sabato, febbraio 13, 2010
13 Febbraio 2000 - Peanuts - L'artigiano Schulz

Per concludere, pensiamo sia bello ricordare Schulz per quello che era. Un artigiano delle comic strip. La sequenza che riportiamo descrive il suo processo creativo, il "making of" quotidiano. È tratta dal Peanuts Jubilee edito da Rizzoli nel 1976 (grazie al lettore che ci ha segnalato l'esistenza della edizione italiana, per altro piuttosto rara, visto che si trattava di copie numerate e viste le quotazioni). Appare uno Schulz nel mezzo del cammin della sua vita creativa. Lo mandiamo in soggettiva, lasciando alle sue parole la sintetica descrizione delle fasi.
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La prima cosa che faccio è abbozzare i dialoghi, di solito in un lettering così rozzo che l'unico in grado di leggerlo sono io. Il principale proposito in questa fase è ottenere la giusta spaziatura tra le parole. Il passo successivo è tracciare le linee guida dei quadretti. Il lettering completo viene poi realizzato con un pennarello C5. Questo viene fatto prima perché quello che viene detto è molto importante ed è più facile adattare a questo le figure, le espressioni o lo sfondo piuttosto che modificare il lettering

Il passo successivo è tracciare le linee guida dei quadretti. Il lettering completo viene poi realizzato con un pennarello C5.


La posa e l'espressione del personaggio nell'ultima vignetta è di solito quella che comunica l'idea, quindi spesso questa è schizzata per prima per essere certo che quel punto di vista verrà fuori. Alcune volte inchiostro per primo l'ultimo quadretto ma in questo caso sono partito dalla prima vignetta e ho lavorato in sequenza.




Dopo il completamento dell'intera striscia ho notato che avrebbe funzionato meglio mostrando alcune patatine fritte che sporgevano dal contenitore, così sono tornato indietro e le ho aggiunte nei primi tre quadretti.

Una volta che la strip è terminata di solito firmo in uno degli angoli dell'ultimo quadretto, poi c'è l'importantissimo adesivo del copyright incollato in uno spazio che non dia nell'occhio

Tutte le linee a matita sono poi cancellate e la strip è finalmente pronta per unirsi al gruppo che quella settimana sarà inviata via posta a New York.

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venerdì, febbraio 12, 2010
13 Febbraio 2000 - Peanuts - Pino Creanza
13 Febbraio 2000 - Peanuts - Scapigliati
13 Febbraio 2000 - Peanuts - Deco
13 Febbraio 2000 - Cosa rimane dei Peanuts?
Cosa rimane dei Peanuts? Verrebbe prima comunque da farsi un'altra domanda. Ma sono davvero andati via dopo la fine della serie il 13 febbraio del 2000 e dopo la morte di Schulz? Perché sfogliando i giornali in giro per il mondo, molti quotidiani, il mensile Linus in Italia, osserviamo che continuano a essere pubblicati puntualmente, ogni giorno, settimana, mese, come se niente fosse accaduto. Nel gergo dei "recensori appassionati specialisti cultori" delle comic strip (esiste questa categoria, saremo circa 31 in tutto il mondo) si usa l'espressione "strisce zombie", ovviamente chiamate così perché continuano a camminare sui fogli della stampa anche dopo la fine. Un altro celebre esempio è dato da Calvin & Hobbes, per altro diffusa solo fuori dagli States in seguito alla girata di palle di Watterson contro i syndicate americani.
Abbiamo sentito un vuoto allo stomaco alla scomparsa di Schulz. Le sue disposizioni vietavano il passaggio della serie nelle mani di altri disegnatori o sceneggiatori. E forse è stato un bene, i Peanutsiani sono un popolo raffinato, niente a che vedere con quei lettori bocca buona di Blondie che pur di avere la pappa famigliare non hanno mai fatto storie per i cambi di mano. Noi, i Linusiani, avremmo avuto il fucile pronto ( per chi conosce la storia delle comic strip c'è un precedente famoso in tema: Pogo di Walt Kelly, considerata svaporata e senza anima quando per breve tempo passò di mano dopo la sua scomparsa).
Per chi li ha amati dall'infanzia i Peanuts erano una presenza costante, accompagnava tutta la vita, sui diari, nelle piccole raccolte tascabili. Ricordiamo lo zio e l'innamorata che ce li aveva fatti conoscere. Le magliette, le tazze, le spille. Le ristampe in piccole edizioni economiche BUR da leggere sotto l'ombrellone e in treno. Snoopy che appariva ovunque a dire la sua. La copertina di Linus entrata nei nostri modi di pensare e dire. Erano davvero la striscia universale, anche il caprone più indifferente e ostile ai fumetti sapeva qualcosa di loro. Il paradigma della striscia. Centinaia di autori hanno coltivato le loro matite su quel modello tanto da non avere più ora consapevolezza di quante influenze li abbiano impregnati.
E invece no, il vuoto non è arrivato. La bellezza di 21.010 tavole disegnate in 50 anni ha permesso un disinvolto riciclo continuo in questi dieci anni. Tanto non c'era umano, per quanto appassionato, in grado di ricordarle tutte. E chi mai protesterebbe dicendo questa l'ho vista venti anni fa. E poi ancora: raccolte, riedizioni, "il meglio di" oppure integrali per annata, tematiche, serie oro, libri dedica, un'orgia editoriale. Schulz aveva conquistato almeno tre generazioni diverse in quei 50 anni, dalle camicette e maglioncini stile American graffiti, ai sessantottini, fino agli edonisti arrivati dopo. Tutta gente con soldi per comprare libri ora. E gli editori lo sanno.
Schulz aveva creato un congegno infinito. Ogni giorno a quel suo tavolo da disegno, alla stessa ora, stesse matite e pennini, stesse procedure. Il carillon partiva, i personaggi avevano una personalità talmente forte che comunque qualcosa veniva fuori. Qualche volta ripetitivo, quante volte abbiamo visto stiracchiare con abilità da mestierante i voli di Woodstock sulla cuccia: i trucchi della professione, leggi tormentoni, non gli mancavano. Avrebbe potuto continuare per altri vent'anni se la salute avesse retto. Avrebbe potuto smettere vent'anni prima e niente sarebbe cambiato. Lo so, l'ho detta grossa. Venti forse no, ma gli ultimi dieci potreste toglierli tranquillamente. I Peanuts sono stati grandissimi, ma già a metà degli anni '80 erano arrivate almeno un paio di strisce, Bloom County e Calvin & Hobbes, che avevano assorbito gli insegnamenti del modello di Schulz e lo superavano quanto a creatività, imprevedibilità, umorismo.
Del resto le opinioni sulla creatività, la stessa filosofia sul continuare in eterno una strip, sono molto diverse tra i grandi autori. E le comic strip sono bestie strane. Non sono come un libro, un film o un disco, o come una storia a fumetti se volete. Non hanno un inizio e soprattutto una fine, non chiudi la copertina e c'è un termine. Sono un mondo parallelo che l'autore inventa e vanno avanti con un ritmo quotidiano, settimanale. C'è chi ha detto basta dopo soli dieci anni, come Watterson. Perfetto così, voglio mantenere il ricordo immacolato, non voglio cadere schiavo della ripetitività o dei miei personaggi anche se torneranno a parlarmi la notte qualche volta, non posso crescere di più con il disegno perché quelli sono gli spazi, per altro sempre più miniaturizzati, che la stampa dedica al genere. E non c'è verso di tornare indietro, per quanto i fan si lagnino. Così è stato anche per il pinguino Opus di Berkeley Breathed, pur con alterne vicende e qualche ritorno.
Che è successo in questo decennio? Un po' ve ne abbiamo dato conto in questi anni di Balloons. C'è chi ha tentato di frugare nell'immondezza e ha scoperto "il lato oscuro dei Peanuts". Affondando il coltello nella vita privata e collegandola a tutta una serie ben precisa di tavole si è scoperto il lato melanconico di Schulz. Descrivendolo come cupo, ansioso, preda di depressioni feroci e attacchi di panico. Scoperto? Non serviva un corso di psicologia per capire che da qualche parte doveva pure venire quella caratterizzazione dei suoi bambini, con le loro solitudini, tristezze, amarezze, velate sotto un umorismo poetico e delicato. La striscia poi è sempre stata perfida, cattivissima, molto più di un qualsiasi Dylan Dog, di una malvagità psicologica fredda e persecutoria, ben celata sotto poesia e filosofia. O davvero pensate che per rappresentare la crudeltà servano visioni splatter e parolacce, volgarità e teste mozzate? La biografia tenebrosa si spinge ben oltre ipotizzando sulle sue relazioni con il mondo femminile. Se vi capita lasciate perdere. Comunque non ci interessa l'autore e nemmeno i suoi demoni, ma come li racconta. E poi, vogliamo dirla tutta? Schulz non era roba da "santo subito", aveva i suoi bravi cocci, un matrimonio fallito, frustrazioni, vicende di vita come tutti, amava il denaro. A differenza di Watterson, si è ben guardato dall'opporsi alla commercializzazione selvaggia dei Peanuts con gadget e film. I Peanuts erano e sono ancora una bella macchina sforna soldi.
Altri ancora hanno scandagliato in nuovi angoli. Comprensibile, con un colosso come Schulz. Hanno riesumato gli antichi antenati Li'l Folks e fin qui ci stava. Hanno poi scoperto come sarebbero apparsi i Peanuts da adulti, la natura filosofica della strip (ma va?) fino ad ipotizzare un rapporto con l'esistenzialismo, alcuni misteri sulla Miss Othmar (la maestra di Linus), gli Unseen Peanuts, quelli mai visti, tagliati fuori dalle pubblicazioni ufficiali perché bocciati o mal riusciti.
L'United Features, il syndicate, quello che doveva essere più geloso e attaccato alla pecunia ha tirato fuori l'unica azione davvero seria, senza timori economici, liberando gli archivi in rete. Facciamoli vedere tutti e a tutti i Peanuts, se mai si troverà qualcuno che li leggerà davanti a un monitor in rete dalla prima strip del 1950 all'ultima del 2000.
Cosa rimane dei Peanuts? Resta la verità dei personaggi, immortale nei nostri pensieri. La verità dell'ansia di Charlie Brown, per esempio, uno specchio della nostra. Restano gli insegnamenti di Schulz per gli autori suoi eredi: "Per un fumettista è estremamente importante essere un osservatore. Non solo deve osservare le strane cose che fa la gente e ascoltare quel che dice, ma deve essere anche un osservatore razionale dell'apparenza degli oggetti intorno a lui". Resta la verità ma anche la sospensione magica dell'incredulità quando un cane dorme e scrive a macchina sul tetto spiovente di una cuccia. I Peanuts erano tutto questo assieme.
I Peanuts che valore hanno oggi? Stanno su quello stretto confine tra vecchio e classico. È forse ancora presto per dirlo. Sono messi molto bene per la seconda opzione, quella della classicità, del valore senza tempo, come Mozart e Beatles, come i paperi e topi di Disney. Dipende da quanto saranno apprezzati dalle nuove generazioni. Se quella splendida miscela di umorismo, poesia, filosofia, disegno minimale espressivo saprà dire qualcosa anche a qualche prossimo lattante alfabetizzato, se sapranno conquistarlo fino a non poterne far a meno come è capitato a noi, allora sì, saranno un classico. Combattono la stessa nostra battaglia per la salvezza di un genere di fumetto bellissimo, quello che ha dato origine a tutti gli altri, il più popolare e universale quanto a lettori. E per questo non ci stancheremo mai di proporli.
Allo stesso tempo serve liberarsi del loro retaggio, soprattutto dei rimpianti del passato, di quello stato di striscia zombie che fa tanto "ah, le strisce di una volta, quelle sì che erano belle". Schulz non ne ha più bisogno per assurgere all'empireo. Diamo ai Peanuts il loro posto nell'olimpo delle raccolte, assieme alle altre serie divine del secolo scorso, Krazy Kat, Little Nemo, Pogo, B.C. e tanti altri. A nessuno salta in mente di riproporre il magnifico Popeye tutti i giorni, spazio allora su quotidiani e periodici alle nuove strip creative. Ce ne sono, nel mondo e in Italia, il genere è vitale come sempre. Elaboriamo il lutto per la fine dei Peanuts e di Calvin & Hobbes, noi lettori, la critica fumettistica, gli autori, gli editori.
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giovedì, febbraio 11, 2010
13 Febbraio 2000 - Peanuts - Persichetti Bros
13 febbraio 2000 - Peanuts - Cius
mercoledì, febbraio 10, 2010
13 febbraio 2000 - Peanuts - Ciantini
13 febbraio 2000 - Peanuts - Cavezzali
martedì, febbraio 09, 2010
13 febbraio 2000 - Peanuts - Lele Corvi

N.B. L'isolotto del naufrago delle mie strisce è nato proprio prendendo spunto dal monte di lancio di Charlie Brown
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13 febbraio 2000 - L'addio ai Peanuts

Dieci anni fa. L'ultima tavola dei Peanuts fu pubblicata il 13 febbraio del 2000. Era una domenicale.
Conteneva il saluto ai lettori ma soprattutto ai personaggi.
Già alcuni giorni prima era uscita l'ultima giornaliera.
I protagonisti dei cartoni non invecchiano. I loro autori invece si. Schulz, gravemente ammalato, forse ormai consapevole della fine, poco prima della morte aveva già decretato la fine della saga con la pubblicazione delle ultime strisce rimaste nel cassetto. Come tutti i cartoonist professionisti - e lui era un perfezionista metodico - era avanti con il lavoro di consegna al suo syndicate.
Schulz se ne andò proprio quella notte tra il sabato 12 febbraio e la domenica 13. Mera concomitanza o segno del destino, la coincidenza della pubblicazione dell'addio con la scomparsa del loro autore ha esaltato la leggenda.
In occasione di questo decennale gli autori di Balloons proporranno in questi giorni alcune tavole tributo.
Vogliamo ricordarlo anche con qualche articolo. Proponendo qui una scheda di presentazione dei Peanuts scritta dieci anni fa e ora parzialmente riveduta.
L'accompagniamo con alcuni schizzi. Strisce dei Peanuts potete trovarne dovunque, ormai da più di un anno su comics.com è poi possibile vedere tutto l'archivio. Questi raccontano di più sull'arte di Schulz. Scriveva in una raccolta celebrativa del venticinquennale (Peanuts Jubilee, edizioni Penguin Books, 1975, mai uscita in Italia per quel che sappiamo): "These little pencil sketches are made on a small pad of white paper and are probably the best thing I do. It is a pity that the freshness is lost when they are translated to the comic page" ("Questi piccoli schizzi a matita sono disegnati su un blocchetto di carta bianca e sono probabilmente le cose migliori che faccio. È un peccato che la loro freschezza si perda quando sono riportati nella versione per la pagina dei comics").
LEGGI TUTTO L'ARTICOLO QUI......
Nessuno, secondo le disposizioni di Schulz, potrà proseguire. Decisione saggia, anche se sconfortante per i milioni di lettori. Dietro l'apparente semplicità i congegni dei Peanuts sono complessi e delicati: solo il loro papà avrebbe potuto tirare i fili dei protagonisti. La vita, come dice Lucy in uno dei tormentoni della striscia, è un pallone che ci illudiamo di calciare senza mai prenderlo. E Charlie Brown non riuscirà
mai a colpire la palla ovale. A differenza dei paperi e topi di Disney, la cui immortalità è affidata ai vari disneyfici sparsi per il mondo, i piccoli di Schulz vivranno così nella memoria di tutti.
La striscia di esordio compare nei giornali americani il 2 ottobre 1950.
I Peanuts sono stati un fenomeno formidabile nel mondo delle comic strips. Nel 1967 Snoopy e Charlie Brown conquistano la copertina di Life Magazine e in seguito quella di Time. La striscia proseguirà la sua ascesa catturando l'immaginazione di molte generazioni di lettori e l'attenzione di diversi intellettuali. In Italia Umberto Eco fu il capofila e scrisse la prefazione al primo libro dei Peanuts arrivato nel 1963.
Lo stesso Eco con Oreste Del Buono e Elio Vittorini in una tavola rotonda sul primo numero del mensile Linus introdussero questo fumetto facendolo assurgere a genere letterario.
Non molti sanno che le loro origini risalgono ancora più lontano nel tempo. Nel 1947 Schulz, che allora firmava le tavole con lo pseudonimo di Sparky, inizia a disegnare un mondo di bambini chiamato Li'l Folks. In realtà non ci sono soluzioni di continuità con i Peanuts esordienti nel 1950. Le somiglianze sono piuttosto evidenti, anche se il tratto non è ancora raffinato: apparivano già Charlie Brown e un
cagnolino che ancora non stava in piedi e non pensava. In realtà Schulz detestava il nome Peanuts, imposto per ragioni commerciali dal syndicate. Avrebbe voluto che la striscia si chiamasse Li'l Folks oppure - come talvolta aggiungeva nel titolo delle domenicali - "Buon vecchio Charlie Brown" (Good Ol' Charlie Brown).
Le innovazioni introdotte dai Peanuts erano davvero rivoluzionarie per il periodo e influenzeranno molte altre strip venute dopo. Calvin & Hobbes, Bloom County e tantissimi altri devono molto a Schulz. Disegno semplice e piatto, bambini intellettuali, un animale dotato di pensiero e fantasia inesauribile. L'essenzialità del tratto nasconde sofisticate capacità di disegno artistico. Schulz, con una economia di mezzi stupefacente, controlla la minima sfumatura psicologica di ogni personaggio. Le tavole sono un modello perfetto del ritmo narrativo delle comic strip. Con una tecnica creativa particolare: Schulz schizzava per prima la tavola finale, quella con la battuta. L'idea di base è semplice: un microcosmo chiuso di un gruppo di bambini e un cane intenti ai loro giochi e ai loro discorsi. Con il tempo si aggiungono un gruppo di uccelli guidati da Woodstock e vari bracchetti.

La prospettiva delle tavole è una delle particolarità che distinguono la striscia. Il disegno nei quadretti segue sempre i bambini alla loro altezza ed esclude gli adulti che non compaiono, non si sentono mai e raramente sono citati nelle conversazioni. Questa angolazione descrittiva sarà ripresa da Spielberg nel film E.T. ed è una delle caratteristiche fondamentali dei Peanuts.
L'importanza può essere compresa a pieno quando i personaggi escono -purtroppo- dalle tavole: nell'orribile gadgettistica, piuttosto invasiva negli anni '70, e in televisione dove tutto l'ambiente appare snaturato. A differenza dei Simpson, i Peanuts non bucano lo schermo e appaiono banali. Semplicemente non sono mai stati un fenomeno televisivo.
Schulz era un artigiano delle strisce con un proprio dogma rigoroso. Una volta definito, circa dopo i primi tre anni di pubblicazione dei Peanuts, lo seguirà per tutta la vita. Tranne alcune assistenze per la commercializzazione delle strisce e i contatti con i lettori, faceva tutto da solo, disegni, inchiostrazione, ideazione dei testi, a differenza di altri suoi contemporanei e predecessori. Metodico all'infinito, tutti i giorni, alla stessa ora. Stesso tavolo da disegno, identico processo creativo (ne parleremo in un prossimo post).
****** I PROTAGONISTI ******
Charlie Brown, sempre chiamato per nome e cognome, come per segnare una distanza dalla confidenza amichevole. Fratello maggiore di Sally. Straordinariamente sferico e mediocre, guadagnerà la simpatia dei lettori per la natura da perdente. Anche se nessuno di noi - ammettiamolo - lo ha mai davvero amato. Abbiamo tutti accettato e condiviso uno dei meccanismi terribili e vitali dei Peanuts. La cattiveria del mondo dei bambini, dura, pura e candida, ma infinita. Non vincerà mai una partita di baseball, non riuscirà mai a far volare l'aquilone, non conquisterà mai il cuore della ragazzina dai capelli rossi che probabilmente ignora la sua esistenza. Perennemente preoccupato e ansioso, si interroga spesso sul significato della vita. Educato, premuroso e amichevole, svolge il ruolo di allenatore della scarsissima e disastrosa squadra dei Peanuts ma nessuno gli riconosce doti di leader e gli presta attenzione. Anzi è spesso oggetto di torture psicologiche, specie da parte di Lucy che esercita su di lui le sue ambizioni di analista. Eppure ci sarebbe la variante folle, chi si interessa a lui: la sciamannata Piperita Patty. Ma i due hanno stili e filosofia di vita completamente diversi e non si capiscono proprio.

Snoopy, vive con Charlie Brown ma non si considera il suo cane. Detesta tutti i luoghi comuni sull'amico dell'uomo, è un libero pensatore e spesso trascorre il tempo sul tetto della cuccia, assorto in meditazioni. Nel tempo ha avuto una notevole evoluzione, modificando naso e postura, e si è impadronito della scena diventando il più popolare e sofisticato dei personaggi. Rifiuta il ruolo tradizionale del cane che riporta il bastoncino o fa le feste al suo padrone (del quale talvolta persino non ricorda il nome). La sua natura canina si esprime con un egocentrismo esasperato. Tutto può essere riletto in funzione dell'interesse di un cane. Gola e accidia sono vizi tenacemente coltivati. Snoopy non parla, pensa. Schulz infatti rispetta un'altra tacita regola (facente parte del proprio grandioso dogma) circa la comunicazione con gli animali, anche se l'aggira in modo splendido. La sua immaginazione apre immensi territori di evasione e fantasia. Il bracchetto si immerge in una realtà parallela e incarna di volta in volta una infinità di personaggi, alcuni storici come il leggendario Barone Rosso o il fante della prima guerra mondiale. La sua cuccia è il regno del surreale, nessuno tranne Woodstock ha mai visto l'interno ma pare ci sia di tutto.
Linus Van Pelt è fratello minore della dispotica Lucy, oggetto delle instancabili attenzioni amorose di Sally. Da entrambe riesce a sfuggire facendo ricorso alle sue notevoli doti intellettuali. E' capace di sbalordire gli amici con inedite e filosofiche soluzioni dei problemi o con rivelazioni metafisiche, e ogni tanto rivela abilità e maestrie vertiginose. Il suo sistema di pensiero è disinvolto: crede nel Grande Cocomero ma conosce il vero significato del Natale. Saturo di nevrosi, risolve la sua instabilità emotiva trovando rifugio, dito in bocca, nella famosissima coperta, usata anche come capo d'abbigliamento. La relazione di conflitto e amore con l'altro grande pensatore Snoopy è esilarante. Sono soprattutto loro due a far decollare la serie aprendo praterie di fantasie e pensieri.

Woodstock è un piccolo volatile, grande amico e confidente di Snoopy. La sua lingua è uno strano pio-pio, un alfabeto di punti esclamativi, a volte molto espressivi. Solo il bracchetto sembra intenderne a pieno il significato. Come uccello è un totale inetto, la tecnica di volo è alquanto eccentrica, così come la sua logica. Però sa dattilografare ed è in grado di partecipare a tutti i giochi e gli scherzi che l'amico organizza. Minuscolo e insicuro, Woodstock è sempre un piccolo disastro vagante. Ma non si arrende mai, tenta qualche audace rappresaglia contro Snoopy e coraggiosamente svolge la sua parte di giocatore di baseball, anche se la palla che sta per arrivargli sulla testa è più grande di lui. Con una banda di amici di piuma ( Bill, Harriet, Olivier and Conrad ) partecipa alle immaginarie spedizioni di Snoopy come legionario francese o ardito boyscout, oppure organizza partite di hockey sul ghiaccio o bische presso la cuccia.
Lucy Van Pelt è tirannica, acida, egoista e sempre interessata, le rare volte che sorride o fa complimenti sta perseguendo qualche fine subdolo. Perfetto esemplare di odiosità femminile, è una rompiscatole che crea problemi per tutto. Il suo impegno principale sembra quello della distruzione psicologica e talvolta fisica di Charlie Brown e del fratello Linus. Anche se i suoi argomenti brillano per assenza di logica, è un'odiosa "sotuttoio" dispensatrice di consigli non richiesti (e nel caso della vittima principale Charlie Brown pure a pagamento). Narcisista e musona, è una dura con pochi punti deboli, uno dei quali è rappresentato dal pianista Schroeder che ignora il suo amore, immerso com'è nella passione per Beethoven. In realtà Lucy non conosce passioni genuine ed è solo affascinata - secondo un meccanismo noto - dalla irraggiungibilità del piccolo musicista: le lunghe ore passate appoggiata languidamente al pianofortino sono dovute al futuro prestigio sociale e alle prospettive di guadagno. Dalla natura di questo e di altri personaggi femminili molto si ricamerà sulla presunta misoginia di Schulz.

Sally Brown, precoce sorellina di Charlie, è un personaggio di un candore disarmante, sempre alla ricerca di una facile via di uscita ai problemi che l'angustiano. Sally parla e litiga con la scuola. Presenta in classe relazioni e ricerche che contengono esilaranti semplificazioni del mondo. Il suo modo di vedere la vita riflette le frustrazioni e la terribile confusione dell'esperienza dei piccoli. I suoi discorsi sono infarciti di divertenti e grossolani scambi di parole. Uno dei migliori tormentoni della striscia è lo svolgimento dei compiti a casa con la paziente assistenza dell'iperprotettivo fratello. Sin dalla sua prima apparizione è follemente innamorata di Linus, che chiama "my sweet baboo". Naturalmente è ricambiata, come spesso avviene a quell'età, con infastidita indifferenza.
Piperita Patty (Peppermint Patty, vedi anche l'articolo a lei dedicato su Balloons), è uno dei personaggi più amati da Schulz, tanto che in origine era stata ideata come protagonista di un autonoma strip. Esuberante, sfrontata, è il prototipo del maschiaccio, bravissima nello sport e disastrosa a scuola dove ha problemi a stare sveglia e manda in disperazione i suoi insegnanti. La totale mancanza di buon senso è compensata da una sincerità e lealtà senza confini. Socievole, leader, ma odia il potere, tanto che niente la manda in bestia come l'appellativo "sir" usato sempre dalla fidata compagna Marcie. Sta fuori dal branco per visione della vita e stile. È stupendamente fuori catalogo, come tante altre donne vere che rifiutano di aderire a un prototipo, e in questo sta la sua grandezza e per questo è adorata dai lettori. Il modo leggero di vivere la rende ignara di tutto quello che succede intorno: è l'unica a non capire che quel buffo bambino che gioca a baseball è in realtà un bracchetto e solo lei tiene in considerazione Charlie Brown, che spesso chiama confidenzialmente Chuck (Ciccio nella traduzione italiana).

Marcie è la migliore amica di Piperita Patty, alla quale con devota ammirazione si rivolge appellandola "Sir" ("capo" nella traduzione italiana) sin dal primo incontro. Una coppia anomala e bizzarra dato che non sembrano avere alcunché in comune, ma proprio questo rende la loro relazione così genuina e divertente. Marcie è la più colta e intelligente della banda Peanuts ma anche la più ingenua e fragile. La sua innocenza trova una tenera protezione nella furiosa vitalità di Patty. E' sempre disponibile ad aiutare l'amica a scuola e addirittura la chiama a casa per ricordarle i suoi doveri scolastici. Tenta inutilmente di trasmetterle la sua passione per le buone letture e la musica classica. Piperita ricambia giocando a baseball o rugby con lei e accettando con pazienza la sua totale inettitudine allo sport. L'unico apparente punto di screzio sembra essere Charlie Brown per il quale hanno entrambe un'inconsapevole cotta.
Solo nelle vecchie strisce troviamo Violet e Patty, poco più che un coro di detestabili lagnose. La loro presenza era giustificata dal tema originario della spietatezza tra i bambini. Per il ruolo di odiosa basterà e avanzerà Lucy. Anche la leziosa Frieda introdotta nel 1961 troverà poco spazio. Figure minori sono Schroeder chiuso nel cliché del piccolo artista prodigio, Pig Pen lo stereotipo del bambino irrimediabilmente zozzo e Franklin il piccolo di colore. Molto meglio delineato è il simpatico Ripresa (ReRun) terzo fratellino della famiglia Van Pelt, arrivato nel 1972. Ripresa compare come terrorizzato passeggero della bicicletta della madre e introduce un nuovo livello di gerarchia, quello dei teneri piccolissimi. Assomiglia a Linus ma è più scettico, tosto e coraggioso nell'affrontare Lucy. Desidera ardentemente un cane. I suoi non gli consentono di averne uno e prova a prendere in prestito Snoopy. Il bracchetto si presterà al gioco solo per gli adorati biscotti. Il giganteggiare di Snoopy ha fatto emergere dal passato numerosi fratelli tra i quali si distingue Spike, un cane solitario e suonato che vive nel deserto e non ha di meglio da fare che comunicare con i cactus. Spike era in realtà il nome del modello vivente di Snoopy.
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