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35MQ di Stefano Frassetto

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venerdì, giugno 09, 2017

 

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mercoledì, giugno 07, 2017

 

Dieci anni di Balloons - Il tempo di Paolo Di Tonno (Ditò)

Per chiudere la rievocazione dei dieci anni di Balloons arriva Paolo Di Tonno (Ditò), il più surreale e burlone tra gli autori di strisce del gruppo. Lo scoprimmo tanti anni fa in Svizzera dove fa tutt'ora l’emigrato di lusso. La sera, dopo aver finito di litigare con il gatto, tra un film horror e un altro (è un gran cultore del genere) si dedicava a stramberie come piccoli programmi giocherelloni per il computer e a ideare strisce. Ben tre nel tempo: Baudelaire lo struzzo metafisico, squinternata serie che anticipava i tempi con il “fotocopia e incolla”. Poi ‘Round the clock, nell’ambiente di lavoro dei colletti bianchi. E infine la sciamannata Squilibrì, con un orsetto volante dotato di sciarpa come protagonista.   
Anche con lui striscia sul tema del tempo che passa e poi due chiacchiere. Ci racconterà alcune cosette interessanti, tra le quali la vicenda delle app con fumetti per cellulare. Il Ludwig citato nella tavola sotto è il protagonista dell’omonima serie realizzata da Gabriele Montingelli, intervistato su Balloons pochi giorni fa. Già, dimenticavamo: una delle occupazioni principali della sua vita è punzecchiarsi con il grande amico Gabriele conosciuto proprio su queste pagine web.   




Squilibrì





Ditò, che hai combinato in questi anni? A parte lavorare, pendolare tra Svizzera e la tua natia Pescara e, appena possibile, mettere la panza all’aria su una spiaggia. Nel mondo delle strisce sono rimasto fermo al parcheggio della tua serie ‘Round the clock e alla comparsa di Squilibrì. 


A parte ciò che hai già detto tu, dopo un po' di Squilibrí mi sono dedicato per circa un paio d'anni alle applicazioni per iPhone, collaborando con alcuni degli autori di Balloons (causa nuove politiche di Apple, proprio in questi ultimi mesi a malincuore ho iniziato a ritirare dallo store tutte le app). Poi mi sono divertito su Twitter con qualche fake celebrity account e alla fine ho pensato fosse il caso di mettersi un po' a riposo, quindi solo scarabocchi, viaggi e amici. Più o meno.


Parliamo un poco delle app con le strisce di fumetti. Qualcosa che è successo appunto in questi dieci anni.


Va bene, mi ricompongo.






Sembrava la nuova frontiera, viste le difficoltà a pubblicare su carta. Una nuova via per raggiungere il grande pubblico considerata la popolarità dei cellulari e la relativa facilità di accesso alle app con costi bassissimi.


E infatti diversi editori, improvvisati e non, si erano tuffati in questa novità.
La tecnologia portatile non solo sembrava ma è tuttora un potente strumento per raggiungere il grande pubblico, e lo sarà sempre di più. Ti basti pensare che alcune delle app che avevo messo sullo store, promosse adeguatamente (sarebbe a dire: offerte gratuitamente e pubblicizzate tramite appositi canali), erano state scaricate da diverse decine di migliaia di utenti italiani in pochi giorni, ricevendo moltissime recensioni positive. Nirvana di Totaro aveva raggiunto i 60000 download in meno di una settimana, seguita a ruota da BB e Dadgad di Beppe Beppetti e Palmiro di Ciantini. Il problema non è come raggiungere il grande pubblico...



Cosa è mancato?


Temo sia mancato ciò che, per lo meno in Italia, manca ormai da tanto tempo:  l'Italia non è un paese per strisce. Sai meglio di me in che condizioni versa il fumetto italiano e la comic-strip, che ne è un sotto genere, di certo non se la passa meglio.
Inoltre il web, i blog e i social già da alcuni anni avevano cominciato ad insegnare al pubblico (specialmente a quello più giovane) che certi prodotti come le strisce a fumetti si possono avere gratis. Quindi perché pagare per qualcosa che si può leggere sul web senza sganciare un centesimo e di cui, se non ci fosse, comunque non si sentirebbe la mancanza?


In che cosa un fumetto diffuso via applicazione per telefonino differiva ad esempio da un e-book?



In niente. La maggior parte delle app di fumetti si limitava a proporre scansioni delle pagine cartacee. Qualcuno aggiungeva suoni o qualche animazione a contorno, ma fondamentalmente era tutto lì.




L’idea che mi ero fatto è che l’app, per funzionare davvero, in più dovesse avere una sorta di interattività con il lettore e la possibilità di contenuti aggiornati.


Se per e-book intendi la semplice versione digitale di un prodotto editoriale cartaceo, sono d'accordo con te. Ma se dai un'occhiata alla sezione libri dell'app-store, capisci che il concetto di e-book è qualcosa di più ampio che, appunto, comprende anche libri con contenuti interattivi e aggiornati periodicamente. In questi casi, però, si tratta di prodotti concepiti direttamente per il dispositivo elettronico, è difficile rendere interattivo qualcosa che nasce con lo scopo di non esserlo.
Personalmente ho sempre trovato lo schermo dello smartphone un contenitore perfetto per le vignette sequenziali di una striscia ed è da lì che ero partito, assieme alle altre mie passioni e alla voglia di curiosare un po' nel mercato delle app. Se fosse per me, vorrei sul mio telefono tutte le comic-strip che mi piacciono, per potermele sfogliare col pollice ogni volta che ne ho voglia.



Dal tuo folle gusto surreale in questi anni è nato Squilibrì. Ma che roba è questo orsetto volante con una sciarpa, come è venuto fuori? 


Una sera stavo buttando giù idee per una serie umoristica che non ha mai visto la luce. Uno dei personaggi secondari doveva essere uno stalker maniaco squilibrato. Ad un tratto mi è venuto in mente quel nome e mi è piaciuto subito, suonava come un incidente mortale tra le parole 'squilibrato' e 'colibri'. Per le avventure di Squilibrí mi sono ispirato a fatti della vita privata del mio grande amico Gabriele Montingelli.



Sì, sappiamo quanto Montingelli abbia amato Squilibrì sin dall’esordio.




E non solo lui!









Hai progetti sull’orsetto, vuoi mandare avanti la serie? O ti diverti a disegnarlo sulla tavoletta grafica ogni tanto per tuo piacere? 



In realtà non disegno più da tempo ma mi piacerebbe riprenderla. Mi divertiva molto.








E le tue vecchie serie? ‘Round the Clock mi piaceva tantissimo, costruita per bene in modo classico, con un cast di personaggi ben delineato.


Grazie. A 'round the clOck sono affezionato per diversi motivi. Primo tra tutti il fatto che con lei ho conosciuto il gruppo La Striscia. 
Non ho mai pensato di riprendere la serie ma ammetto che a volte Patoornia mi manca un po'. 



Baudelaire lo struzzo metafisico



E la follia di Baudelaire lo struzzo metafisico, disegnato a mano con effetto seppia antico? 


Baudelaire lo struzzo nasce nel 1995 da un'idea di Marco Arnaudo a cui io ho dato forma. Marco ne curava i testi, io i disegni. A quei tempi facevamo fanzines cartacee di racconti fantastici e umoristici che poi distribuivamo per posta.
Essendo una striscia in cui la staticità dei personaggi era da copione, per un pigro come me realizzare Baudelaire lo struzzo metafisico era una goduria. Negli anni '90 ricorrevo al bricolage, fotocopiando, ritagliando e incollando i personaggi con la colla Pritt. Quando poi sono arrivate le tavolette grafiche, le comic-strip hanno cominciato ad impazzare sul web e il copia-incolla da tastiera è diventato una moda, per andare un po' controcorrente alcuni dettagli come i ciuffi della coda di Baudelaire, i fiocchetti di Prévert o i satelliti sulla testa di Mallarmé hanno cominciato a muoversi impercettibilmente. Piccoli accorgimenti di cui la mia pigrizia comunque non ha risentito.


Ho fatto un salto sul tuo sito www.ditoons.com , c’è un decennale da festeggiare anche lì, dieci anni senza aggiornare a giudicare dalle news non freschissime. La resistenza del sito è affetto, nostalgia, attesa di un riconoscimento come sito d’epoca da tutelare, una piccola porticina a un ritorno più attivo come disegnatore di strisce? Insomma, ultima domanda, che programmi hai? 


Nessun programma preciso, solo idee e alcuni progetti abbozzati nella mia testa ma, ehm... tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Quello di Pescara, di Cagliari e della Costa Blanca, ad esempio.
Il sito è sempre lì e sono anni che penso di rimetterlo a nuovo. In parte vorrei riprendere con i fumetti umoristici ma soprattutto, come in un album dei ricordi, mi piacerebbe raccoglierci tutti i miei vecchi lavori. Specialmente le strisce di Squilibrì. La gente non deve dimenticare. Come per l'Olocausto.

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domenica, giugno 04, 2017

 

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mercoledì, maggio 10, 2017

 

Dieci anni di Balloons - Il tempo di Gabriele Montingelli

E infine, con calma, arriva il più sperso degli autori smarriti a celebrare il decennale di Balloons. Perché Gabriele Montingelli, a differenza degli altri chiamati all’appello, davvero ha abbandonato la creazione di strisce dopo un esordio molto promettente nei primi anni duemila. 
Ludwig, la sua serie, ha un curriculum di prestigio sulla carta: per diversi anni è uscita nell’inserto dedicato a scienza e nuove tecnologie del Sole24ore, sul mensile Cosmopolitan, Computer Week, sul periodico di tecnologia Jack e sulla tovaglietta "L'ammazzacaffè" distribuita in tutta Italia in bar, pub e ristoranti. Per non parlare degli inizi sul web nella newsletter del glorioso portale Kataweb. 
Il richiamo nostalgico di Balloons è stato però troppo forte e per l’occasione ha tirato fuori matite e carta per disegnare ben due strisce dedicate al tempo. Con l'omaggio di una chicca tratta dal catalogo di Ludwig alla fine dell’intervista . 









Il Tempo. Quello per leggere una comic strip su tre o quattro quadri. Il tempo della comicità, scandito - lo sappiamo bene - da un proprio metronomo. Quello per realizzare una striscia. Quello del momento in cui è stata ideata. Quello trascorso da quando hai abbandonato i tuoi personaggi.
Ma andiamo con ordine: quanto tempo c’è voluto per riordinare le idee, trovare matite e fogli e squadrette? E le emozioni?


Sono rientrato nella modalità “Ludwig” abbastanza rapidamente: tutto il materiale ordinato in un cassetto, un viaggio in treno di un paio d’ore per buttare giù qualche idea e scegliere quella che mi pareva la migliore, qualche difficoltà tecnica nel ritrovare i font dei dialoghi e le astuzie della scansione, sostanzialmente il solito tempo per disegnarla tutta -direi un’oretta- andando a vedere nelle vecchie strisce se non dimenticavo qualche particolare riguardante i personaggi.
 Le emozioni non riguardano tanto il rimettersi a disegnare, quanto i ricordi che comporta: sono andato a rivedermi vecchie strisce, vecchi post del blog... ho sentito che sono passati un po’ di anni ma anche provato contentezza ad avere fatto la mia parte in quel periodo nel nostro gruppo.
 Ho rivisto una nostra chiacchierata di undici anni fa su “come nasce una striscia” (http://balloonstrips.blogspot.it/2006/12/come-nasce-una-striscia-9.html) e mi sono accorto che la penso più o meno come allora riguardo all’argomento fondamentale della tua domanda: il tempo, che in questo caso intendiamo come “ritmo”. In quelle righe mi riferivo all’”idea” come elemento principale per la buona riuscita della striscia, ed ora rifletto sul fatto che il mestiere che segue per trasformare l’idea in vignette non è altro che la capacità di saper scandire questo ritmo con i testi -prima di tutto- giusti, le immagini giuste, la chiusura giusta.


Saltiamo la parte i cui mi racconteresti che no, non hai fatto come Noodles di “C’era una volta in America”, non sei andato a dormire presto in tutti questi anni. Però come hai potuto addormentarti abbandonando il tuo lato di creatore di comic strip? Sono andato anch’io a rivedere i tuoi antichi siti dove scrivevi parole dolci per esaltare la tua vocazione: “La striscia...è per sua natura dotta di umorismo, la via più immediata per avvicinare un pubblico”.  Certo, erano parole rivolte agli editori per vendere le tue tavole ma dietro c’è una vocazione, un amore infinito per questo genere. Tra i giovani cartoonist di quel periodo sei stato uno dei pochi ad arrivare su fogli a larghissima diffusione, come Il Sole 24 ore o Computer Week, giusto per citarne due. Che è successo?  



È successo semplicemente che mi sono stufato di vedersi aprire una porta per ogni venti a cui bussavo. Non è mai scattato per le nostre strisce -meglio: per le mie strisce- un reale interesse del mercato… un chiaro sintomo di questo è che l’unico modo di pubblicarle era sempre renderle, in qualche modo, “tematiche”: l’argomento doveva adattarsi al giornale che pubblicava. Virus informatici per Computer Week, rapporti tra i sessi per Cosmopolitan, e così via.
La vera strip quotidiana non è mai arrivata da noi, e probabilmente era quella che mi interessava fare.
Ho sempre visto le mie strisce come un “prodotto”: senza nulla togliere al piacere che per me è sempre stato scriverle e disegnarle  - soprattutto perché le sentivo una cosa “mia” come poche altre -  erano pur sempre qualcosa che facevo sperando di affermarmi sul mercato, non certo per tenermele nel cassetto. In un certo senso, qualcosa di molto simile al caustico ritrattino che avevi fatto di me sul blog!



Questo è molto vero, specie nel tuo caso: Ludwig forse non ha mai avuto un vero sviluppo perché diventava sempre una striscia tematica, al servizio dell'argomento nell’articolo di quel dato giornale. Ma questo possiamo dirlo in generale per l’illustrazione e le vignette, viste sempre dalle redazioni e dagli editori in funzione della cronaca, subordinate alla pagina e ai testi. Al meglio, alle necessità di satira contingenti. Uno Schulz da noi finirebbe a campare in un ufficio oppure, se proprio gli gira bene, a illustrare qualche libro per l’infanzia. 
L’amore per le comic strip penso sia comunque in te rimasto intatto. Quali sono le tue strisce preferite da sempre? Quali oggi? Qualche autore che ti ha colpito sulla scena italiana ormai relegata sul web? 

  
In realtà non sono un lettore di strisce, se non occasionalmente. I fumetti che leggo per divertimento sono i bonelliani Dampyr e Dylan Dog.
Le strisce che mi hanno portato ad amare questo genere sono i grandi classici, non sono molto originale: Calvin & Hobbes e i Peanuts li citerei prima di tutti. Altre di quando ero ragazzino sono B.C. e Mafalda.
Adesso, quando mi capita Linus in mano, vado subito alle pagine di Pearls before swine e Monty.
Anche per quanto riguarda la scena italiana non mi discosto dal mainstream… Zerocalcare e Makkox credo siano riusciti ad imporre il loro, originale, linguaggio, e li leggo sempre con piacere.





Il tuo antico sito www.lud.it è sempre on line. Non aggiornato da oltre un decennio ma guardiamo il lato positivo: è un buon esempio museale su come si costruiva un bel sito prima dell’era Facebook (date un occhio anche alla ancora più antica e deliziosa versione in Flash). Ho messo il link apposta per mostrare ai lettori che cos’era Ludwig. La resilienza di quel sito è una finestrella aperta su un possibile ritorno di Ludwig? 

Ah, ah! No, no, non direi… Ma quando mi arriva, ogni anno, l’avviso del provider che mi chiede se voglio rinnovarlo, mi rifiuto di farlo morire. Certo, mi aiuta il fatto che il costo sia di soli 12 euro all’anno, ma mi fa piacere sapere che lud.it sia sempre lì, testimone di quel mio periodo.




Quindi queste due strisce sono l’una tantum (si potrà dire “due tantum”?) davvero straordinaria e affettuosa per il decennale di Balloons. Del resto hai sempre avuto questo senso della socialità tra autori, il progetto e la raccolta Strrrippit (di cui ricorre ora il decennale) ebbero origine grazie al tuo input. Fa quasi tenerezza ripensare alle speranze di quel periodo e all’aria vispa che circolava tra quel gruppo di autori di comic strip, vero? Sai che nella prossima striscia che interverrà per commemorare Balloons c’è una telefonata a Ludwig? 


Bè, che siano strisce un po’ “speciali”, dopo tanto tempo, si può dire senz’altro.
La partecipazione al decennale di Balloons era doverosa: a me il gruppo che avevi radunato ha dato davvero molto come spinta nella voglia di continuare e di provarci, e la soddisfazione nel produrre Strrrippit era stata grande. Non siamo diventati ricchi e famosi - perlomeno non tutti e di sicuro non io - ma sono rimaste parecchie buone amicizie, come testimonia la telefonata di cui mi parli!




Grazie Gabriele.



Piccolo omaggio di Montingelli a chi è arrivato sin in fondo all’intervista. Il tempo era anche uno dei temi preferiti di Ludwig e così, in chiusura, vi proponiamo questa striscia di tanti anni fa. 








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