolo, un abbecedario, formula giornalistica ormai ritenuta abusata persino nei giornali femminili, compilato da Houellebecq, un intellettuale francese che dalle sue parti con le provocazioni su Islam e femminismo fa girare le palle anche ai pali della luce. Una roba solipsistica con cazzeggio pesante sul tutto e sul nulla.
I FUMETTI
Andiamo ai fumetti. Due strisce, pietre miliari recuperate dal passato profondo, Schulz degli anni ‘50 e il primissimo Watterson. Nulla da dire su due mostri sacri di tale portata ma si possono con calma saltare e rivedere dopo, con nostalgia: sono pagine già presenti negli scaffali di gran parte del popolo linusiano. Volendo tirare un filo con la leggenda di Linus si poteva, ad esempio, far ritornare Bloom County di Berkeley Breathed, striscia intelligente, disegnata in modo magistrale,terribilmente scorretta, e capace di vincere un Pulitzer alla fine degli ‘80 ma soprattutto ancora viva e attiva oggi dopo varie traversie. Perché cito Bloom County? Perché è il perfetto esempio di striscia linusiana dell’epoca d’oro.
Sfogliando troviamo un altro tuffo nel passato, questo sorprendente. The Kin-der-Kids di Feininger. Sarebbe da applausi in piedi, quell’epoca di tavole di comics nei quotidiani USA è tanto splendida quanto sconosciuta da noi lettori italiani, ma c’è un serio problema di riproducibilità. Le pagine domenicali del Chicago Sunday Tribune, come degli altri quotidiani dell’epoca, erano tovaglie immense. Per riportarle sul piccolo Linus occorrerebbe offrire come gadget una lente d’ingrandimento. L’effetto è quello di tentare di suonare la quinta di Beethoven nel Cavern Club dei Beatles. Ci sono forse altre pagine più riproducibili di quel primo novecento, il McCay di Dream of the rarebit fiend la prima che ci salta in testa, o molto Krazy Kat di Herriman, sul quale rispetto alle prime uscite del Linus anni ‘60 sono stati fatti grandi progressi filologici. Più o meno lo stesso problema si ripropone poi con Little Nemo, offerto con un’introduzione del defunto Del Buono. I balloon di McCay sono un po’ più leggibili ma vederlo miniaturizzato così è una pena.
Passiamo agli altri fumetti introdotti. Sui quali in realtà non vorremmo pronunciarci più di tanto perché il grande rischio è quello di cadere in una querelle capziosa e anche un po’ ideologica circa la superiorità di un genere su un altro. Il fumetto è tutt’altro che una realtà omogenea se guardiamo a gusti e interessi dei lettori, spesso divisi e separati in tribù che non comunicano tra loro. Fumetto è anche Diabolik, Topolino, Tex, Superman e Tiramolla. La serialità degli eroi di Bonelli o dei supereroi della Marvel e le graphic novel della Coconino. Pazienza e Altan. Makkox e Zerocalcare. E così via. Un fatto semplice è certo. Linus come rivista madre ha sempre ospitato comic strip partendo nel 1965 dai Peanuts. E da un personaggio di questi ha preso il nome. Quella era la sua identità editoriale. C’erano poi i supplementi, gli almanacchi e c’era AlterLinus, diventato poi AlterAlter. In questi ultimi trovarono spazio grandi firme del fumetto internazionale e storie più lunghe di avventura fuori dalla linea editoriale base della rivista madre. Su Alter arrivò l’attuale direttore con un inserto curato dal gruppo Valvoline, molto orientato alla sperimentazione e innovazione del linguaggio del fumetto. Il Linus attuale sotto molti versi ricorda il vecchio Alter.
DEL PERCHÉ E DEL PERCOME I VECCHI LINUSIANI NON AMANO LA NUOVA DIREZIONE DI LINUS
Apriamo una parentesi. Quel che bisognerebbe ricordare, ancora una volta, è il rapporto particolare tra il lettore e le strisce. Un rapporto che spiega le proteste, spesso furibonde, degli antichi lettori di Linus. Le comic strip non hanno un inizio e non hanno una fine, se non forse con la morte dell’autore. Non c’è una trama, un qualcosa che segui, che cresce, che ha un climax. Forse l’analogia migliore è quella con le situation comedy della TV. Ti affacci, conosci, perché hai familiarizzato con il tempo, i personaggi (che non crescono o invecchiano, tranne il caso di Doonesbury), puoi perderne una o cento, le riprendi quando vuoi, negli anni o nei mesi. Non c’è mai il momento che poggi il libro e dici finito. Nello stesso tempo quando hai cominciato ad amarle sono dei microcosmi che creano un rapporto viscerale con il lettore. Meccanismo ben noto agli imprenditori della carta stampata USA dove il fumetto è nato in quella forma primordiale: la comic strip che riappariva ogni giorno, una al giorno, legava i lettori al quotidiano. Servivano per venderne le copie, si svilupparono come piccola arte del fumetto di sintesi e intrattenimento. In Italia al loro arrivo furono strozzate nella culla dal Corriere dei Piccoli che le relegò in spazi infantili non senza averle prima ripulite dalla pericolosa contaminazione tra testo e disegno dei balloon. Le cose rimasero così per molto tempo finché, passato il dopoguerra, alcune belle teste pensanti come Vittorini (prima) e Eco (dopo) scoprirono lo spessore artistico, la poesia, il valore letterario di Schulz e non solo. Il dibattito sul primo Linus del 1965 condotto da Eco con Vittorini e Del Buono è la chiave per capire tutto. Non solo la restituzione di dignità al fumetto ma anche l’essenza di Linus. Con altra cadenza temporale, mischiandole in un periodico fatto anche di testi, il primo direttore Gandini riportò le strisce in Italia, questa volta in modo filologicamente corretto.
Per alcuni dei fumetti proposti basterebbe riportare il parere garbato di Giuseppe Scapigliati, forse il più grande collezionista di tavole originali in Italia, un personaggio naif e spontaneo che ha amoreggiato tutta la vita con le strisce: <accento toscano perplesso> Gran bel disegno ma non li hapisco miha <fine accento toscano >.
E probabilmente anche quando li capisci quel che conta dev’essere altro, il come si racconta. Come ad esempio, il bellissimo disegno onirico della novella di Reviati nel numero di luglio. Ma quel topos letterario dell’amor perduto e impossibile, ragazzi, l’abbiamo visto in tutte le salse e forme.
LUCI E OMBRE
Insomma, come si dice, luci e ombre. Il numero di agosto sembra finanziato da un ente nipponico per la difesa della cultura fumettistica con il contributo del consolato giapponese (33 pagine dalla 19 alla 51 hanno a che vedere e fare con il Sol Levante, dopodiché se ti chiama un amico per del sushi la prendi male). Ma anche luci, tante. È un piacere grandissimo aver rivisto Spiegelman, il lustro dato a Pazienza nel numero di giugno, la rivisitazione di Barnaby (oddio, poteva essere l’occasione per qualche parola su Vittorini, il primo a portare la striscia di Crockett Johnson nel dopoguerra). Ancora: le aperture ad autrici italiane come Carratello e Deco (ignorata sin a ieri nonostante l’incredibile talento linusiano per le comic strip).
SIAMO TUTTI ALLENATORI DELLA NAZIONALE (E DIRETTORI DI LINUS)
Si può mettere su un Linus più linusiano e che davvero diverta ed emozioni quel pubblico di lettori? C’è tanto da cui si può pescare:la carta stampata che ospitava strisce e vignette è in crisi ma non certo la scena creativa. Basti pensare che ancora viene ignorata la striscia più bella di questi ultimi dieci anni, l’argentina Macanudo di Liniers. Ma dalle parti di Buenos Aires c’è poi tantissimo altro da scoprire, Tute e Maitena ad esempio. Se proprio si deve ricicciare Schulz, anziché quelle tavole dei ’50 molto viste sì può sorprendere di più con quello ancora più antico, quello dei Li’l Folks, i Peanuts prima che i syndicate decidessero di chiamarli così. O ancora: Pogo, tra le strisce più amate nell’epoca d’oro di Linus.
Dal web spuntano tavole naif come Incidental Comix di Grant Sniders o The Norm di Michael Jantze. In Italia? Dal passato si potrebbe tirare un ponte sull’epopea Comix: Cavezzali, Ciantini, Totaro e tanti altri. Tra le generazioni successive disegnano tavole, strisce e vignette deliziose con dialoghi esilaranti Tartarotti, Frassetto, Lele Corvi, Makkox, Olivieri, Dario Campagna, Mario Natangelo .
Tutta roba molto linusiana. Ce ne sarebbe anche altra ma questi sono discorsi da bar del fumetto in fondo.
Comunque Linus continueremo ad andare a prenderlo in edicola. Magari si salta qualche pagina ma è un po’ una fede e un po’ siamo curiosi del viaggio che la nuova direzione proporrà.
Etichette: novità editoriali, pagine di comic strip
sabato, agosto 04, 2018
Inkspinster arriva su Linus (un omaggio di Giuseppe Scapigliati)
giovedì, gennaio 04, 2018
Il ritorno della zitella che parlava alle papere
A distanza di ormai nove anni dalla precedente raccolta, arriva un nuovo libro con le strisce di Inkspinster, pubblicato da Comma 22. Molto atteso dagli appassionati cultori della zitella d’inchiostro. E di inchiostro nero ce n’è ancora tanto per disegnare e raccontare scemenze, cattiverie, papere e volpi ma quel che colpisce di più, a un primo impatto, è l’esplosione di colori. Un technicolor da arcobaleno pastellato che potrebbe essere uno choc per chi confrontasse questa con la precedente raccolta pubblicata dalla Grrrzetic nel 2008. Esaurita nel giro di pochi mesi e mai ristampata: così si fa con gli autori di culto, li si lascia a sventolare in campagna, che in questo modo non si montano la testa e rimangono più creativi, e peggio per chi non si è procurato il libro. Ma dicevamo del colore. L’evoluzione è stata progressiva, in realtà diventata familiare a chi ha seguito in questi anni Inkspinster sul web. Deco ha preso sempre più confidenza con la tavolozza. Ora si diverte ad usarla per narrare così come aveva sempre fatto manipolando il lettering per dare tutte le intonazioni immaginabili ai dialoghi e al racconto della voce fuori campo . In questa piccola arte delle comic strip, dove te la giochi in pochi quadretti, tutto serve, specie se hai molta voglia di dire.
Agli appassionati Inkspinsterologi , interessati all’evoluzione dei quadretti infiocchettati da Deco, abbiamo riservato una chicca in fondo alla presentazione. Una striscia storica della primissima raccolta di Inkspinster del 2003 (diffusa con riti esoterici da una casa editrice che si chiamava Lilliput e stampava “on demand”, su richiesta, ovviamente introvabile e rarissima, ma vogliamo tornare ancora sull’argomento? Facciamo da bravi). La striscia ritorna in una versione radicalmente rivista nella raccolta appena uscita. Il confronto dice tutto, più di mille parole, su un autrice che aveva uno stile inconfondibile sin dall’inizio e pure continua a evolversi.
Ora però dobbiamo raccontare un poco Inkspinster per quei milioni di sciagurati lettori di fumetti che ancora non sanno niente della striscia (e del talento) numero uno nelle comic strip italiane.
Visionaria, ironica, fuori moda, poetica, naïf, cattivissima e tenera. Inkspinster è tutta questa roba assieme, lascia un assortimento di retrogusti. La piccola alter ego di Deco è fondamentalmente una disadattata in un mondo tanto più grande, complesso, incasinato e in apparenza molto cazzuto. O almeno, molto più di lei. Per questo Deco la disegna sempre piccolina, com’era piccolo il Paperino di Al Taliaferro di fronte a un universo incombente e sovrastante. Leggete la storiellina iniziale dove si racconta il suo viaggio a Lucca Comics per ritirare un premio nella categoria “ Disegni che li potevate fare anche meglio ma per questa volta passi”. C’è dentro tutta la filosofia carica di autoironia della striscia.
Inkspinster è adorata dagli addetti al culto perché è un’eroina sfigata capace di far ridere di se stessa, discendente degli altri campioni storici della goffaggine nel mondo dei comics, da Donald Duck a Charlie Brown. Lei, come racconta in un’altra tavola Madame Inkcasinologa (una presunta esperta, sosia del personaggio, che spiega le cose del mondo) è un opossum nell’affrontare i problemi della vita. Gli altri sono leoni, lupi, aquile, lei si finge morta.
Dentro Inkspinster c’è anche l’amore per la campagna dove vive l’autrice che regala voce e scena a papere dispettose, inopportune e pettegole, volpi attonite, gatti sardonici, galline dai facili innamoramenti, coniglietti, uccellini e altro bestiario. C’è il resto del mondo, quello dei vip e delle mode, da questa prospettiva raccontato e sbeffeggiato. Senza pudore: si sprecano le telefonate con domande squinternate a George Clooney o Brad Pitt. Che a Inkspinster rispondono subito ma se ci provate voi manco il numero trovate.
Ci sono gli uomini, che, ça va sans dire, sono un’ossessione per le zitelle. O meglio, l’uomo, l’unico amore, irraggiungibile soprattutto perché non vuole farsi raggiungere da una sciamannata come Inkspinster , un hard rocker terrificante ispirato a Marilyn Manson. Di giorno lavora in una falegnameria che si chiama, ma guarda il caso, Marilyn Mensola. Da un decennio ha preso il ruolo di insano oggetto del desiderio al posto di Pasticcino, un ingessato poliziotto narcisista con un cappello da nazista (e anche questo vi dice molto). Ma temiamo anche il dottor Muffa sarà destinato a sparire, perché la donna è mobile e la zitella ancor più. Tutto questo chiarisce molto a voi single dilettanti e lagnose. La vera zitella doc aspira a un uomo marcissimo, lontano mille miglia da sé, perché tale vuol rimanere e perché altrimenti non c’è gusto a piangere. Fine della lezione di psicologia, andiamo avanti.
Ci sono gli amici, in realtà poco più che delle spalle umoristiche, sponde talvolta necessarie per l’esuberante protagonismo di Inkspinster. Che recita cento parti, fa la voce narrante o interpreta esilaranti ruoli da esperta. Non è una striscia di personaggi, né la zitella è molto socievole. Le sue amiche, come racconta, sono solo quelle che riesce ad ascoltare per più di cinque minuti senza desiderare di colpirle forte in fronte con un badile. Vi abbiamo detto che è un tipetto difficile? Beh, ve lo diciamo adesso.
C’è infine il disegno dal tratto personalissimo e inconfondibile, non assomiglia davvero a nient’altro di conosciuto. Negli anni qualcosa è arrivato anche dalla esperienza dell’autrice nelle illustrazioni sognanti e ironiche: lo si può notare, ad esempio, nel rimodellamento surreale delle figure dei personaggi (se per disgraziata ipotesi ignorate l’attività di illustratrice della Decontardi, guardate il portfolio sul suo sito e rifatevi gli occhi). C’è la passione per certi disegnatori della vecchia scuola inglese, per il Tim Burton fiabesco e gotico, per i cartoni russi e cecoslovacchi. Tutta roba di cui Deco si è nutrita e che ritorna qua e la nelle vignette. C’è la predilezione per un mondo di cose antiche ed eleganti , merletti e legno, pennini e calligrafie, carte e parati, che non è scomparso del tutto. Le tavole sono stracariche di particolari, Inkspinster non è certo una striscia minimalista, ci si sofferma tanto a osservare e ridere sui dettagli. Eppure, ed è una bella impresa, il risultato è oggi una nitidezza leggibile anche con le miniaturizzazioni richieste dalla diffusione sul web o su supporti come i cellulari.
***********************************************************
Bene, siamo arrivati alle istruzioni per l’uso.
Se volete sapere di più su Deco consigliamo un solo link su tutti: l’intervista realizzata da Sauro Ciantini su Balloons qualche anno fa ma del tutto attuale. Il papà del piccolo papero Palmiro ( anche lui gran talento dopo l’epopea di Comix lasciato a sventolare sulle colline del Mugello, tanto per rimanere in tema di disegnatori negletti) le pone le domande giuste e un po’ riesce a tirare fuori l’anima e la storia di Deco. Non ci troverete riferimenti agli spunti reali di vita dai quali nascono le strisce, brutti figli di portinai curiosi, ma davvero molto sull’autrice. Clic sul link, non vi deluderà.
Se volete procurarvi il libro appena pubblicato dalla Comma 22 dovete darvi un po’ da fare perché al momento la distribuzione, dopo la presentazione a Lucca Comics, ha incontrato qualche difficoltà e insomma non lo trovate proprio sotto casa. Ma siamo certi che appena partirà il passaparola la situazione migliorerà. Una buona strada è ordinarlo su Amazon . Spesso le copie sono date per esaurite ma il riassortimento è veloce, potete fare l’ordine anche se non viene dato come disponibile . Oppure su questa pagina di Comma 22 su Fumetto Online
Altrimenti lo potete chiedere o prenotare in qualunque libreria o fumetteria dando i riferimenti che trovate qua sotto. Non urlate il sotto titolo “confessioni di una zitella” per non turbare gli altri clienti che potrebbero scambiarvi per frequentatori della letteratura da mezze centinaia di sfumature. Bella sfida quel sottotitolo :-)
Editore: Comma 22 ISBN-10: 8865031204 ISBN-13: 978-8865031209
***********************************************************
E ora le due tavole promesse agli inkspinsterologi. È una striscina intrisa di malinconica ironia rivisitata dopo 14 anni. Niente parole in più come detto, le due tavole raccontano tutto. Vi dico solo che anche la prima antica è ancora molto bella.
E adesso, se potete, scatenate il passaparola, che non abbiamo voglia di aspettare altri dieci anni per rivedere su carta la zitella che parlava alle papere.
Etichette: Inkspinster, Inkspinster di Deco, novità editoriali, strisce e autori, Strisce Italiane
martedì, novembre 14, 2017
Tinoshi, il filo nipponico che ama le comic strip
Prima o poi doveva capitare su Balloons. Un nerd filo nipponico che ama le strisce e osa pure disegnarle. Tinoshi, alias Giorgio Tino, trentaseienne, piemontese per nascita e studi ma vagabondo per vocazione e per lavoro. Dopo la laurea in ingegneria informatica ha vissuto per diversi anni negli USA campando come programmatore di videogiochi, la professione che tutti i genitori sognano per i propri figli quando li osservano giocare davanti allo schermo nelle loro stanzette sino all’alba. Aggiungeteci che è anche un ex chitarrista metal fallito e avete il quadretto del bravo figliuolo. In realtà Giorgio è un bravo ex ragazzo, lavora di giorno e disegna di notte, gli piace il calcio, sogna il cappuccino perfetto e adora i chinotti. Unica vera fissa quella per il Giappone: idolatra qualsiasi cosa provenga dal paese del Sol Levante, cibo, robot, video, ha persino tentato di imparare la lingua. Una passione antica, tanto che da vent’anni tutti lo chiamano Tinoshi e nessuno si ricorda come è cominciato.
Dopo aver provato a infestare il web con le sue strisce è poi arrivato anche il momento della raccolta su carta. Perché, sì, puoi essere tecnologico - internet e il web son tanto belli - ma quello che ti commuove davvero, che ti fa colare la lacrima e ti scalda il cuore, è l’antico, solido, profumato di inchiostro e cellulosa, libricino che puoi rigirarti tra le mani. “Tinoshi - Andrà tutto bene (e altre bugie)" pubblicato con la Manfont.
Qualcosa sulla sua striscia e sulla passione per le comic strip ce la facciamo però raccontare direttamente dall’autore.
Signor Giorgio Tinoshi, da cosa nasce quel modo disegnare i personaggi così arzigogolato? In genere la maggior parte dei cartoonist da comic strip si tengono più su figure tondeggianti, stile papà Schulz. Tu invece rischi quello tratto particolare che ci ricorda un po’ Ellekappa.
Lo stile dei miei personaggi ha radici nei manga, soprattutto le versioni "super-deformed" dei personaggi principali. Ho cercato di partire da questa base per man mano farla conciliare con il formato strip: non volevo che fosse un manga ridotto a quattro vignette. Fin da subito i miei personaggi non avevano una bocca, e gli occhi da soli han dovuto sobbarcarsi il compito di trasmettere l'emotività. Ho sempre adorato dare ordine e pulizia ad uno stile che apparentemente potesse sembrare più casuale, e in questo gli strumenti digitali mi hanno dato un grosso aiuto. Pennellate sì, ma definite e precise, con spigoli ben fatti e netti contrasti tra bianco e nero. Ellekappa è sempre stata un'artista che mi ha affascinato fin da piccolo: il suo è uno stile surreale e coloratissimo che 'spersonalizza' i personaggi dando molto risalto a quel che hanno da dire. E sono disegni belli da vedere, al di là del testo. Anche una certa ricerca della immobilità nelle vignette mi ha sempre affascinato, perché permette di dare risalto ai movimenti e ai cambi minimi che apporto. Inizialmente disegnavo i personaggi anche di fronte, o di tre quarti, ma ben presto ho optato per il solo profilo, per rendere il tutto meno confuso e focalizzare l'attenzione su ciò che cambia. Sotto questo punto di vista anche il colore gioca un ruolo importante: uso un paio di colori per striscia (ma lo stesso discorso vale quando uso solo il grigio), e il cambio di tonalità serve spesso per indicare un momento cruciale della battuta. Mi piace poi riempire le vignette di piccoli elementi assurdi, che si notano solo ad una seconda lettura e che contribuiscono a rendere il tutto un po' più surreale.
Spunti per la tua striscia?
La strip si intitola "Tinoshi" - come il mio soprannome. È vagamente autobiografica, nel senso che lo spunto iniziale per i vari personaggi deriva da alcuni miei amici d'infanzia, ma la striscia ha rapidamente preso vita propria e le situazioni sono un po' più surreali e ormai completamente slegate dalle persone che l'hanno ispirata.
Parliamo della tecnica di disegno. Mi sembra di capire che non disegni su carta e realizzi tutto con la tavoletta grafica al computer.
Inizialmente facevo tutto su carta e ancora adesso, se non sono di fretta, realizzo le matite e poi le scansisco. Per motivi di tempistiche, di spazio, di trasferte e di quant'altro ho trovato che realizzare tutto al computer mi rende la vita più semplice senza contare che, come dicevo, ho trovato uno stile che difficilmente riuscirei a riprodurre in maniera totalmente analogica. Ho un grosso problema con il digitale: di fronte ad uno schermo bianco non riesco a capire le esatte proporzioni di quel che voglio fare, mentre su carta tutto è immediato. Da qui il discorso delle matite fatte in analogico. Quando però sono proprio di fretta o devo realizzare un sacco di strisce in poco tempo (o non sono a casa) il digitale è la mia unica salvezza. Inchiostrare su carta ha un fascino incredibile e spesso lo faccio per divertimento personale (e per tenermi in allenamento!) ma il prodotto finito comporterebbe comunque un sacco di passaggi in digitale (colorazione, lettering etc...) e ciò rende abbastanza fumosa l'idea stessa di "originale". Mi piacerebbe poter creare tutto su carta e poi semplicemente scansire ma non sarebbe così, quindi tanto vale...
Sei un grande divoratore di comic strip, quali sono gli autori e le strisce che più ti appassionano? Facciamo un breve giretto prima tra quelle internazionali e poi dalle nostre parti.
Le strisce che mi appassionano e che seguo sono moltissime, ma per brevità cercherò di nominare solo quelle che credo mi abbiano fatto venire voglia di cimentarmi nel disegno in prima persona. Parlando di quelle internazionali è impossibile non nominare le 'solite' pietre miliari del genere: i miei preferiti tra quelle "tradizionali" sono senza dubbio i Peanuts di Schulz, Calvin & Hobbes di Watterson, B.C. di Johnny Hart, The Wizard Of Iz di Parker e dello stesso Hart, Hagar The Horrible di Dik Browne, Mutts di Patrick McDonnel. Tra le più recenti sicuramente Stephan Pastis e il suo Pearls Before Swine, Dilbert di Scott Adams, Rehabilitating Mr. Wiggles di Neil Swaab, Harley di Dan Thompson... Adoro Quino per tutto, davvero, ma tra tutte le cose meravigliose che ha fatto, Mafalda non è tra le mie preferite, lo ammetto. E nemmeno Garfield di Jim Davis, a dirla tutta. In campo italiano sicuramente Sturmtruppen e Cattivik di Bonvi, e poi Lupo Alberto di Silver e Nirvana di Totaro. E poi Enzo Scarton, Sauro Ciantini, Stefano Frassetto, tutti artisti che leggevo da più piccolo o più giovane e che mi han fatto venire voglia di cominciare (e continuare) a disegnare strisce. E mi rendo conto di dimenticarne moltissimi per strada già mentre scrivo...
Beh, se arrivi ad apprezzare una striscia brutta, sporca e cattiva come Mr. Wiggles lo stucchevole Garfield ti sarà indigesto.
Un’ultima domanda, mentre ti diamo il benvenuto qui su Balloons. Sei consapevole di esserti buttato su un genere di fumetto bellissimo, il più antico di tutti, quello che ha dato origine a tutto ma oggi un po’ abbandonato, trascurato e forse anche bistrattato?
Certamente, ma è sempre stato il mio genere preferito. La forza della strip è il saper raccontare una storia, anzi mille piccole storie in brevissimo tempo. Puoi leggerne una, dieci, cento, andare a ritroso, aprire un fumetto ad una pagina a caso e trovare tutto quello che ti serve per apprezzare la striscia e il suo autore. Mi sembra incredibile che, in un mondo 2.0 dove tutte queste caratteristiche la fanno da padrona, sia proprio la striscia ad essere un po' bistrattata e trascurata. Esistono alcune notevoli eccezioni, ma isolate o comunque poco presenti poi su "carta" e comunque nessuno di questi autori si riconosce come autore di strisce come genere a sé. Il fumetto sta cercando di elevarsi e proporsi come genere 'letterario' avvicinandosi, come complessità di temi e lunghezza, al libro. Non ho nulla contro questo fenomeno, ma tutto quello che non è graphic novel viene ridotto al rango di meme, da leggere una volta e poi buttare. Credo personalmente che sarebbe bello riscoprire invece la striscia come genere: nel frattempo continuo a leggerle e rileggerle con lo stesso piacere di quando, da bambino, coloravo di giallo la maglietta di Chalie Brown e pensavo che sarebbe stato bellissimo un giorno, se non fossi diventato un calciatore famoso o un pilota di robot atomici, fare anche io questo mestiere.
Accidenti, queste parole suonano proprio armoniche con la filosofia di Balloons. Bene, arruolato alla causa, ogni martedì Tinoshi su questo blog. Ben arrivato.
Ah, già, ma oggi è martedì, ecco la prima tavola:
Etichette: interviste, novità editoriali, strisce e autori, Strisce Italiane, Tinoshi
lunedì, agosto 21, 2017
Deep Dark Fears - Le paure irrazionali dei lettori
![]() |
| Quando uccido un insetto, ho paura della retribuzione karmica |
Sfogliando le pagine dei social non si direbbe, invase come sono da scemenze, palesi falsità e banalità atroci, ma il vero punto forte della rivoluzione web è stato il crescere e diffondersi di intelligenze collettive. Sulla loro portata non abbiamo forse preso abbastanza consapevolezza: non sono la semplice somma di più intelligenze, né immaginiamo quanto lontano ci possano portare.
Deep Dark Fears è un curioso esempio di intelligenza collettiva nel mondo delle strisce. Definizione ufficiale: “A comic about irrational fears”, un fumetto sulle paure irrazionali.
Prima riflessione: due schiaffi ai neuroni chiedendoti come mai nessuno ci avesse pensato prima, specie ora che tutto sembra essere già pensato e ideato. Viviamo di epigoni anche belli ma non c’è uno straccio di idee nuove in giro. Oltre lo strato di idiozie social e martellamenti pubblicitari da che cosa è davvero invaso il cranio di tantissimi umani? Paure irrazionali. Bene, facciamole raccontare e abbiamo un soggetto letterario polimorfo e infinito.
La trovata è in apparenza semplice e lineare. I lettori scrivono a Fran Krause, l’autore, raccontando in breve una loro paura irrazionale. Il cartoonist le riporta in una comic strip, in genere nella formula classica a quattro vignette ma non mancano occasionali storielle più lunghe su più quadri o vignette singole. Pantofole e poltrona per il nostro bravo e furbo autore, direte voi. In realtà le cose non sono così facili. Il talento qui sta nel trasfigurare gli incubi con uno stile di disegno ingenuo che possiamo accostare a quello del più noto Liniers. Anche le angosce personali più stupidotte e demenziali prendono così vita, diventano divertenti. I particolari del disegno inseriscono ironia e surrealismo. Deep Dark Fears innesca un circolo di identificazione o consolatorio con il lettore. Stimolando contributi dai nuovi avventori. Ma guarda un po’ che inquietudini hanno anche gli altri coabitanti del pianeta, aspetta un po’ che prendo coraggio e racconto anche la mia.
La miscela di tormenti cerebrali e umorismo funziona. Persino sotto l’aspetto psicologico: sorridere porta a esorcizzare le paure. Il passaparola viene dilatato dai meccanismi virali dei vari Twitter, Facebook, Instagram, Tumbrl nei quali la striscia si affaccia ogni giorno. Fino alla all’apoteosi del fumetto: esiste davvero quando lo puoi toccare su carta. Due raccolte, una omonima del 2015 e un’altra ora in uscita questo settembre 2017 con il titolo Creep, già prenotabile nelle varie librerie web. Purtroppo solo in inglese e poche altre lingue, manca ancora un editore italiano (più sotto un assaggio con traduzione italiana nelle didascalie).
Perché mai leggere su un bel libro profumato di carta quando posso trovare le tavole di Krause dappertutto sul web? Ma che domande. Il marketing vi risponderebbe che nelle pagine dei libri ne troverete un’altra cinquantina inedite su internet. Ma ci sono ragioni più profonde e terribili. Non sapete che leggere la notte i fumetti con quegli arnesi elettronici diabolici brucia lentamente le cellule cerebrali e culla gli incubi? Volete mettere con un bel libro sotto la lucina del comodino mentre i vostri mostri personali sotto il letto sospirano malinconici?
![]() |
| Ogni volta che mi metto a cucire tolgo le lenti a contatto e indosso gli occhiali. Così se non posso controllare l'impulso a ficcarmi l'ago nell'occhio gli occhiali mi proteggeranno. |
![]() |
| Quando mi trovo in un posto nuovo faccio sempre un veloce calcolo mentale. Se dovessi morire improvvisamente quanto tempo ci vorrebbe prima che scoprissero il mio corpo? |
Etichette: Deep Dark Fears, novità editoriali, strisce tematiche
martedì, aprile 18, 2017
Il ritorno del Prof Knox di Pino Creanza
Ritorna il Prof Knox, il personaggio nato dall’ostinata creatività di Pino Creanza. Questa volta in una piccola deliziosa raccolta tascabile, un libricino quadrato grande come una mano aperta, confezionato con gusto raffinato.
Istruzioni per i nuovi lettori. Il Prof Knox è uno scienzatino folle con la testa a cocomero. Parla uno strano gramelot, eliminando le doppie consonanti e gli apostrofi, privilegiando la consonanza alle declinazioni, la fonetica alla grammatica. Per di più con robuste influenze di dialetto barese, secondo l’autore “lingua notoriamente tra le più adatte a trattare le complessità teoretiche della scienza moderna” .
Torna anche il fedele amico “Compiuter”, ferraglia dura parlante che, in perfetto italiano, con il suo buon senso digitale fa da contrappeso ai talvolta eccessivi slanci della fantasia creatrice del Professore.
Knox è disegnato con uno sfrontato e omogeneo stile infantile. È un viaggio in un mondo minimale e surreale di ragionamenti squinternati dove non si corre verso la battuta. Il lettore è spiazzato assai da questo frullato di ingenuità e riflessioni filosofiche. Ma chi vi ha detto che le cose in questo mondo devono girare in modo ordinato?
Prof Knox ha una storia gloriosa: è la striscia con cui Creanza ha esordito agli inizi degli anni '90 su Frigidaire, splendida fucina di talenti e fumetto alternativo.
Come procurarsi il libricino? Potreste insinuare panico e inadeguatezza nelle librerie o fumetterie provando a chiederlo ma la strada più breve per il momento è una mail all’autore: pinocreanza{at}alice.it. Per i primi millanta e uno la copia avrà una dedica autografata.
***********************************
“Il ritorno del Prof Knox" è una pubblicazione sostenuta dall’associazione culturale Altrinformazione:
www.mamma.am
info@mamma.am
ISBN 978-88-97194-10-1
www.pinocreanza.it
www.sillytragedies.it
Trovate il Prof Knox anche su Facebook
Etichette: novità editoriali, Prof Knox, strisce e autori, Strisce Italiane
venerdì, aprile 07, 2017
Sherlock Holmes nei Peanuts di Luigi Siviero
Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti (Prospettiva Globale – ProGlo, 2016) è un libro nel quale ho cercato di “catalogare” tutti i fumetti legati in vario modo a Sherlock Holmes. Una parte del lavoro è stata proprio quella di catalogare i fumetti: individuare e classificare quali fumetti sono stati fatti e pubblicati e da chi.
Il risultato finale non è stato un semplice elenco di fumetti su Sherlock Holmes. Innanzitutto durante la stesura il libro si è arricchito un poco alla volta di piccoli aneddoti e curiosità sparpagliati qua e là nei vari capitoli. In secondo luogo per i fumetti americani e britannici ho adottato una prospettiva storica: non mi sono limitato a catalogare i fumetti, ma ho inserito le varie opere nel quadro generale dell’evoluzione del fumetto anglosassone (una parte non indifferente del lavoro è stata capire come raggruppare i fumetti in aree omogenee). Infine la mole immensa di materiale legato a Sherlock Holmes, vista nella sua totalità, mi è sembrata un’occasione per riflettere su concetti come creatività, originalità, copia, diffusione delle idee, plagio, omaggio…
Per quanto riguarda le strisce e le tavole domenicali, ho dato spazio ovviamente alla nascita degli spazi riservati ai fumetti nei quotidiani americani alla fine dell’Ottocento, alla creazione delle agenzie di distribuzione delle strisce e all’evoluzione dei fumetti da cartacei a digitali. La “sherlockizzazione” dei personaggi (cioè la trasformazione dei personaggi in detective vestendoli con mantellina e berretto deerstalker) ha riguardato quasi tutti i principali autori di strisce, da Elzie C. Segar a Chester Gould, da Floyd Gottfredson a Charles M. Schulz.
Nel paragrafo 8.7.1 proposto qui di seguito ho passato in rassegna le strisce sherlockiane presenti nella serie Peanuts di Charles M. Schulz.
**********************************************************
Sherlock Holmes nelle strisce moderne: Peanuts di Charles M. Schulz
Esistono otto strisce e una tavola domenicale della serie Peanuts di Charles M. Schulz nelle quali viene citato Sherlock Holmes.
In una tavola domenicale del 28 gennaio 1962 Frieda apostrofa Snoopy perché poltrisce anziché andare a caccia di conigli. Il cane si mette in bocca la pipa, indossa il deerstalker e si avvia quieto alla ricerca di tracce della selvaggina.
Un anno più tardi, il 24 ottobre 1963, uscì una striscia nella quale Charlie Brown paragona la lettura di un adattamento per bambini di un racconto di Sherlock Holmes al bere una bibita diluita.
Nel fumetto del 28 agosto 1964 Charlie Brown afferma che Il mastino dei Baskerville è il suo libro preferito. Non la pensa allo stesso modo Snoopy, indispettito perché il cane non ha il ruolo di protagonista.
Dal 20 al 31 agosto 1968 Schulz dedicò un ciclo di strisce alla misteriosa Lila, una ragazza che scrive una lettera a Snoopy e alla quale il cane è affezionato. Diverse strisce sono incentrate sul mistero dell’identità di Lila, che in seguito si scoprirà essere la prima padroncina di Snoopy, e sulla curiosità di Charlie Brown di sapere chi è la bambina alla quale il suo cane è così legato. Nella striscia del 27 agosto Linus dice a un Charlie Brown esasperato dalla curiosità e dalla gelosia che ha fatto un’indagine su Lila. Charlie Brown risponde: Quello di cui avevo bisogno, uno Sherlock Holmes che non sa separarsi dalla coperta.
Nella striscia del 15 aprile 1976 Marcie confeziona un nuovo cappello da baseball per Piperita Patty. Il cappello ha una doppia visiera che lo fa assomigliare al deerstalker di Sherlock Holmes. Piperita Patty, con indosso il deerstalker, risponde « Terribile, mio caro Watson!! » a Marcie che le ha chiesto un giudizio sul berretto.
Nel fumetto del 16 ottobre 1979 Charlie Brown dà a Snoopy un nuovo libro. « È uno di cui non ho mai sentito parlare », pensa Snoopy, « “Il mastino dei Beagleville ».
Il tema di due strisce pubblicate il 30 e 31 dicembre 1993 è la paura provata da Snoopy nell’ascoltare Charlie Brown che legge Il mastino dei Baskerville ad alta voce. Anche nella striscia del 28 gennaio 1994 Snoopy fa compagnia a Charlie Brown mentre legge un’avventura di Sherlock Holmes ad alta voce. In questo caso la storia è Barbaglio d’argento. Nel sentire un passo del racconto nel quale viene descritto un cane che di notte non fa nulla, Snoopy pensa che quella è la parte della storia che preferisce.
Cherles M. Schulz parlò della sua passione per Sherlock Holmes in un’intervista rilasciata a Gary Groth:
Quando ero agli ultimi anni delle superiori ero (…) un fan di Sherlock Holmes, e ho letto ogni storia di Sherlock holmes che fosse mai stata scritta. Comprai un album all’edicola. E disegnai le mie storie di Sherlock Holmes, riempiendo l’album come se fosse una grande rivista di fumetti. L’unica persona che lo abbia mai letto è stato un mio amico di nome Shermy (…) che suonava il violino, e dal quale andavo ogni tanto per sentirlo suonare. [Gary Groth (intervista a Charles M. Schulz), Schulz at 3 O’Clock in the Morning, in M. Thomas Inge (a cura di), Charles M. Schulz: Conversations, University Press of Mississippi, 2000, p. 179.]
Copertina di linusgiallo, supplemento a «Linus» n. 19 (Milano Libri, 1966). Per questa copertina è stato utilizzato un particolare della nona vignetta della tavola domenicale del 28 gennaio 1962.
A proposito dell’assimilazione della figura di Sherlock Holmes nei fumetti dei Peanuts si possono citare anche alcuni prodotti di merchandising. Nel 1974 fu trasmesso un cartone animato intitolato It’s a Mystery, Charlie Brown nel quale Snoopy e Woodstock, vestiti con deerstalker, mantellina e pipa che fa le bolle di sapone, indagano sulla scomparsa del nido dell’uccellino. Dopo avere scoperto che il nido era stato rubato da Sally per esporlo a scuola, Snoopy lo rimette sull’albero. Dai fotogrammi del cartone animato furono ricavati tra le altre cose un libro a fumetti per bambini, formato da una sequenza di immagini affiancate da testi in prosa, un fumetto abbinato a un’audiocassetta su cui era registrata una narrazione a voce della storia e un puzzle di legno. Nel puzzle, composto da tre vignette, viene riprodotta la sequenza nella quale Snoopy rimette il nido sull’albero.
Negli anni Ottanta fu prodotta una spilla con un’immagine di Snoopy vestito da Sherlock Holmes che guarda attraverso una lente d’ingrandimento e dice « Ho scoperto che ti amo ».
Copertina del fumetto It’s a Mystery, Charlie Brown con abbinata l’audiocassetta (1980). Nel blog GooGooGallery ci sono alcune immagini interne.
Naturalmente furono prodotte spille e pupazzetti di Snoopy vestito da detective. Un pupazzo molto accurato di Snoopy fu creato appositamente per una foto di scena sul set di Murder by Decree (Assassinio su commissione), un film diretto da Bob Clark nel 1979 nel quale Sherlock Holmes, interpretato da Christopher Plummer, indaga sugli omicidi di Jack lo Squartatore. Nella foto, che serviva a pubblicizzare il film, Plummer osserva Snoopy con sguardo inquisitore.
Infine a proposito dei Peanuts si può citare il fumetto amatoriale Shades of Sherlock realizzato da John Jacobson per il numero di settembre 1972 della fanzine omonima.
Etichette: articoli, novità editoriali, Peanuts, strisce tematiche
lunedì, marzo 27, 2017
Dall'11 settembre a Barack Obama di Luigi Siviero: Doonesbury
Pubblichiamo su Balloons un estratto tratto da uno studio di Luigi Siviero intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama edito nel 2013 dalla casa editrice NPE.
Nel libro sono stati presi in considerazione da molteplici punti di vista tantissimi fumetti legati ai temi degli attentati dell’11 settembre 2001, della Guerra al Terrore e dell’elezione di Barack Obama. I fumetti di cui si è occupato l’autore spaziano da L’ombra delle Torri di Art Spiegelman a Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora di Frank Miller, da Julia di Giancarlo Berardi a Afghanistan di Emmanuel Guibert, da Ultimates di Mark Millar e Bryan Hitch a I segreti del Quai d’Orsay di Abel Lanzac e Christophe Blain.
In questo ampio sguardo su fumetti tanto eterogenei legati alla storia contemporanea hanno trovato un posto di riguardo anche alcune strisce statunitensi: Doonesbury di Garry B. Trudeau, The Boondocks di Aaron McGruder, alcuni editorial cartoon di Ted Rall e di altri vignettisti politici, Beetle Bailey di Mort Walker, Opus di Berkeley Breathed e le decine di strisce nelle quali l’11 settembre 2011 è stato commemorato il decennale degli attentati.
Data la mole di fumetti incentrati sull’11 settembre e sulla Guerra al Terrore, la striscia a cui è stato dedicato più spazio nel libro è Doonesbury. Qui su Balloons vengono proposti il paragrafo 7.1, nel quale è stata fatta una panoramica sui rapporti fra Doonesbury e la Guerra al Terrore, e il paragrafo 7.2.1, incentrato sul tema del giudizio morale sull’operato dei soldati americani in Iraq. L’influenza degli avvenimenti degli anni Zero su Doonesbury è stata talmente forte e d’impatto che nel libro sono presenti altri paragrafi dedicati alle strisce di Doonesbury sull’11 settembre, alla critica di Garry B. Trudeau al linguaggio dell’amministrazione Bush, al tema del disturbo post-traumatico da stress, al conflitto arabo-israeliano, al destino delle donne kamikaze in Paradiso, ai problemi di censura e all’elezione di Barack Obama.
Per una panoramica preliminare più ampia su Doonesbury, un'immensa e interminabile saga attraverso decenni di storia americana, potete dare uno sguardo alla pagina dedicata su i Ragnacci scritta qualche anno fa da Max Olla
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Doonesbury è una striscia del fumettista statunitense Garry B. Trudeau pubblicata sui quotidiani americani dal 26 ottobre 1970. Protagonisti del fumetto sono decine di personaggi inventati da Trudeau oppure realmente esistenti. Fra i personaggi realmente esistenti ci sono i Presidenti degli Stati Uniti, dal momento che Doonesbury, oltre ad essere un fumetto nel quale vengono raccontate le vite fantastiche dei personaggi creati dall'autore, è una striscia che ha nella satira politica una delle sue principali ragioni d'essere.
Nelle ultime quattro decadi Doonesbury ha dimostrato di essere molto più di una striscia tradizionale. È una soap opera, una tragedia, una commedia, un'agenzia investigativa, un commentario politico di ampie vedute, un flagello per la presunzione e la corruzione, tutto in uno (vedi intervista a Garry B. Trudeau, Garry Trudeau: 'Doonesbury quickly became a cause of trouble', in «The Guardian», 26 ottobre 2010).
Dopo avere presentato Bush Sr. come una persona invisibile (a causa del basso profilo tenuto quando era il Vice Presidente nell'amministrazione Reagan) e Clinton come una cialda, Trudeau usò delle metafore grafiche anche per George W. Bush. Inizialmente Bush, allo stesso modo del padre, fu rappresentato come una persona invisibile che indossava un cappello da cowboy (perché era stato governatore del Texas). Dopo l'elezione a Presidente l'invisibilità fu sostituita da un asterisco. Nella tavola domenicale del 13 aprile 2003, all'indomani dell'inizio della Guerra in Iraq (20 marzo), al posto del cappello fu disegnato da Trudeau un elmo imperiale romano. In un primo momento l'elmo fu nuovo e sfavillante, ma con il passare del tempo si ammaccò e la cresta diventò sempre più spelacchiata.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 1 gennaio 2001.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 13 aprile 2003.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 8 maggio 2007.
B.D., uno dei personaggi principali della serie, andò a combattere in Iraq, dove perse la gamba in un conflitto a fuoco a Falluja e rimase talmente scosso da soffrire di disturbo post-traumatico da stress. Trudeau fu influenzato dalle notizie che giungevano da Falluja, dove si combatté un'aspra battaglia dal 4 aprile all'1 maggio 2004. La serie di strisce nella quale B.D. perde la gamba fu pubblicata dal 19 al 24 aprile 2004, quando la Prima Battaglia di Falluja era nel vivo.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 21 aprile 2004.
Copertina di «Rolling Stone» n. 954 illustrata da Garry B. Trudeau (2004).
La sottotrama di Doonesbury di Garry B. Trudeau nella quale B.D. perde una gamba in Iraq e si ammala di disturbo post-traumatico da stress può essere interpretata, oltre che come fumetto introspettivo e informativo sul male psicologico, adottando come chiave di lettura il giudizio morale che i civili tendono a dare sui soldati in guerra, specialmente in conflitti come la Guerra in Iraq che dal punto di vista politico sono difficilmente accettabili.
Tutta la sottotrama è costruita in modo che il lettore creda che B.D. soffra di disturbo post-traumatico da stress perché ha perso la gamba in combattimento. Un'impostazione del genere fa sì che il lettore tenda a simpatizzare per B.D. Solo dopo lungo tempo viene rivelato che B.D. è psicologicamente a pezzi perché, preso dal panico, ha ordinato al suo fuciliere di sparare a donne e bambini poco prima di venire gravemente ferito. Difficilmente si sarebbe creata empatia se i lettori avessero saputo immediatamente cosa era successo: probabilmente molti avrebbero pensato che B.D. sarebbe stato un mostro se non si fosse sentito male per avere fatto ammazzare persone innocenti, e che il disturbo post-traumatico da stress era un male con cui meritava di fare i conti.
Un giudizio morale di questo tipo diventa più difficile dopo avere familiarizzato con la condizione di disperazione di B.D. Io penso che la sottotrama sia stata scritta in questo modo proprio per mettere i lettori nella condizione di non dare un facile giudizio morale (che non significa assolvere B.D. per quello che ha fatto).
Il giornalista Roland Hedley si recò in Afghanistan nell'autunno del 2001, immediatamente dopo l'inizio della guerra, e visitò una caverna nella quale aveva vissuto Osama bin Laden (il ciclo di strisce inizia con queste strisce ). In seguito andò anche in Israele e Palestina a intervistare Yasser Arafat e Ariel Sharon.
Un personaggio particolarmente legato alla Guerra al Terrore è Jeff Redfern, che nel 2001 si recò in Afghanistan come stagista della CIA e in seguito seguì un corso di tortura alla Walden University.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 3 novembre 2001.
Nel 2003, poco prima dello scoppio della guerra, Zio Duke si recò in Iraq assieme a Zolletta per lucrare sul futuro conflitto. In poco tempo diventò il signore della guerra della cittadina di Al Amok e accumulò una notevole fortuna. Oltre a Bush ritratto con indosso un elmo romano, Trudeau usò anche Zio Duke per sottolineare il carattere imperiale dell'invasione americana: il personaggio, appena giunto in Iraq, indossò una tunica romana e si proclamò proconsole.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 18 marzo 2003.
A cavallo fra il 2007 e il 2008 Trudeau raccontò un altro ferimento di un militare in Iraq. Nelle strisce pubblicate dal 26 novembre all'1 dicembre e il 3 dicembre 2007 l'Humvee su cui si trovava Toggle fu colpito da un ordigno piazzato dai ribelli al lato della strada. Nei fumetti usciti dal 21 al 26 gennaio 2008 il ferito fu aviotrasportato in Germania, e nelle strisce pubblicate la settimana successiva gli furono diagnosticati trauma cranico e afasia.
La ricchezza di dettagli tecnici delle strisce dedicate al trasporto aereo del ferito spinse Bryant Jordan a intervistare Trudeau su questo specifico argomento. Il fumettista raccontò che era intenzionato a fare un volo un aereo con a bordo feriti gravi, ma che non aveva potuto farlo per mere ragioni logistiche. I permessi da richiedere erano così tanti che non avrebbe fatto in tempo ad ottenerli prima della scadenza della consegna del fumetto. Tuttavia Trudeau poté documentarsi andando nella base statunitense di Ramstein in Germania a parlare con i medici e il personale di bordo di un C-17 preposto al trasporto dei feriti.
Nella striscia del 26 gennaio 2008 un giornalista chiede ai feriti lievi che hanno viaggiato assieme a Toggle come si sono fatti male. I soldati rispondono di essersi infortunati giocando a pallavolo e frisbee. Si tratta di una gag basata sul materiale raccolto da Trudeau durante la sua visita a Ramstein:
[Bryant Jordan]: Ti ha stupito vedere quanti pazienti tornavano a casa con ferite e malattie non dovute ai combattimenti?
[Garry B. Trudeau]: Sì. Specialmente le ferite avute facendo sport. C'è un sacco di gente giovane, atletica e stressata che rimane vittima degli stessi incidenti banali che potrebbero capitare a casa. [Bryant Jordan (intervista a Garry B. Trudeau, Trudeau, Toggle and TBI - a Backstory to the 'Doonesbury' Aeromedical Flight,, 15 febbraio 2008)
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 26 gennaio 2008.
Melissa Wheeler è un altro soldato che comparve in Doonesbury negli anni della Guerra al Terrore. La prima apparizione risale a una striscia del 26 marzo 2007, nella quale viene detto che Melissa è in cura presso lo stesso centro per veterani presso il quale si reca B.D. per guarire dal disturbo post-traumatico da stress. Nei fumetti pubblicati nei giorni successivi la ragazza dice a B.D. di avere subito un trauma sessuale: l'uomo capisce immediatamente che Melissa è stata violentata da un commilitone. Il tema della violenza sessuale subita da Melissa fu ripreso da Trudeau in una serie di strisce pubblicate dal 12 al 17 e dal 19 al 24 aprile 2010 (nelle quali Melissa si confida con un'amica e collega e riceve il sostegno di una psicologa dell'esercito) e dal 4 al 9 giugno 2012 (nelle quali Melissa si reca in una scuola per parlare della sua esperienza nell'esercito; una volta sul palco focalizza la sua attenzione sul problema degli stupri subiti dalle donne nell'esercito degli Stati Uniti).
Di servizio in Afghanistan nella base aerea di Bagram, Melissa viene promossa sergente nelle strisce pubblicate dal 5 al 10 luglio 2010. In una striscia la donna dice a un commilitone « Per te è sergente Puttana, Miller! ». In un'intervista Trudeau raccontò che il dialogo era basato su una storia vera:
È ispirata da un sottufficiale che ho incontrato un paio di anni fa. Mentre prestava servizio in Afghanistan, è stata promossa sergente di fronte ai suoi compagni, e ad alcuni la cosa non era andata giù. Quando un compagno di squadra la chiamò puttana, lei rispose “Per te è sergente Puttana!”. (Michael Cavna, Behind the Lines: 'DOONESBURY's' Trudeau illuminates today's 'Sgt. Bitch' strip, in «Washington Post», 9 luglio 2010)
Nell'estate del 2001 circolò in rete un finto articolo sui QI dei Presidenti degli Stati Uniti. George W. Bush, con un QI di novantuno, esattamente la metà di quello di Bill Clinton, risultava essere il Presidente con il più basso QI di tutti i tempi. La pseudo-ricerca fu divulgata dai quotidiani «The Guardian» e «New Zealand Southland Times», oltre che da Garry B. Trudeau, che fece una tavola domenicale di Doonesbury (2 settembre 2001) basata sulla bufala. Una volta scoperto che la notizia era falsa, Trudeau ne approfittò per rincarare la dose, dicendo di essere « Profondamente dispiaciuto per avere preoccupato chiunque pensi che il Presidente sia molto intelligente » (Anonimo, Doonesbury creator falls for hoax, in «BBC», 7 settembre 2001).
Etichette: articoli, Doonesbury, novità editoriali, strisce tematiche
Iscriviti a Commenti [Atom]
























































































