venerdì, febbraio 12, 2010

 

13 Febbraio 2000 - Cosa rimane dei Peanuts?

[le strisce tributo che accompagnano questo articolo sono di Lele Corvi]

Cosa rimane dei Peanuts? Verrebbe prima comunque da farsi un'altra domanda. Ma sono davvero andati via dopo la fine della serie il 13 febbraio del 2000 e dopo la morte di Schulz? Perché sfogliando i giornali in giro per il mondo, molti quotidiani, il mensile Linus in Italia, osserviamo che continuano a essere pubblicati puntualmente, ogni giorno, settimana, mese, come se niente fosse accaduto. Nel gergo dei "recensori appassionati specialisti cultori" delle comic strip (esiste questa categoria, saremo circa 31 in tutto il mondo) si usa l'espressione "strisce zombie", ovviamente chiamate così perché continuano a camminare sui fogli della stampa anche dopo la fine. Un altro celebre esempio è dato da Calvin & Hobbes, per altro diffusa solo fuori dagli States in seguito alla girata di palle di Watterson contro i syndicate americani.


Abbiamo sentito un vuoto allo stomaco alla scomparsa di Schulz. Le sue disposizioni vietavano il passaggio della serie nelle mani di altri disegnatori o sceneggiatori. E forse è stato un bene, i Peanutsiani sono un popolo raffinato, niente a che vedere con quei lettori bocca buona di Blondie che pur di avere la pappa famigliare non hanno mai fatto storie per i cambi di mano. Noi, i Linusiani, avremmo avuto il fucile pronto ( per chi conosce la storia delle comic strip c'è un precedente famoso in tema: Pogo di Walt Kelly, considerata svaporata e senza anima quando per breve tempo passò di mano dopo la sua scomparsa).

Per chi li ha amati dall'infanzia i Peanuts erano una presenza costante, accompagnava tutta la vita, sui diari, nelle piccole raccolte tascabili. Ricordiamo lo zio e l'innamorata che ce li aveva fatti conoscere. Le magliette, le tazze, le spille. Le ristampe in piccole edizioni economiche BUR da leggere sotto l'ombrellone e in treno. Snoopy che appariva ovunque a dire la sua. La copertina di Linus entrata nei nostri modi di pensare e dire. Erano davvero la striscia universale, anche il caprone più indifferente e ostile ai fumetti sapeva qualcosa di loro. Il paradigma della striscia. Centinaia di autori hanno coltivato le loro matite su quel modello tanto da non avere più ora consapevolezza di quante influenze li abbiano impregnati.

E invece no, il vuoto non è arrivato. La bellezza di 21.010 tavole disegnate in 50 anni ha permesso un disinvolto riciclo continuo in questi dieci anni. Tanto non c'era umano, per quanto appassionato, in grado di ricordarle tutte. E chi mai protesterebbe dicendo questa l'ho vista venti anni fa. E poi ancora: raccolte, riedizioni, "il meglio di" oppure integrali per annata, tematiche, serie oro, libri dedica, un'orgia editoriale. Schulz aveva conquistato almeno tre generazioni diverse in quei 50 anni, dalle camicette e maglioncini stile American graffiti, ai sessantottini, fino agli edonisti arrivati dopo. Tutta gente con soldi per comprare libri ora. E gli editori lo sanno.


Schulz aveva creato un congegno infinito. Ogni giorno a quel suo tavolo da disegno, alla stessa ora, stesse matite e pennini, stesse procedure. Il carillon partiva, i personaggi avevano una personalità talmente forte che comunque qualcosa veniva fuori. Qualche volta ripetitivo, quante volte abbiamo visto stiracchiare con abilità da mestierante i voli di Woodstock sulla cuccia: i trucchi della professione, leggi tormentoni, non gli mancavano. Avrebbe potuto continuare per altri vent'anni se la salute avesse retto. Avrebbe potuto smettere vent'anni prima e niente sarebbe cambiato. Lo so, l'ho detta grossa. Venti forse no, ma gli ultimi dieci potreste toglierli tranquillamente. I Peanuts sono stati grandissimi, ma già a metà degli anni '80 erano arrivate almeno un paio di strisce, Bloom County e Calvin & Hobbes, che avevano assorbito gli insegnamenti del modello di Schulz e lo superavano quanto a creatività, imprevedibilità, umorismo.
Del resto le opinioni sulla creatività, la stessa filosofia sul continuare in eterno una strip, sono molto diverse tra i grandi autori. E le comic strip sono bestie strane. Non sono come un libro, un film o un disco, o come una storia a fumetti se volete. Non hanno un inizio e soprattutto una fine, non chiudi la copertina e c'è un termine. Sono un mondo parallelo che l'autore inventa e vanno avanti con un ritmo quotidiano, settimanale. C'è chi ha detto basta dopo soli dieci anni, come Watterson. Perfetto così, voglio mantenere il ricordo immacolato, non voglio cadere schiavo della ripetitività o dei miei personaggi anche se torneranno a parlarmi la notte qualche volta, non posso crescere di più con il disegno perché quelli sono gli spazi, per altro sempre più miniaturizzati, che la stampa dedica al genere. E non c'è verso di tornare indietro, per quanto i fan si lagnino. Così è stato anche per il pinguino Opus di Berkeley Breathed, pur con alterne vicende e qualche ritorno.


Che è successo in questo decennio? Un po' ve ne abbiamo dato conto in questi anni di Balloons. C'è chi ha tentato di frugare nell'immondezza e ha scoperto "il lato oscuro dei Peanuts". Affondando il coltello nella vita privata e collegandola a tutta una serie ben precisa di tavole si è scoperto il lato melanconico di Schulz. Descrivendolo come cupo, ansioso, preda di depressioni feroci e attacchi di panico. Scoperto? Non serviva un corso di psicologia per capire che da qualche parte doveva pure venire quella caratterizzazione dei suoi bambini, con le loro solitudini, tristezze, amarezze, velate sotto un umorismo poetico e delicato. La striscia poi è sempre stata perfida, cattivissima, molto più di un qualsiasi Dylan Dog, di una malvagità psicologica fredda e persecutoria, ben celata sotto poesia e filosofia. O davvero pensate che per rappresentare la crudeltà servano visioni splatter e parolacce, volgarità e teste mozzate? La biografia tenebrosa si spinge ben oltre ipotizzando sulle sue relazioni con il mondo femminile. Se vi capita lasciate perdere. Comunque non ci interessa l'autore e nemmeno i suoi demoni, ma come li racconta. E poi, vogliamo dirla tutta? Schulz non era roba da "santo subito", aveva i suoi bravi cocci, un matrimonio fallito, frustrazioni, vicende di vita come tutti, amava il denaro. A differenza di Watterson, si è ben guardato dall'opporsi alla commercializzazione selvaggia dei Peanuts con gadget e film. I Peanuts erano e sono ancora una bella macchina sforna soldi.

Altri ancora hanno scandagliato in nuovi angoli. Comprensibile, con un colosso come Schulz. Hanno riesumato
gli antichi antenati Li'l Folks e fin qui ci stava. Hanno poi scoperto come sarebbero apparsi i Peanuts da adulti, la natura filosofica della strip (ma va?) fino ad ipotizzare un rapporto con l'esistenzialismo, alcuni misteri sulla Miss Othmar (la maestra di Linus), gli Unseen Peanuts, quelli mai visti, tagliati fuori dalle pubblicazioni ufficiali perché bocciati o mal riusciti.

L'United Features, il syndicate, quello che doveva essere più geloso e attaccato alla pecunia ha tirato fuori l'unica azione davvero seria, senza timori economici,
liberando gli archivi in rete. Facciamoli vedere tutti e a tutti i Peanuts, se mai si troverà qualcuno che li leggerà davanti a un monitor in rete dalla prima strip del 1950 all'ultima del 2000.


Cosa rimane dei Peanuts? Resta la verità dei personaggi, immortale nei nostri pensieri. La verità dell'ansia di Charlie Brown, per esempio, uno specchio della nostra. Restano gli insegnamenti di Schulz per gli autori suoi eredi: "Per un fumettista è estremamente importante essere un osservatore. Non solo deve osservare le strane cose che fa la gente e ascoltare quel che dice, ma deve essere anche un osservatore razionale dell'apparenza degli oggetti intorno a lui". Resta la verità ma anche la sospensione magica dell'incredulità quando un cane dorme e scrive a macchina sul tetto spiovente di una cuccia. I Peanuts erano tutto questo assieme.
I Peanuts che valore hanno oggi? Stanno su quello stretto confine tra vecchio e classico. È forse ancora presto per dirlo. Sono messi molto bene per la seconda opzione, quella della classicità, del valore senza tempo, come Mozart e Beatles, come i paperi e topi di Disney. Dipende da quanto saranno apprezzati dalle nuove generazioni. Se quella splendida miscela di umorismo, poesia, filosofia, disegno minimale espressivo saprà dire qualcosa anche a qualche prossimo lattante alfabetizzato, se sapranno conquistarlo fino a non poterne far a meno come è capitato a noi, allora sì, saranno un classico. Combattono la stessa nostra battaglia per la salvezza di un genere di fumetto bellissimo, quello che ha dato origine a tutti gli altri, il più popolare e universale quanto a lettori. E per questo non ci stancheremo mai di proporli.
Allo stesso tempo serve liberarsi del loro retaggio, soprattutto dei rimpianti del passato, di quello stato di striscia zombie che fa tanto "ah, le strisce di una volta, quelle sì che erano belle". Schulz non ne ha più bisogno per assurgere all'empireo. Diamo ai Peanuts il loro posto nell'olimpo delle raccolte, assieme alle altre serie divine del secolo scorso, Krazy Kat, Little Nemo, Pogo, B.C. e tanti altri. A nessuno salta in mente di riproporre il magnifico Popeye tutti i giorni, spazio allora su quotidiani e periodici alle nuove strip creative. Ce ne sono, nel mondo e in Italia, il genere è vitale come sempre. Elaboriamo il lutto per la fine dei Peanuts e di Calvin & Hobbes, noi lettori, la critica fumettistica, gli autori, gli editori.

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Commenti:
Grazie per aver citato Bloom County, una strip oggi quasi dimenticata, ma che soprattutto nei primi anni di vita (primi ottanta) ha dato una botta di vita incredibile al mondo dei comics che da troppo tempo pareva in stato letargico.
 
bellissimo articolo
 
Veramente un articolo bellisimo. E bellissime anche le strip.

Credo che Lele Corvi abbia pubblicato più di Schulz comunque. Ovunque ti giri te lo ritrovi lì. ;)
 
Nel mio commento, i complimenti ad entrambi erano sottointesi (nello sguardo).
 
E' un buon articolo Max.
 
Quella del museo degli aerei e'

B E L L I S S I M A !!!!
 
sono tutte bellissime e io le apprezzo tanto che ne farei un libello....
 
Complimenti per l'articolo, sono d'accordo su diversi punti toccati nelle conclusioni...tra l'altro ho colto l'occasione, tramite i vari link, per rispulciare i vecchi articoli di Max e Cius, sempre interessanti. E complimenti anche a Lele naturalmente...

Per quanto riguarda il liberarsi dal retaggio dei Peanuts, penso che - seppur giusto in linea teorica - nella pratica (il loro defilarsi dalla carta stampata) bisognerebbe considerare le conseguenze sulla loro considerazione da parte delle nuove generazioni: in soldoni, bisogna purtroppo dire che la maggior parte delle persone non conosce molti dèi dell'olimpo delle strip (Krazy Kat, B.C., Pogo, Little Nemo...) o ne conosce altri non per la loro natura di strip (vedi Popeye), e ci sarebbe il rischio che - col passare del tempo - dei Peanuts restassero solo Snoopy e Lucy glitterati su costose magliettine alla moda o Linus e Charlie Brown tra le sorprese degli ovetti Kinder...ATTENZIONE: mi riferisco comunque alla realtà italiana, in America o in altri posti la storia sarebbe diversa probabilmente, ma nella terra dei cachi la situazione è quella che è, e non c'è da dirlo a voi che già vi battete per una rivoluzione delle strip...non sto insomma dicendo che l'elaborazione del lutto accennata da Max avrebbe ripercussioni sugli appassionati, ma ho qualche dubbio in più a proposito del grande pubblico (lo so, espressione abusata): a questo punto, qualcuno potrebbe anche dire "chi se ne frega", ma quanto farebbe bene al mondo delle strisce?
Comunque io mi pongo interrogativi, ma non credo di avere uno straccio di risposta, infatti mi piacerebbe se qualcuno mi rispondesse con qualche opinione...Max ha tirato fuori molti spunti in questi articoli, ma il dibattito langue...(magari ha già avuto luogo in passato eh, non è certo la prima volta che si parla dei Peanuts su questo blog)

Un'ultima cosa, un aneddoto in più in occasione di questa ricorrenza: qualche anno fa comprai, in uno dei mille mercatini londinesi, delle vecchie raccolte dei Peanuts...ne regalai una alla mia ragazza, e più volte la sua nipotina di quattro anni le ha chiesto di leggergli le strisce in INGLESE...non essendo la nipotina una precoce poliglotta, non capiva niente dei testi, ma ne rimaneva comunque affascinata...questa cosa mi ha sempre colpito, e rimane per me un altro bel ricordo su CB&Co...

In conclusione, bravi a tutti per questa settimana di tributi e celebrazioni, c'è una bella qualità in questo calderone di blog, ha ragione Nicoletta a proporre il libello...io proporrei anche la partecipazione a qualche adeguato concorso: CHE QUALCUNO CANDIDI BALLOONS!!
 
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