giovedì, agosto 24, 2017

 

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lunedì, agosto 21, 2017

 

Deep Dark Fears - Le paure irrazionali dei lettori

Deep Dark Fears - Fran Krause
Quando uccido un insetto, ho paura della retribuzione karmica 


Sfogliando le pagine dei social non si direbbe, invase come sono da scemenze, palesi falsità e banalità atroci, ma il vero punto forte della rivoluzione web è stato il crescere e diffondersi di intelligenze collettive. Sulla loro portata non abbiamo forse preso abbastanza consapevolezza: non sono la semplice somma di più intelligenze, né immaginiamo quanto lontano ci possano portare. 
Deep Dark Fears è un curioso esempio di intelligenza collettiva nel mondo delle strisce. Definizione ufficiale: “A comic about irrational fears”, un fumetto sulle paure irrazionali. 

Prima riflessione: due schiaffi ai neuroni  chiedendoti come mai nessuno ci avesse pensato prima, specie ora che tutto sembra essere già pensato e ideato. Viviamo di epigoni anche belli ma non c’è uno straccio di idee nuove in giro. Oltre lo strato di idiozie social e martellamenti  pubblicitari da che cosa è davvero invaso il cranio di tantissimi umani? Paure irrazionali. Bene, facciamole raccontare e abbiamo un soggetto letterario polimorfo e infinito. 
La trovata è in apparenza semplice e lineare. I lettori scrivono a Fran Krause, l’autore, raccontando in breve una loro paura irrazionale. Il cartoonist le riporta in una comic strip, in genere nella formula classica a quattro vignette ma non mancano occasionali storielle più lunghe su più quadri o vignette singole. Pantofole e poltrona per il nostro bravo e furbo autore, direte voi. In realtà le cose non sono così facili. Il talento qui sta nel trasfigurare gli incubi con uno stile di disegno ingenuo che possiamo accostare a quello del più noto Liniers. Anche le angosce personali più stupidotte e demenziali prendono così vita, diventano divertenti. I particolari del disegno inseriscono ironia e surrealismo. Deep Dark Fears innesca un circolo di identificazione o consolatorio con il lettore. Stimolando contributi dai nuovi avventori. Ma guarda un po’ che inquietudini hanno anche gli altri coabitanti del pianeta, aspetta un po’ che prendo coraggio e racconto anche la mia. 

La miscela di tormenti cerebrali e umorismo funziona. Persino sotto l’aspetto psicologico: sorridere porta a esorcizzare le paure. Il passaparola viene dilatato dai meccanismi virali  dei vari Twitter, Facebook, Instagram, Tumbrl nei quali la striscia si affaccia ogni giorno. Fino alla all’apoteosi del fumetto: esiste davvero quando lo puoi toccare su carta. Due raccolte, una omonima del 2015 e un’altra ora in uscita questo settembre 2017 con  il titolo Creep, già prenotabile nelle varie librerie web. Purtroppo solo in inglese e poche altre lingue, manca ancora un editore italiano (più sotto un assaggio con traduzione italiana nelle didascalie). 

Perché mai leggere su un bel libro profumato di carta quando posso trovare le tavole di Krause dappertutto sul web? Ma che domande. Il marketing vi risponderebbe che nelle pagine dei libri ne troverete un’altra cinquantina inedite su internet. Ma ci sono ragioni più profonde e terribili. Non sapete che leggere la notte i fumetti con quegli arnesi elettronici diabolici brucia lentamente le cellule cerebrali e culla gli incubi? Volete mettere con un bel libro sotto la lucina del comodino mentre i vostri mostri personali sotto il letto sospirano malinconici? 

The Creeps - Fran Krause


Deep Dark Fears - Fran Krause
Quando ero piccolo la mia famiglia iniziò un viaggio in auto.
Non avevo mai visto prima delle balle cilindriche di fieno.
Chiesi a mia mamma cosa fossero e lei disse che venivano usate per tenere i corpi quando i cimiteri erano pieni. 
Deep Dark Fears - Fran Krause
Ogni volta che mi metto a cucire tolgo le lenti a contatto e indosso gli occhiali.
Così se non posso controllare l'impulso a ficcarmi l'ago nell'occhio gli occhiali mi proteggeranno.  
Deep Dark Fears - Fran Krause
Quando mi trovo in un posto nuovo faccio sempre un veloce calcolo mentale.
Se dovessi morire improvvisamente quanto tempo ci vorrebbe prima che scoprissero il mio corpo? 



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domenica, agosto 20, 2017

 

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mercoledì, giugno 07, 2017

 

Dieci anni di Balloons - Il tempo di Paolo Di Tonno (Ditò)

Per chiudere la rievocazione dei dieci anni di Balloons arriva Paolo Di Tonno (Ditò), il più surreale e burlone tra gli autori di strisce del gruppo. Lo scoprimmo tanti anni fa in Svizzera dove fa tutt'ora l’emigrato di lusso. La sera, dopo aver finito di litigare con il gatto, tra un film horror e un altro (è un gran cultore del genere) si dedicava a stramberie come piccoli programmi giocherelloni per il computer e a ideare strisce. Ben tre nel tempo: Baudelaire lo struzzo metafisico, squinternata serie che anticipava i tempi con il “fotocopia e incolla”. Poi ‘Round the clock, nell’ambiente di lavoro dei colletti bianchi. E infine la sciamannata Squilibrì, con un orsetto volante dotato di sciarpa come protagonista.   
Anche con lui striscia sul tema del tempo che passa e poi due chiacchiere. Ci racconterà alcune cosette interessanti, tra le quali la vicenda delle app con fumetti per cellulare. Il Ludwig citato nella tavola sotto è il protagonista dell’omonima serie realizzata da Gabriele Montingelli, intervistato su Balloons pochi giorni fa. Già, dimenticavamo: una delle occupazioni principali della sua vita è punzecchiarsi con il grande amico Gabriele conosciuto proprio su queste pagine web.   




Squilibrì





Ditò, che hai combinato in questi anni? A parte lavorare, pendolare tra Svizzera e la tua natia Pescara e, appena possibile, mettere la panza all’aria su una spiaggia. Nel mondo delle strisce sono rimasto fermo al parcheggio della tua serie ‘Round the clock e alla comparsa di Squilibrì. 


A parte ciò che hai già detto tu, dopo un po' di Squilibrí mi sono dedicato per circa un paio d'anni alle applicazioni per iPhone, collaborando con alcuni degli autori di Balloons (causa nuove politiche di Apple, proprio in questi ultimi mesi a malincuore ho iniziato a ritirare dallo store tutte le app). Poi mi sono divertito su Twitter con qualche fake celebrity account e alla fine ho pensato fosse il caso di mettersi un po' a riposo, quindi solo scarabocchi, viaggi e amici. Più o meno.


Parliamo un poco delle app con le strisce di fumetti. Qualcosa che è successo appunto in questi dieci anni.


Va bene, mi ricompongo.






Sembrava la nuova frontiera, viste le difficoltà a pubblicare su carta. Una nuova via per raggiungere il grande pubblico considerata la popolarità dei cellulari e la relativa facilità di accesso alle app con costi bassissimi.


E infatti diversi editori, improvvisati e non, si erano tuffati in questa novità.
La tecnologia portatile non solo sembrava ma è tuttora un potente strumento per raggiungere il grande pubblico, e lo sarà sempre di più. Ti basti pensare che alcune delle app che avevo messo sullo store, promosse adeguatamente (sarebbe a dire: offerte gratuitamente e pubblicizzate tramite appositi canali), erano state scaricate da diverse decine di migliaia di utenti italiani in pochi giorni, ricevendo moltissime recensioni positive. Nirvana di Totaro aveva raggiunto i 60000 download in meno di una settimana, seguita a ruota da BB e Dadgad di Beppe Beppetti e Palmiro di Ciantini. Il problema non è come raggiungere il grande pubblico...



Cosa è mancato?


Temo sia mancato ciò che, per lo meno in Italia, manca ormai da tanto tempo:  l'Italia non è un paese per strisce. Sai meglio di me in che condizioni versa il fumetto italiano e la comic-strip, che ne è un sotto genere, di certo non se la passa meglio.
Inoltre il web, i blog e i social già da alcuni anni avevano cominciato ad insegnare al pubblico (specialmente a quello più giovane) che certi prodotti come le strisce a fumetti si possono avere gratis. Quindi perché pagare per qualcosa che si può leggere sul web senza sganciare un centesimo e di cui, se non ci fosse, comunque non si sentirebbe la mancanza?


In che cosa un fumetto diffuso via applicazione per telefonino differiva ad esempio da un e-book?



In niente. La maggior parte delle app di fumetti si limitava a proporre scansioni delle pagine cartacee. Qualcuno aggiungeva suoni o qualche animazione a contorno, ma fondamentalmente era tutto lì.




L’idea che mi ero fatto è che l’app, per funzionare davvero, in più dovesse avere una sorta di interattività con il lettore e la possibilità di contenuti aggiornati.


Se per e-book intendi la semplice versione digitale di un prodotto editoriale cartaceo, sono d'accordo con te. Ma se dai un'occhiata alla sezione libri dell'app-store, capisci che il concetto di e-book è qualcosa di più ampio che, appunto, comprende anche libri con contenuti interattivi e aggiornati periodicamente. In questi casi, però, si tratta di prodotti concepiti direttamente per il dispositivo elettronico, è difficile rendere interattivo qualcosa che nasce con lo scopo di non esserlo.
Personalmente ho sempre trovato lo schermo dello smartphone un contenitore perfetto per le vignette sequenziali di una striscia ed è da lì che ero partito, assieme alle altre mie passioni e alla voglia di curiosare un po' nel mercato delle app. Se fosse per me, vorrei sul mio telefono tutte le comic-strip che mi piacciono, per potermele sfogliare col pollice ogni volta che ne ho voglia.



Dal tuo folle gusto surreale in questi anni è nato Squilibrì. Ma che roba è questo orsetto volante con una sciarpa, come è venuto fuori? 


Una sera stavo buttando giù idee per una serie umoristica che non ha mai visto la luce. Uno dei personaggi secondari doveva essere uno stalker maniaco squilibrato. Ad un tratto mi è venuto in mente quel nome e mi è piaciuto subito, suonava come un incidente mortale tra le parole 'squilibrato' e 'colibri'. Per le avventure di Squilibrí mi sono ispirato a fatti della vita privata del mio grande amico Gabriele Montingelli.



Sì, sappiamo quanto Montingelli abbia amato Squilibrì sin dall’esordio.




E non solo lui!









Hai progetti sull’orsetto, vuoi mandare avanti la serie? O ti diverti a disegnarlo sulla tavoletta grafica ogni tanto per tuo piacere? 



In realtà non disegno più da tempo ma mi piacerebbe riprenderla. Mi divertiva molto.








E le tue vecchie serie? ‘Round the Clock mi piaceva tantissimo, costruita per bene in modo classico, con un cast di personaggi ben delineato.


Grazie. A 'round the clOck sono affezionato per diversi motivi. Primo tra tutti il fatto che con lei ho conosciuto il gruppo La Striscia. 
Non ho mai pensato di riprendere la serie ma ammetto che a volte Patoornia mi manca un po'. 



Baudelaire lo struzzo metafisico



E la follia di Baudelaire lo struzzo metafisico, disegnato a mano con effetto seppia antico? 


Baudelaire lo struzzo nasce nel 1995 da un'idea di Marco Arnaudo a cui io ho dato forma. Marco ne curava i testi, io i disegni. A quei tempi facevamo fanzines cartacee di racconti fantastici e umoristici che poi distribuivamo per posta.
Essendo una striscia in cui la staticità dei personaggi era da copione, per un pigro come me realizzare Baudelaire lo struzzo metafisico era una goduria. Negli anni '90 ricorrevo al bricolage, fotocopiando, ritagliando e incollando i personaggi con la colla Pritt. Quando poi sono arrivate le tavolette grafiche, le comic-strip hanno cominciato ad impazzare sul web e il copia-incolla da tastiera è diventato una moda, per andare un po' controcorrente alcuni dettagli come i ciuffi della coda di Baudelaire, i fiocchetti di Prévert o i satelliti sulla testa di Mallarmé hanno cominciato a muoversi impercettibilmente. Piccoli accorgimenti di cui la mia pigrizia comunque non ha risentito.


Ho fatto un salto sul tuo sito www.ditoons.com , c’è un decennale da festeggiare anche lì, dieci anni senza aggiornare a giudicare dalle news non freschissime. La resistenza del sito è affetto, nostalgia, attesa di un riconoscimento come sito d’epoca da tutelare, una piccola porticina a un ritorno più attivo come disegnatore di strisce? Insomma, ultima domanda, che programmi hai? 


Nessun programma preciso, solo idee e alcuni progetti abbozzati nella mia testa ma, ehm... tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Quello di Pescara, di Cagliari e della Costa Blanca, ad esempio.
Il sito è sempre lì e sono anni che penso di rimetterlo a nuovo. In parte vorrei riprendere con i fumetti umoristici ma soprattutto, come in un album dei ricordi, mi piacerebbe raccoglierci tutti i miei vecchi lavori. Specialmente le strisce di Squilibrì. La gente non deve dimenticare. Come per l'Olocausto.

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