venerdì, aprile 07, 2017

 

Sherlock Holmes nei Peanuts di Luigi Siviero

(Seconda parte della collaborazione con Luigi Siviero che ci presenta un estratto dedicato ai  Peanuts e Sherlock Holmes, la prima parte dedicata a Doonesbury tratta dal libro Dall'11 settembre a Barack Obama  è stata pubblicata da Balloons in questo post  )

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Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti (Prospettiva Globale – ProGlo, 2016) è un libro nel quale ho cercato di “catalogare” tutti i fumetti legati in vario modo a Sherlock Holmes. Una parte del lavoro è stata proprio quella di catalogare i fumetti: individuare e classificare quali fumetti sono stati fatti e pubblicati e da chi.
Il risultato finale non è stato un semplice elenco di fumetti su Sherlock Holmes. Innanzitutto durante la stesura il libro si è arricchito un poco alla volta di piccoli aneddoti e curiosità sparpagliati qua e là nei vari capitoli. In secondo luogo per i fumetti americani e britannici ho adottato una prospettiva storica: non mi sono limitato a catalogare i fumetti, ma ho inserito le varie opere nel quadro generale dell’evoluzione del fumetto anglosassone (una parte non indifferente del lavoro è stata capire come raggruppare i fumetti in aree omogenee). Infine la mole immensa di materiale legato a Sherlock Holmes, vista nella sua totalità, mi è sembrata un’occasione per riflettere su concetti come creatività, originalità, copia, diffusione delle idee, plagio, omaggio…
Per quanto riguarda le strisce e le tavole domenicali, ho dato spazio ovviamente alla nascita degli spazi riservati ai fumetti nei quotidiani americani alla fine dell’Ottocento, alla creazione delle agenzie di distribuzione delle strisce e all’evoluzione dei fumetti da cartacei a digitali. La “sherlockizzazione” dei personaggi (cioè la trasformazione dei personaggi in detective vestendoli con mantellina e berretto deerstalker) ha riguardato quasi tutti i principali autori di strisce, da Elzie C. Segar a Chester Gould, da Floyd Gottfredson a Charles M. Schulz.
Nel paragrafo 8.7.1 proposto qui di seguito ho passato in rassegna le strisce sherlockiane presenti nella serie Peanuts di Charles M. Schulz.

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Sherlock Holmes nelle strisce moderne: Peanuts di Charles M. Schulz

Esistono otto strisce e una tavola domenicale della serie Peanuts di Charles M. Schulz nelle quali viene citato Sherlock Holmes.
In una tavola domenicale del 28 gennaio 1962 Frieda apostrofa Snoopy perché poltrisce anziché andare a caccia di conigli. Il cane si mette in bocca la pipa, indossa il deerstalker e si avvia quieto alla ricerca di tracce della selvaggina.


Charles M. Schulz, Peanuts, 28 gennaio 1962.

Un anno più tardi, il 24 ottobre 1963, uscì una striscia nella quale Charlie Brown paragona la lettura di un adattamento per bambini di un racconto di Sherlock Holmes al bere una bibita diluita.


Charles M. Schulz, Peanuts, 24 ottobre 1963.

Nel fumetto del 28 agosto 1964 Charlie Brown afferma che Il mastino dei Baskerville è il suo libro preferito. Non la pensa allo stesso modo Snoopy, indispettito perché il cane non ha il ruolo di protagonista.


Charles M. Schulz, Peanuts, 28 agosto 1964.

Dal 20 al 31 agosto 1968 Schulz dedicò un ciclo di strisce alla misteriosa Lila, una ragazza che scrive una lettera a Snoopy e alla quale il cane è affezionato. Diverse strisce sono incentrate sul mistero dell’identità di Lila, che in seguito si scoprirà essere la prima padroncina di Snoopy, e sulla curiosità di Charlie Brown di sapere chi è la bambina alla quale il suo cane è così legato. Nella striscia del 27 agosto Linus dice a un Charlie Brown esasperato dalla curiosità e dalla gelosia che ha fatto un’indagine su Lila. Charlie Brown risponde: Quello di cui avevo bisogno, uno Sherlock Holmes che non sa separarsi dalla coperta.


Charles M. Schulz, Peanuts, 27 agosto 1968.

Nella striscia del 15 aprile 1976 Marcie confeziona un nuovo cappello da baseball per Piperita Patty. Il cappello ha una doppia visiera che lo fa assomigliare al deerstalker di Sherlock Holmes. Piperita Patty, con indosso il deerstalker, risponde « Terribile, mio caro Watson!! » a Marcie che le ha chiesto un giudizio sul berretto.


Charles M. Schulz, Peanuts, 15 aprile 1976.

Nel fumetto del 16 ottobre 1979 Charlie Brown dà a Snoopy un nuovo libro. « È uno di cui non ho mai sentito parlare », pensa Snoopy, « “Il mastino dei Beagleville ».


Charles M. Schulz, Peanuts, 16 ottobre 1979.

Il tema di due strisce pubblicate il 30 e 31 dicembre 1993 è la paura provata da Snoopy nell’ascoltare Charlie Brown che legge Il mastino dei Baskerville ad alta voce. Anche nella striscia del 28 gennaio 1994 Snoopy fa compagnia a Charlie Brown mentre legge un’avventura di Sherlock Holmes ad alta voce. In questo caso la storia è Barbaglio d’argento. Nel sentire un passo del racconto nel quale viene descritto un cane che di notte non fa nulla, Snoopy pensa che quella è la parte della storia che preferisce.


Charles M. Schulz, Peanuts, 30 dicembre 1993.


Charles M. Schulz, Peanuts, 31 dicembre 1993.


Charles M. Schulz, Peanuts, 28 gennaio 1994.

Cherles M. Schulz parlò della sua passione per Sherlock Holmes in un’intervista rilasciata a Gary Groth:
Quando ero agli ultimi anni delle superiori ero (…) un fan di Sherlock Holmes, e ho letto ogni storia di Sherlock holmes che fosse mai stata scritta. Comprai un album all’edicola. E disegnai le mie storie di Sherlock Holmes, riempiendo l’album come se fosse una grande rivista di fumetti. L’unica persona che lo abbia mai letto è stato un mio amico di nome Shermy (…) che suonava il violino, e dal quale andavo ogni tanto per sentirlo suonare. [Gary Groth (intervista a Charles M. Schulz), Schulz at 3 O’Clock in the Morning, in M. Thomas Inge (a cura di), Charles M. Schulz: Conversations, University Press of Mississippi, 2000, p. 179.]


Copertina di linusgiallo, supplemento a «Linus» n. 19 (Milano Libri, 1966). Per questa copertina è stato utilizzato un particolare della nona vignetta della tavola domenicale del 28 gennaio 1962.

A proposito dell’assimilazione della figura di Sherlock Holmes nei fumetti dei Peanuts si possono citare anche alcuni prodotti di merchandising. Nel 1974 fu trasmesso un cartone animato intitolato It’s a Mystery, Charlie Brown nel quale Snoopy e Woodstock, vestiti con deerstalker, mantellina e pipa che fa le bolle di sapone, indagano sulla scomparsa del nido dell’uccellino. Dopo avere scoperto che il nido era stato rubato da Sally per esporlo a scuola, Snoopy lo rimette sull’albero. Dai fotogrammi del cartone animato furono ricavati tra le altre cose un libro a fumetti per bambini, formato da una sequenza di immagini affiancate da testi in prosa, un fumetto abbinato a un’audiocassetta su cui era registrata una narrazione a voce della storia e un puzzle di legno. Nel puzzle, composto da tre vignette, viene riprodotta la sequenza nella quale Snoopy rimette il nido sull’albero.
Negli anni Ottanta fu prodotta una spilla con un’immagine di Snoopy vestito da Sherlock Holmes che guarda attraverso una lente d’ingrandimento e dice « Ho scoperto che ti amo ».


Fotogramma di It’s a Mystery, Charlie Brown.


Il puzzle di legno 


Copertina di It’s a Mystery, Charlie Brown (Scholastic, 1975).

Copertina del fumetto It’s a Mystery, Charlie Brown con abbinata l’audiocassetta (1980). Nel blog GooGooGallery ci sono alcune immagini interne.

Naturalmente furono prodotte spille e pupazzetti di Snoopy vestito da detective. Un pupazzo molto accurato di Snoopy fu creato appositamente per una foto di scena sul set di Murder by Decree (Assassinio su commissione), un film diretto da Bob Clark nel 1979 nel quale Sherlock Holmes, interpretato da Christopher Plummer, indaga sugli omicidi di Jack lo Squartatore. Nella foto, che serviva a pubblicizzare il film, Plummer osserva Snoopy con sguardo inquisitore.


Christopher Plummer e Snoopy.

Infine a proposito dei Peanuts si può citare il fumetto amatoriale Shades of Sherlock realizzato da John Jacobson per il numero di settembre 1972 della fanzine omonima.



John Jacobson, Shades of Sherlock.


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Luigi Siviero è nato a Trento il 6 giugno 1977. Laureato in giurisprudenza. È un appassionato cultore e studioso del mondo del fumetto ma ama spaziare con la sua scrittura anche nel racconto e nella poesia. Tra i suoi lavori segnaliamo Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l'incubo (Edizioni NPE), il breve saggio Analisi del fumetto. La composizione delle coppie di tavole (Abigail Press, 2007), il fumetto sperimentale (C6H10O5)n (Abigail Press, 2009), il recente Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti (ProGlo – Prospettiva Globale), una monumentale catalogazione sistematica dei fumetti legati a Sherlock Holmes usciti in tutto il mondo dalla fine dell'Ottocento al 2016. Nel 2016 ha vinto il Premio Fogazzaro nella sezione Microletteratura e social network – Premio speciale umorismo.







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lunedì, marzo 21, 2011

 

Peanuts senza Schulz?



Circolano strane voci su nuovi Peanuts. Rimbalzano nei tanti forum e blog dedicati al culto dell'immensa opera di Schulz. Un'etichetta editoriale detentrice di diritti di riproduzione del vecchio materiale fa circolare immagini equivoche della copertina di un nuovo album di comics in una collana dedicata ai ragazzini. Si pensa vogliano tirare fuori dei nuovi contenuti basati sugli antichi personaggi, aggirando in qualche modo quanto stabilito da Schulz prima della scomparsa: i Peanuts finivano con lui. Forse in tanti hanno preso questa statuizione come un'autoritaria e gelosa disposizione testamentaria. In realtà non era gran che necessaria e tra poco capiremo perché.
Un'operazione nuovi Peanuts è discutibile dal punto di vista creativo ma si sa che il denaro non dorme mai. Voci, solo ipotesi per ora, probabilmente senza seguito come tante. Ma nelle discussioni originate dai bisbigli un punto sollevato è interessante: perché stracciarsi le vesti, in fondo è già successo con Schulz in vita. Come? Prego, di che state parlando? Un punto è sempre stato fermo per tutti noi Peanutsiani storici: a differenza di altre strip realizzate a catena di montaggio (Hart con B.C. aveva una corte di sceneggiatori, tante sono passate di mano e hanno avuto inchiostratori, disegnatori e soprattutto ideatori diversi) Schulz ideava e costruiva da solo le tavole. Dall'inizio alla fine. In tutte non solo scrittura e disegno ma anche inchiostrazione e lettering arrivavano dalla sua mano.
L'affermazione non è del tutto vera. Abbiamo seguito i fili della discussione andando a scovare delle tavole targate a tutti gli effetti Peanuts ma non ideate e non disegnate da Schulz.



Da dove arrivano? È vero che tutti i Peanuts distribuiti nei quotidiani nella forma classica striscia o in quella domenicale provengono esclusivamente da Schulz. Ma durante gli anni '50 e l'inizio dei '60 i Peanuts non furono pubblicati solo nella forma "newspaper strip", striscia da giornale ma anche negli album di fumetti, i "comic book", territorio di solito abituale dei supereroi, gente come Superman and Captain America (sotto uno dei comic book dove apparvero i Peanuts).


All'inizio erano solo ristampe di quanto già era andato nei quotidiani. Poi la banda di Charlie Brown venne sviluppata in quegli album come soggetto autonomo, con storielle un po' più lunghe. Agli occhi dei lettori più attenti e appassionati apparve subito chiaro che qualcun altro stava facendo il lavoro. Schulz fu presto scontento del risultato, qualche volta intervenne di persona e poi si affidò al suo più stretto collaboratore e amico Jim Sasseville. Di quest'ultimo abbiamo fatto conoscenza in Italia quando la serie di vignette "È solo un gioco" (It's only a Game) - da lui disegnata ma progettata da Schulz - è stata pubblicata dalla Free Books con traduzione e adattamento di Luca Boschi (ve ne abbiamo parlato in un precedente post come divertente fantascenario di Peanuts adulti).
Tutto questo è raccontato dallo stesso Jim Sasseville in un articolo dal titolo "
The Ghost in the (Peanuts) Machine" (il fantasma nella macchina dei Peanuts) e in un'intervista da Dale Hale altro disegnatore che sostituì Schulz (rinviamo a questi link chi avesse curiosità di più dettagli sulle vicende di queste tavole).


Le tavole non disegnate da Schulz sono interessanti non tanto per il viziaccio di fare gossip su un buco nero nell'opera immensa di un autore, di scavare nel passato dopo la sua scomparsa. Non è quello il punto. Rivelano - come in un negativo - il rapporto intimo dell'autore con la propria creatura, in che modo quel meccanismo delicato e originale funzionasse solo nella sua testa e nelle sue mani. Schulz era palesemente a disagio con queste strisce: mai compariranno nelle centinaia di riedizioni e raccolte pubblicati, mai saranno citate nelle storie ufficiali e negli aneddoti. Agli occhi di chi abbia un minimo di familiarità con i Peanuts appaiono come taroccate, anche quelle del fidato Sasseville. Qualcosa suona subito falso o improprio. Il minimalismo dei Peanuts sembrerebbe molto semplice e perciò riproducibile. E invece non è così, non era così, neppure per il più stretto dei suoi collaboratori di quell'epoca. L'assistente Dale Hale rese bene l'idea dicendo "
The magic of his thing is the simplicity, and the simpler something is, the harder it is to copy." (La magia del suo lavoro è la semplicità e più semplice è qualcosa, più difficile è da copiare).
Beh, sotto questo aspetto va detto anche che tutti i gadget erano alquanto orribili ma soprattutto nelle
trasposizioni in TV i personaggi apparivano snaturati.
Non è comune e non è da tutti questo stretto rapporto con la propria opera e il proprio soggetto. Abbiamo mille esempi anche fuori dal mondo del fumetto di personaggi o soggetti seriali gestibili da altre mani. Non i Peanuts. Schulz era i Peanuts.
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Nell'articolo uscito qui su Balloons per il decennale della scomparsa di Schulz, "Cosa rimane dei Peanuts", ho manifestato l'idea che ormai i Peanuts debbano essere lasciati in pace, magari persino tolti dallo stato di striscia zombie, ripubblicata ancora su quotidiani e riviste come se nulla fosse. Lasciamoli nell'olimpo delle grandi raccolte, dedicando loro ogni tanto tributi splendidi come questo gentilmente concessoci da Deco.

Deco Inkspinster - tributo per il decennale della fine dei Peanuts

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sabato, febbraio 13, 2010

 

13 Febbraio 2000 - Peanuts - L'artigiano Schulz

Per concludere, pensiamo sia bello ricordare Schulz per quello che era. Un artigiano delle comic strip. La sequenza che riportiamo descrive il suo processo creativo, il "making of" quotidiano. È tratta dal Peanuts Jubilee edito da Rizzoli nel 1976 (grazie al lettore che ci ha segnalato l'esistenza della edizione italiana, per altro piuttosto rara, visto che si trattava di copie numerate e viste le quotazioni). Appare uno Schulz nel mezzo del cammin della sua vita creativa. Lo mandiamo in soggettiva, lasciando alle sue parole la sintetica descrizione delle fasi.



VEDI E LEGGI TUTTA LA SEQUENZA CREATIVA DI SCHULZ......


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venerdì, febbraio 12, 2010

 

13 Febbraio 2000 - Peanuts - Pino Creanza

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13 Febbraio 2000 - Peanuts - Scapigliati

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13 Febbraio 2000 - Peanuts - Deco

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13 Febbraio 2000 - Cosa rimane dei Peanuts?

[le strisce tributo che accompagnano questo articolo sono di Cavezzali, Sauro Ciantini, Lele Corvi, Deco]

Cosa rimane dei Peanuts? Verrebbe prima comunque da farsi un'altra domanda. Ma sono davvero andati via dopo la fine della serie il 13 febbraio del 2000 e dopo la morte di Schulz? Perché sfogliando i giornali in giro per il mondo, molti quotidiani, il mensile Linus in Italia, osserviamo che continuano a essere pubblicati puntualmente, ogni giorno, settimana, mese, come se niente fosse accaduto. Nel gergo dei "recensori appassionati specialisti cultori" delle comic strip (esiste questa categoria, saremo circa 31 in tutto il mondo) si usa l'espressione "strisce zombie", ovviamente chiamate così perché continuano a camminare sui fogli della stampa anche dopo la fine. Un altro celebre esempio è dato da Calvin & Hobbes, per altro diffusa solo fuori dagli States in seguito alla girata di palle di Watterson contro i syndicate americani.




Abbiamo sentito un vuoto allo stomaco alla scomparsa di Schulz. Le sue disposizioni vietavano il passaggio della serie nelle mani di altri disegnatori o sceneggiatori. E forse è stato un bene, i Peanutsiani sono un popolo raffinato, niente a che vedere con quei lettori bocca buona di Blondie che pur di avere la pappa famigliare non hanno mai fatto storie per i cambi di mano. Noi, i Linusiani, avremmo avuto il fucile pronto ( per chi conosce la storia delle comic strip c'è un precedente famoso in tema: Pogo di Walt Kelly, considerata svaporata e senza anima quando per breve tempo passò di mano dopo la sua scomparsa).

Per chi li ha amati dall'infanzia i Peanuts erano una presenza costante, accompagnava tutta la vita, sui diari, nelle piccole raccolte tascabili. Ricordiamo lo zio e l'innamorata che ce li aveva fatti conoscere. Le magliette, le tazze, le spille. Le ristampe in piccole edizioni economiche BUR da leggere sotto l'ombrellone e in treno. Snoopy che appariva ovunque a dire la sua. La copertina di Linus entrata nei nostri modi di pensare e dire. Erano davvero la striscia universale, anche il caprone più indifferente e ostile ai fumetti sapeva qualcosa di loro. Il paradigma della striscia. Centinaia di autori hanno coltivato le loro matite su quel modello tanto da non avere più ora consapevolezza di quante influenze li abbiano impregnati.

E invece no, il vuoto non è arrivato. La bellezza di 21.010 tavole disegnate in 50 anni ha permesso un disinvolto riciclo continuo in questi dieci anni. Tanto non c'era umano, per quanto appassionato, in grado di ricordarle tutte. E chi mai protesterebbe dicendo questa l'ho vista venti anni fa. E poi ancora: raccolte, riedizioni, "il meglio di" oppure integrali per annata, tematiche, serie oro, libri dedica, un'orgia editoriale. Schulz aveva conquistato almeno tre generazioni diverse in quei 50 anni, dalle camicette e maglioncini stile American graffiti, ai sessantottini, fino agli edonisti arrivati dopo. Tutta gente con soldi per comprare libri ora. E gli editori lo sanno.




Schulz aveva creato un congegno infinito. Ogni giorno a quel suo tavolo da disegno, alla stessa ora, stesse matite e pennini, stesse procedure. Il carillon partiva, i personaggi avevano una personalità talmente forte che comunque qualcosa veniva fuori. Qualche volta ripetitivo, quante volte abbiamo visto stiracchiare con abilità da mestierante i voli di Woodstock sulla cuccia: i trucchi della professione, leggi tormentoni, non gli mancavano. Avrebbe potuto continuare per altri vent'anni se la salute avesse retto. Avrebbe potuto smettere vent'anni prima e niente sarebbe cambiato. Lo so, l'ho detta grossa. Venti forse no, ma gli ultimi dieci potreste toglierli tranquillamente. I Peanuts sono stati grandissimi, ma già a metà degli anni '80 erano arrivate almeno un paio di strisce, Bloom County e Calvin & Hobbes, che avevano assorbito gli insegnamenti del modello di Schulz e lo superavano quanto a creatività, imprevedibilità, umorismo.
Del resto le opinioni sulla creatività, la stessa filosofia sul continuare in eterno una strip, sono molto diverse tra i grandi autori. E le comic strip sono bestie strane. Non sono come un libro, un film o un disco, o come una storia a fumetti se volete. Non hanno un inizio e soprattutto una fine, non chiudi la copertina e c'è un termine. Sono un mondo parallelo che l'autore inventa e vanno avanti con un ritmo quotidiano, settimanale. C'è chi ha detto basta dopo soli dieci anni, come Watterson. Perfetto così, voglio mantenere il ricordo immacolato, non voglio cadere schiavo della ripetitività o dei miei personaggi anche se torneranno a parlarmi la notte qualche volta, non posso crescere di più con il disegno perché quelli sono gli spazi, per altro sempre più miniaturizzati, che la stampa dedica al genere. E non c'è verso di tornare indietro, per quanto i fan si lagnino. Così è stato anche per il pinguino Opus di Berkeley Breathed, pur con alterne vicende e qualche ritorno.




Che è successo in questo decennio? Un po' ve ne abbiamo dato conto in questi anni di Balloons. C'è chi ha tentato di frugare nell'immondezza e ha scoperto "il lato oscuro dei Peanuts". Affondando il coltello nella vita privata e collegandola a tutta una serie ben precisa di tavole si è scoperto il lato melanconico di Schulz. Descrivendolo come cupo, ansioso, preda di depressioni feroci e attacchi di panico. Scoperto? Non serviva un corso di psicologia per capire che da qualche parte doveva pure venire quella caratterizzazione dei suoi bambini, con le loro solitudini, tristezze, amarezze, velate sotto un umorismo poetico e delicato. La striscia poi è sempre stata perfida, cattivissima, molto più di un qualsiasi Dylan Dog, di una malvagità psicologica fredda e persecutoria, ben celata sotto poesia e filosofia. O davvero pensate che per rappresentare la crudeltà servano visioni splatter e parolacce, volgarità e teste mozzate? La biografia tenebrosa si spinge ben oltre ipotizzando sulle sue relazioni con il mondo femminile. Se vi capita lasciate perdere. Comunque non ci interessa l'autore e nemmeno i suoi demoni, ma come li racconta. E poi, vogliamo dirla tutta? Schulz non era roba da "santo subito", aveva i suoi bravi cocci, un matrimonio fallito, frustrazioni, vicende di vita come tutti, amava il denaro. A differenza di Watterson, si è ben guardato dall'opporsi alla commercializzazione selvaggia dei Peanuts con gadget e film. I Peanuts erano e sono ancora una bella macchina sforna soldi.

Altri ancora hanno scandagliato in nuovi angoli. Comprensibile, con un colosso come Schulz. Hanno riesumato
gli antichi antenati Li'l Folks e fin qui ci stava. Hanno poi scoperto come sarebbero apparsi i Peanuts da adulti, la natura filosofica della strip (ma va?) fino ad ipotizzare un rapporto con l'esistenzialismo, alcuni misteri sulla Miss Othmar (la maestra di Linus), gli Unseen Peanuts, quelli mai visti, tagliati fuori dalle pubblicazioni ufficiali perché bocciati o mal riusciti.

L'United Features, il syndicate, quello che doveva essere più geloso e attaccato alla pecunia ha tirato fuori l'unica azione davvero seria, senza timori economici,
liberando gli archivi in rete. Facciamoli vedere tutti e a tutti i Peanuts, se mai si troverà qualcuno che li leggerà davanti a un monitor in rete dalla prima strip del 1950 all'ultima del 2000.



Cosa rimane dei Peanuts? Resta la verità dei personaggi, immortale nei nostri pensieri. La verità dell'ansia di Charlie Brown, per esempio, uno specchio della nostra. Restano gli insegnamenti di Schulz per gli autori suoi eredi: "Per un fumettista è estremamente importante essere un osservatore. Non solo deve osservare le strane cose che fa la gente e ascoltare quel che dice, ma deve essere anche un osservatore razionale dell'apparenza degli oggetti intorno a lui". Resta la verità ma anche la sospensione magica dell'incredulità quando un cane dorme e scrive a macchina sul tetto spiovente di una cuccia. I Peanuts erano tutto questo assieme.
I Peanuts che valore hanno oggi? Stanno su quello stretto confine tra vecchio e classico. È forse ancora presto per dirlo. Sono messi molto bene per la seconda opzione, quella della classicità, del valore senza tempo, come Mozart e Beatles, come i paperi e topi di Disney. Dipende da quanto saranno apprezzati dalle nuove generazioni. Se quella splendida miscela di umorismo, poesia, filosofia, disegno minimale espressivo saprà dire qualcosa anche a qualche prossimo lattante alfabetizzato, se sapranno conquistarlo fino a non poterne far a meno come è capitato a noi, allora sì, saranno un classico. Combattono la stessa nostra battaglia per la salvezza di un genere di fumetto bellissimo, quello che ha dato origine a tutti gli altri, il più popolare e universale quanto a lettori. E per questo non ci stancheremo mai di proporli.
Allo stesso tempo serve liberarsi del loro retaggio, soprattutto dei rimpianti del passato, di quello stato di striscia zombie che fa tanto "ah, le strisce di una volta, quelle sì che erano belle". Schulz non ne ha più bisogno per assurgere all'empireo. Diamo ai Peanuts il loro posto nell'olimpo delle raccolte, assieme alle altre serie divine del secolo scorso, Krazy Kat, Little Nemo, Pogo, B.C. e tanti altri. A nessuno salta in mente di riproporre il magnifico Popeye tutti i giorni, spazio allora su quotidiani e periodici alle nuove strip creative. Ce ne sono, nel mondo e in Italia, il genere è vitale come sempre. Elaboriamo il lutto per la fine dei Peanuts e di Calvin & Hobbes, noi lettori, la critica fumettistica, gli autori, gli editori.

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giovedì, febbraio 11, 2010

 

13 Febbraio 2000 - Peanuts - Persichetti Bros

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13 febbraio 2000 - Peanuts - Cius

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mercoledì, febbraio 10, 2010

 

13 febbraio 2000 - Peanuts - Ciantini

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13 febbraio 2000 - Peanuts - Cavezzali

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martedì, febbraio 09, 2010

 

13 febbraio 2000 - Peanuts - Lele Corvi


N.B. L'isolotto del naufrago delle mie strisce è nato proprio prendendo spunto dal monte di lancio di Charlie Brown

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13 febbraio 2000 - L'addio ai Peanuts


Dieci anni fa. L'ultima tavola dei Peanuts fu pubblicata il 13 febbraio del 2000. Era una domenicale.
Conteneva il saluto ai lettori ma soprattutto ai personaggi.
Già alcuni giorni prima era uscita l'ultima giornaliera.

I protagonisti dei cartoni non invecchiano. I loro autori invece si. Schulz, gravemente ammalato, forse ormai consapevole della fine, poco prima della morte aveva già decretato la fine della saga con la pubblicazione delle ultime strisce rimaste nel cassetto. Come tutti i cartoonist professionisti - e lui era un perfezionista metodico - era avanti con il lavoro di consegna al suo syndicate.


Schulz se ne andò proprio quella notte tra il sabato 12 febbraio e la domenica 13. Mera concomitanza o segno del destino, la coincidenza della pubblicazione dell'addio con la scomparsa del loro autore ha esaltato la leggenda.

In occasione di questo decennale gli autori di Balloons proporranno in questi giorni alcune tavole tributo.

Vogliamo ricordarlo anche con qualche articolo. Proponendo qui una scheda di presentazione dei Peanuts scritta dieci anni fa e ora parzialmente riveduta.
L'accompagniamo con alcuni schizzi. Strisce dei Peanuts potete trovarne dovunque, ormai da più di un anno su
comics.com è poi possibile vedere tutto l'archivio. Questi raccontano di più sull'arte di Schulz. Scriveva in una raccolta celebrativa del venticinquennale (Peanuts Jubilee, edizioni Penguin Books, 1975, mai uscita in Italia per quel che sappiamo): "These little pencil sketches are made on a small pad of white paper and are probably the best thing I do. It is a pity that the freshness is lost when they are translated to the comic page" ("Questi piccoli schizzi a matita sono disegnati su un blocchetto di carta bianca e sono probabilmente le cose migliori che faccio. È un peccato che la loro freschezza si perda quando sono riportati nella versione per la pagina dei comics").

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO QUI......

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