giovedì, ottobre 18, 2018
In cucina con Kafka di Tom Gauld

Minimalista, piacevolmente naif e spesso iconica in modalità buffe e sfrontate, la striscia di Gauld rientra in un nuovo filone alquanto alieno rispetto alla tradizione umoristica ridanciana delle grandi pagine di comic strip dei quotidiani. Più che la corsa verso la gag qui si mescolano candore, ironia sottile e un po’ di poesia non banale. Un esempio molto simile è la meravigliosa Incidental Comics di Grant Sniders, anch’essa guarda caso ispirata a un’area tematica ben delineata, quella della creatività artistica (a proposito, fate arrivare anche quella in un’edizione italiana, merita).
Gauld, come Sniders, sembra un cartoonist improvvisato della domenica ma ha un talento incredibile nell’ideare e combinare con i testi i suoi patchwork grafici elementari. È il trionfo dell’idea che coglie una riflessione inaspettata, la presa in giro dei sacri canoni del mondo letterario. Quello che l’autore di libri, il suo editore e il suo lettore sanno ma non dicono mai.
Come racconta lo stesso Gauld, il suo stile rudimentale è al servizio di una "commedia impassibile, un dialogo piatto, cose che accadono fuori scena e personaggi inespressivi". E piacevolmente attoniti, oltre ai suoi personaggi, rimaniamo anche noi lettori, sorpresi da percorsi mentali divertenti e inaspettati.
Molto divertente in questa edizione italiana anche la prefazione di Francesco Guglieri ,scritta in notevole assonanza con lo stile umoristico di Gauld. Se in genere saltate le introduzioni perché sembrano scritte da un amico che alle undici di notte non poteva dire di no al telefono, questa volta invece partite da lì. Vi spiegherà perché, con quella intelligenza ironica e sottile, “In cucina con Kafka” sarebbe piaciuto tanto a Eco o a Fruttero & Lucentini. E capirete anche perché abbiamo evitato come la peste il termine semplicità parlando di Gauld. Nessuno spoiler, riderete tanto.
Gauld ha vinto il premio Eisner 2018, una sorta di piccolo nobel nel genere. Non è alla sua prima uscita per i lettori italiani. Nel 2014 è stata pubblicata la raccolta dal titolo “Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo”, ancora reperibile on line su molti siti (e vi suggeriamo di procurarvi anche quella).
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lunedì, agosto 21, 2017
Deep Dark Fears - Le paure irrazionali dei lettori
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| Quando uccido un insetto, ho paura della retribuzione karmica |
Sfogliando le pagine dei social non si direbbe, invase come sono da scemenze, palesi falsità e banalità atroci, ma il vero punto forte della rivoluzione web è stato il crescere e diffondersi di intelligenze collettive. Sulla loro portata non abbiamo forse preso abbastanza consapevolezza: non sono la semplice somma di più intelligenze, né immaginiamo quanto lontano ci possano portare.
Deep Dark Fears è un curioso esempio di intelligenza collettiva nel mondo delle strisce. Definizione ufficiale: “A comic about irrational fears”, un fumetto sulle paure irrazionali.
Prima riflessione: due schiaffi ai neuroni chiedendoti come mai nessuno ci avesse pensato prima, specie ora che tutto sembra essere già pensato e ideato. Viviamo di epigoni anche belli ma non c’è uno straccio di idee nuove in giro. Oltre lo strato di idiozie social e martellamenti pubblicitari da che cosa è davvero invaso il cranio di tantissimi umani? Paure irrazionali. Bene, facciamole raccontare e abbiamo un soggetto letterario polimorfo e infinito.
La trovata è in apparenza semplice e lineare. I lettori scrivono a Fran Krause, l’autore, raccontando in breve una loro paura irrazionale. Il cartoonist le riporta in una comic strip, in genere nella formula classica a quattro vignette ma non mancano occasionali storielle più lunghe su più quadri o vignette singole. Pantofole e poltrona per il nostro bravo e furbo autore, direte voi. In realtà le cose non sono così facili. Il talento qui sta nel trasfigurare gli incubi con uno stile di disegno ingenuo che possiamo accostare a quello del più noto Liniers. Anche le angosce personali più stupidotte e demenziali prendono così vita, diventano divertenti. I particolari del disegno inseriscono ironia e surrealismo. Deep Dark Fears innesca un circolo di identificazione o consolatorio con il lettore. Stimolando contributi dai nuovi avventori. Ma guarda un po’ che inquietudini hanno anche gli altri coabitanti del pianeta, aspetta un po’ che prendo coraggio e racconto anche la mia.
La miscela di tormenti cerebrali e umorismo funziona. Persino sotto l’aspetto psicologico: sorridere porta a esorcizzare le paure. Il passaparola viene dilatato dai meccanismi virali dei vari Twitter, Facebook, Instagram, Tumbrl nei quali la striscia si affaccia ogni giorno. Fino alla all’apoteosi del fumetto: esiste davvero quando lo puoi toccare su carta. Due raccolte, una omonima del 2015 e un’altra ora in uscita questo settembre 2017 con il titolo Creep, già prenotabile nelle varie librerie web. Purtroppo solo in inglese e poche altre lingue, manca ancora un editore italiano (più sotto un assaggio con traduzione italiana nelle didascalie).
Perché mai leggere su un bel libro profumato di carta quando posso trovare le tavole di Krause dappertutto sul web? Ma che domande. Il marketing vi risponderebbe che nelle pagine dei libri ne troverete un’altra cinquantina inedite su internet. Ma ci sono ragioni più profonde e terribili. Non sapete che leggere la notte i fumetti con quegli arnesi elettronici diabolici brucia lentamente le cellule cerebrali e culla gli incubi? Volete mettere con un bel libro sotto la lucina del comodino mentre i vostri mostri personali sotto il letto sospirano malinconici?
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| Ogni volta che mi metto a cucire tolgo le lenti a contatto e indosso gli occhiali. Così se non posso controllare l'impulso a ficcarmi l'ago nell'occhio gli occhiali mi proteggeranno. |
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| Quando mi trovo in un posto nuovo faccio sempre un veloce calcolo mentale. Se dovessi morire improvvisamente quanto tempo ci vorrebbe prima che scoprissero il mio corpo? |
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venerdì, aprile 07, 2017
Sherlock Holmes nei Peanuts di Luigi Siviero
Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti (Prospettiva Globale – ProGlo, 2016) è un libro nel quale ho cercato di “catalogare” tutti i fumetti legati in vario modo a Sherlock Holmes. Una parte del lavoro è stata proprio quella di catalogare i fumetti: individuare e classificare quali fumetti sono stati fatti e pubblicati e da chi.
Il risultato finale non è stato un semplice elenco di fumetti su Sherlock Holmes. Innanzitutto durante la stesura il libro si è arricchito un poco alla volta di piccoli aneddoti e curiosità sparpagliati qua e là nei vari capitoli. In secondo luogo per i fumetti americani e britannici ho adottato una prospettiva storica: non mi sono limitato a catalogare i fumetti, ma ho inserito le varie opere nel quadro generale dell’evoluzione del fumetto anglosassone (una parte non indifferente del lavoro è stata capire come raggruppare i fumetti in aree omogenee). Infine la mole immensa di materiale legato a Sherlock Holmes, vista nella sua totalità, mi è sembrata un’occasione per riflettere su concetti come creatività, originalità, copia, diffusione delle idee, plagio, omaggio…
Per quanto riguarda le strisce e le tavole domenicali, ho dato spazio ovviamente alla nascita degli spazi riservati ai fumetti nei quotidiani americani alla fine dell’Ottocento, alla creazione delle agenzie di distribuzione delle strisce e all’evoluzione dei fumetti da cartacei a digitali. La “sherlockizzazione” dei personaggi (cioè la trasformazione dei personaggi in detective vestendoli con mantellina e berretto deerstalker) ha riguardato quasi tutti i principali autori di strisce, da Elzie C. Segar a Chester Gould, da Floyd Gottfredson a Charles M. Schulz.
Nel paragrafo 8.7.1 proposto qui di seguito ho passato in rassegna le strisce sherlockiane presenti nella serie Peanuts di Charles M. Schulz.
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Sherlock Holmes nelle strisce moderne: Peanuts di Charles M. Schulz
Esistono otto strisce e una tavola domenicale della serie Peanuts di Charles M. Schulz nelle quali viene citato Sherlock Holmes.
In una tavola domenicale del 28 gennaio 1962 Frieda apostrofa Snoopy perché poltrisce anziché andare a caccia di conigli. Il cane si mette in bocca la pipa, indossa il deerstalker e si avvia quieto alla ricerca di tracce della selvaggina.
Un anno più tardi, il 24 ottobre 1963, uscì una striscia nella quale Charlie Brown paragona la lettura di un adattamento per bambini di un racconto di Sherlock Holmes al bere una bibita diluita.
Nel fumetto del 28 agosto 1964 Charlie Brown afferma che Il mastino dei Baskerville è il suo libro preferito. Non la pensa allo stesso modo Snoopy, indispettito perché il cane non ha il ruolo di protagonista.
Dal 20 al 31 agosto 1968 Schulz dedicò un ciclo di strisce alla misteriosa Lila, una ragazza che scrive una lettera a Snoopy e alla quale il cane è affezionato. Diverse strisce sono incentrate sul mistero dell’identità di Lila, che in seguito si scoprirà essere la prima padroncina di Snoopy, e sulla curiosità di Charlie Brown di sapere chi è la bambina alla quale il suo cane è così legato. Nella striscia del 27 agosto Linus dice a un Charlie Brown esasperato dalla curiosità e dalla gelosia che ha fatto un’indagine su Lila. Charlie Brown risponde: Quello di cui avevo bisogno, uno Sherlock Holmes che non sa separarsi dalla coperta.
Nella striscia del 15 aprile 1976 Marcie confeziona un nuovo cappello da baseball per Piperita Patty. Il cappello ha una doppia visiera che lo fa assomigliare al deerstalker di Sherlock Holmes. Piperita Patty, con indosso il deerstalker, risponde « Terribile, mio caro Watson!! » a Marcie che le ha chiesto un giudizio sul berretto.
Nel fumetto del 16 ottobre 1979 Charlie Brown dà a Snoopy un nuovo libro. « È uno di cui non ho mai sentito parlare », pensa Snoopy, « “Il mastino dei Beagleville ».
Il tema di due strisce pubblicate il 30 e 31 dicembre 1993 è la paura provata da Snoopy nell’ascoltare Charlie Brown che legge Il mastino dei Baskerville ad alta voce. Anche nella striscia del 28 gennaio 1994 Snoopy fa compagnia a Charlie Brown mentre legge un’avventura di Sherlock Holmes ad alta voce. In questo caso la storia è Barbaglio d’argento. Nel sentire un passo del racconto nel quale viene descritto un cane che di notte non fa nulla, Snoopy pensa che quella è la parte della storia che preferisce.
Cherles M. Schulz parlò della sua passione per Sherlock Holmes in un’intervista rilasciata a Gary Groth:
Quando ero agli ultimi anni delle superiori ero (…) un fan di Sherlock Holmes, e ho letto ogni storia di Sherlock holmes che fosse mai stata scritta. Comprai un album all’edicola. E disegnai le mie storie di Sherlock Holmes, riempiendo l’album come se fosse una grande rivista di fumetti. L’unica persona che lo abbia mai letto è stato un mio amico di nome Shermy (…) che suonava il violino, e dal quale andavo ogni tanto per sentirlo suonare. [Gary Groth (intervista a Charles M. Schulz), Schulz at 3 O’Clock in the Morning, in M. Thomas Inge (a cura di), Charles M. Schulz: Conversations, University Press of Mississippi, 2000, p. 179.]
Copertina di linusgiallo, supplemento a «Linus» n. 19 (Milano Libri, 1966). Per questa copertina è stato utilizzato un particolare della nona vignetta della tavola domenicale del 28 gennaio 1962.
A proposito dell’assimilazione della figura di Sherlock Holmes nei fumetti dei Peanuts si possono citare anche alcuni prodotti di merchandising. Nel 1974 fu trasmesso un cartone animato intitolato It’s a Mystery, Charlie Brown nel quale Snoopy e Woodstock, vestiti con deerstalker, mantellina e pipa che fa le bolle di sapone, indagano sulla scomparsa del nido dell’uccellino. Dopo avere scoperto che il nido era stato rubato da Sally per esporlo a scuola, Snoopy lo rimette sull’albero. Dai fotogrammi del cartone animato furono ricavati tra le altre cose un libro a fumetti per bambini, formato da una sequenza di immagini affiancate da testi in prosa, un fumetto abbinato a un’audiocassetta su cui era registrata una narrazione a voce della storia e un puzzle di legno. Nel puzzle, composto da tre vignette, viene riprodotta la sequenza nella quale Snoopy rimette il nido sull’albero.
Negli anni Ottanta fu prodotta una spilla con un’immagine di Snoopy vestito da Sherlock Holmes che guarda attraverso una lente d’ingrandimento e dice « Ho scoperto che ti amo ».
Copertina del fumetto It’s a Mystery, Charlie Brown con abbinata l’audiocassetta (1980). Nel blog GooGooGallery ci sono alcune immagini interne.
Naturalmente furono prodotte spille e pupazzetti di Snoopy vestito da detective. Un pupazzo molto accurato di Snoopy fu creato appositamente per una foto di scena sul set di Murder by Decree (Assassinio su commissione), un film diretto da Bob Clark nel 1979 nel quale Sherlock Holmes, interpretato da Christopher Plummer, indaga sugli omicidi di Jack lo Squartatore. Nella foto, che serviva a pubblicizzare il film, Plummer osserva Snoopy con sguardo inquisitore.
Infine a proposito dei Peanuts si può citare il fumetto amatoriale Shades of Sherlock realizzato da John Jacobson per il numero di settembre 1972 della fanzine omonima.
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lunedì, marzo 27, 2017
Dall'11 settembre a Barack Obama di Luigi Siviero: Doonesbury
Pubblichiamo su Balloons un estratto tratto da uno studio di Luigi Siviero intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama edito nel 2013 dalla casa editrice NPE.
Nel libro sono stati presi in considerazione da molteplici punti di vista tantissimi fumetti legati ai temi degli attentati dell’11 settembre 2001, della Guerra al Terrore e dell’elezione di Barack Obama. I fumetti di cui si è occupato l’autore spaziano da L’ombra delle Torri di Art Spiegelman a Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora di Frank Miller, da Julia di Giancarlo Berardi a Afghanistan di Emmanuel Guibert, da Ultimates di Mark Millar e Bryan Hitch a I segreti del Quai d’Orsay di Abel Lanzac e Christophe Blain.
In questo ampio sguardo su fumetti tanto eterogenei legati alla storia contemporanea hanno trovato un posto di riguardo anche alcune strisce statunitensi: Doonesbury di Garry B. Trudeau, The Boondocks di Aaron McGruder, alcuni editorial cartoon di Ted Rall e di altri vignettisti politici, Beetle Bailey di Mort Walker, Opus di Berkeley Breathed e le decine di strisce nelle quali l’11 settembre 2011 è stato commemorato il decennale degli attentati.
Data la mole di fumetti incentrati sull’11 settembre e sulla Guerra al Terrore, la striscia a cui è stato dedicato più spazio nel libro è Doonesbury. Qui su Balloons vengono proposti il paragrafo 7.1, nel quale è stata fatta una panoramica sui rapporti fra Doonesbury e la Guerra al Terrore, e il paragrafo 7.2.1, incentrato sul tema del giudizio morale sull’operato dei soldati americani in Iraq. L’influenza degli avvenimenti degli anni Zero su Doonesbury è stata talmente forte e d’impatto che nel libro sono presenti altri paragrafi dedicati alle strisce di Doonesbury sull’11 settembre, alla critica di Garry B. Trudeau al linguaggio dell’amministrazione Bush, al tema del disturbo post-traumatico da stress, al conflitto arabo-israeliano, al destino delle donne kamikaze in Paradiso, ai problemi di censura e all’elezione di Barack Obama.
Per una panoramica preliminare più ampia su Doonesbury, un'immensa e interminabile saga attraverso decenni di storia americana, potete dare uno sguardo alla pagina dedicata su i Ragnacci scritta qualche anno fa da Max Olla
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Doonesbury è una striscia del fumettista statunitense Garry B. Trudeau pubblicata sui quotidiani americani dal 26 ottobre 1970. Protagonisti del fumetto sono decine di personaggi inventati da Trudeau oppure realmente esistenti. Fra i personaggi realmente esistenti ci sono i Presidenti degli Stati Uniti, dal momento che Doonesbury, oltre ad essere un fumetto nel quale vengono raccontate le vite fantastiche dei personaggi creati dall'autore, è una striscia che ha nella satira politica una delle sue principali ragioni d'essere.
Nelle ultime quattro decadi Doonesbury ha dimostrato di essere molto più di una striscia tradizionale. È una soap opera, una tragedia, una commedia, un'agenzia investigativa, un commentario politico di ampie vedute, un flagello per la presunzione e la corruzione, tutto in uno (vedi intervista a Garry B. Trudeau, Garry Trudeau: 'Doonesbury quickly became a cause of trouble', in «The Guardian», 26 ottobre 2010).
Dopo avere presentato Bush Sr. come una persona invisibile (a causa del basso profilo tenuto quando era il Vice Presidente nell'amministrazione Reagan) e Clinton come una cialda, Trudeau usò delle metafore grafiche anche per George W. Bush. Inizialmente Bush, allo stesso modo del padre, fu rappresentato come una persona invisibile che indossava un cappello da cowboy (perché era stato governatore del Texas). Dopo l'elezione a Presidente l'invisibilità fu sostituita da un asterisco. Nella tavola domenicale del 13 aprile 2003, all'indomani dell'inizio della Guerra in Iraq (20 marzo), al posto del cappello fu disegnato da Trudeau un elmo imperiale romano. In un primo momento l'elmo fu nuovo e sfavillante, ma con il passare del tempo si ammaccò e la cresta diventò sempre più spelacchiata.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 1 gennaio 2001.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 13 aprile 2003.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 8 maggio 2007.
B.D., uno dei personaggi principali della serie, andò a combattere in Iraq, dove perse la gamba in un conflitto a fuoco a Falluja e rimase talmente scosso da soffrire di disturbo post-traumatico da stress. Trudeau fu influenzato dalle notizie che giungevano da Falluja, dove si combatté un'aspra battaglia dal 4 aprile all'1 maggio 2004. La serie di strisce nella quale B.D. perde la gamba fu pubblicata dal 19 al 24 aprile 2004, quando la Prima Battaglia di Falluja era nel vivo.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 21 aprile 2004.
Copertina di «Rolling Stone» n. 954 illustrata da Garry B. Trudeau (2004).
La sottotrama di Doonesbury di Garry B. Trudeau nella quale B.D. perde una gamba in Iraq e si ammala di disturbo post-traumatico da stress può essere interpretata, oltre che come fumetto introspettivo e informativo sul male psicologico, adottando come chiave di lettura il giudizio morale che i civili tendono a dare sui soldati in guerra, specialmente in conflitti come la Guerra in Iraq che dal punto di vista politico sono difficilmente accettabili.
Tutta la sottotrama è costruita in modo che il lettore creda che B.D. soffra di disturbo post-traumatico da stress perché ha perso la gamba in combattimento. Un'impostazione del genere fa sì che il lettore tenda a simpatizzare per B.D. Solo dopo lungo tempo viene rivelato che B.D. è psicologicamente a pezzi perché, preso dal panico, ha ordinato al suo fuciliere di sparare a donne e bambini poco prima di venire gravemente ferito. Difficilmente si sarebbe creata empatia se i lettori avessero saputo immediatamente cosa era successo: probabilmente molti avrebbero pensato che B.D. sarebbe stato un mostro se non si fosse sentito male per avere fatto ammazzare persone innocenti, e che il disturbo post-traumatico da stress era un male con cui meritava di fare i conti.
Un giudizio morale di questo tipo diventa più difficile dopo avere familiarizzato con la condizione di disperazione di B.D. Io penso che la sottotrama sia stata scritta in questo modo proprio per mettere i lettori nella condizione di non dare un facile giudizio morale (che non significa assolvere B.D. per quello che ha fatto).
Il giornalista Roland Hedley si recò in Afghanistan nell'autunno del 2001, immediatamente dopo l'inizio della guerra, e visitò una caverna nella quale aveva vissuto Osama bin Laden (il ciclo di strisce inizia con queste strisce ). In seguito andò anche in Israele e Palestina a intervistare Yasser Arafat e Ariel Sharon.
Un personaggio particolarmente legato alla Guerra al Terrore è Jeff Redfern, che nel 2001 si recò in Afghanistan come stagista della CIA e in seguito seguì un corso di tortura alla Walden University.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 3 novembre 2001.
Nel 2003, poco prima dello scoppio della guerra, Zio Duke si recò in Iraq assieme a Zolletta per lucrare sul futuro conflitto. In poco tempo diventò il signore della guerra della cittadina di Al Amok e accumulò una notevole fortuna. Oltre a Bush ritratto con indosso un elmo romano, Trudeau usò anche Zio Duke per sottolineare il carattere imperiale dell'invasione americana: il personaggio, appena giunto in Iraq, indossò una tunica romana e si proclamò proconsole.
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 18 marzo 2003.
A cavallo fra il 2007 e il 2008 Trudeau raccontò un altro ferimento di un militare in Iraq. Nelle strisce pubblicate dal 26 novembre all'1 dicembre e il 3 dicembre 2007 l'Humvee su cui si trovava Toggle fu colpito da un ordigno piazzato dai ribelli al lato della strada. Nei fumetti usciti dal 21 al 26 gennaio 2008 il ferito fu aviotrasportato in Germania, e nelle strisce pubblicate la settimana successiva gli furono diagnosticati trauma cranico e afasia.
La ricchezza di dettagli tecnici delle strisce dedicate al trasporto aereo del ferito spinse Bryant Jordan a intervistare Trudeau su questo specifico argomento. Il fumettista raccontò che era intenzionato a fare un volo un aereo con a bordo feriti gravi, ma che non aveva potuto farlo per mere ragioni logistiche. I permessi da richiedere erano così tanti che non avrebbe fatto in tempo ad ottenerli prima della scadenza della consegna del fumetto. Tuttavia Trudeau poté documentarsi andando nella base statunitense di Ramstein in Germania a parlare con i medici e il personale di bordo di un C-17 preposto al trasporto dei feriti.
Nella striscia del 26 gennaio 2008 un giornalista chiede ai feriti lievi che hanno viaggiato assieme a Toggle come si sono fatti male. I soldati rispondono di essersi infortunati giocando a pallavolo e frisbee. Si tratta di una gag basata sul materiale raccolto da Trudeau durante la sua visita a Ramstein:
[Bryant Jordan]: Ti ha stupito vedere quanti pazienti tornavano a casa con ferite e malattie non dovute ai combattimenti?
[Garry B. Trudeau]: Sì. Specialmente le ferite avute facendo sport. C'è un sacco di gente giovane, atletica e stressata che rimane vittima degli stessi incidenti banali che potrebbero capitare a casa. [Bryant Jordan (intervista a Garry B. Trudeau, Trudeau, Toggle and TBI - a Backstory to the 'Doonesbury' Aeromedical Flight,, 15 febbraio 2008)
Garry B. Trudeau, Doonesbury, 26 gennaio 2008.
Melissa Wheeler è un altro soldato che comparve in Doonesbury negli anni della Guerra al Terrore. La prima apparizione risale a una striscia del 26 marzo 2007, nella quale viene detto che Melissa è in cura presso lo stesso centro per veterani presso il quale si reca B.D. per guarire dal disturbo post-traumatico da stress. Nei fumetti pubblicati nei giorni successivi la ragazza dice a B.D. di avere subito un trauma sessuale: l'uomo capisce immediatamente che Melissa è stata violentata da un commilitone. Il tema della violenza sessuale subita da Melissa fu ripreso da Trudeau in una serie di strisce pubblicate dal 12 al 17 e dal 19 al 24 aprile 2010 (nelle quali Melissa si confida con un'amica e collega e riceve il sostegno di una psicologa dell'esercito) e dal 4 al 9 giugno 2012 (nelle quali Melissa si reca in una scuola per parlare della sua esperienza nell'esercito; una volta sul palco focalizza la sua attenzione sul problema degli stupri subiti dalle donne nell'esercito degli Stati Uniti).
Di servizio in Afghanistan nella base aerea di Bagram, Melissa viene promossa sergente nelle strisce pubblicate dal 5 al 10 luglio 2010. In una striscia la donna dice a un commilitone « Per te è sergente Puttana, Miller! ». In un'intervista Trudeau raccontò che il dialogo era basato su una storia vera:
È ispirata da un sottufficiale che ho incontrato un paio di anni fa. Mentre prestava servizio in Afghanistan, è stata promossa sergente di fronte ai suoi compagni, e ad alcuni la cosa non era andata giù. Quando un compagno di squadra la chiamò puttana, lei rispose “Per te è sergente Puttana!”. (Michael Cavna, Behind the Lines: 'DOONESBURY's' Trudeau illuminates today's 'Sgt. Bitch' strip, in «Washington Post», 9 luglio 2010)
Nell'estate del 2001 circolò in rete un finto articolo sui QI dei Presidenti degli Stati Uniti. George W. Bush, con un QI di novantuno, esattamente la metà di quello di Bill Clinton, risultava essere il Presidente con il più basso QI di tutti i tempi. La pseudo-ricerca fu divulgata dai quotidiani «The Guardian» e «New Zealand Southland Times», oltre che da Garry B. Trudeau, che fece una tavola domenicale di Doonesbury (2 settembre 2001) basata sulla bufala. Una volta scoperto che la notizia era falsa, Trudeau ne approfittò per rincarare la dose, dicendo di essere « Profondamente dispiaciuto per avere preoccupato chiunque pensi che il Presidente sia molto intelligente » (Anonimo, Doonesbury creator falls for hoax, in «BBC», 7 settembre 2001).
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lunedì, dicembre 12, 2016
10 anni di Balloons - Il tempo di Andrea Grillenzoni







Il pregiudizio di cui parli c'è e forse, giusto per buttarla impropriamente in linguistica, quel significato pregiudizievole si stringe pure a un significante macchiettistico, "fumetto", con quel suffisso diminutivo da Club dei Perdenti Ma Bravi Lo Stesso.
Cinema!, senti come è più aulico; probabilmente se dicessi che sono un esperto di "cinemetto" mi guadagnerei qualche occhiata di compassione e un paio di schiaffi indignati. Vedo nell'irrompere del termine "graphic novel", contro cui non ho niente ma che più che indicare un sottogenere di fumetto pare quasi voglia usurparne l'intera onomastica, un tentativo di ripulirsi e di presentarsi più adulti con nomi nuovi (ricordo che Gipi, in un'intervista a riguardo, rivendicò invece con orgoglio il fatto di realizzare "fumetti"). Ma penso che, per tornare alla tua domanda, questo tipo di fumetto stia riuscendo a presentarsi (giustamente) come qualcosa di altro da gioviale intrattenimento per gli infanti, forse anche perché alcuni di quegli infanti stanno crescendo senza smettere di leggere fumetti. Per le comic strip il discorso vale meno, in Italia hanno sempre avuto difficoltosa collocazione, scontrandosi con la tradizione peraltro nobilissima della vignetta satirica sui quotidiani, al contrario degli Stati Uniti. Tranne isolate eccezioni, scarsa presenza, quindi scarsa dimestichezza, quindi scarsa reputazione. Dubito che Doonesbury avrebbe mai potuto vincere l'equivalente di un Pulitzer da noi.


Dopo la laurea ho fatto un po' di lavori tra cui il ninja, il cravattaro e la diagonale. Al momento lavoro per un'agenzia di concerti per la quale seguo i social network, faccio un po' di grafica e comunicazione e ogni tanto riesco a infilarci dentro un pizzico di fumetto (tipo nel 2015 nel Lucca Summer Festival ). E mi vedo un casino di concerti. AGGRATIS perché sono un POTERE FORTE, LA CASTA DI ME STESSO.
Ogni tanto disegno ancora, sempre malissimo, per coerenza. Sulla pagina che citi ho pubblicato roba d'archivio, materiale dell'Università, del liceo, delle medie, poi restavano le fototessera, due lastre e l'ecografia quindi ho dovuto riprendere a fare qualcosa di nuovo, di tanto in tanto, sempre guidato dalla forza che più di tutte ha contraddistinto la mia esistenza, la pigrizia. Sono riuscito a sviluppare questa formula: disegno minimo e una scritta, basta. Ma questo una volta alla settimana. Gli altri giorni solo la scritta.

Dovevo scegliere, o imparavo a disegnare o diventavo il più grande domatore al mondo di dodo. E chi lo sapeva che quegli uccellacci fossero intolleranti all'estinzione, al momento era parsa la scelta più intelligente. Ogni tanto provo a disegnare per migliorarmi, ma faccio schifo, quindi mi arrabbio, quindi smetto di disegnare, quindi non miglioro. La volta dopo stesso circolo vizioso, una frustrazione che non ti dico e neanche un dodo su cui sfogarmi. Onestamente penso di non essere portato per il disegno, anzi, non credo di essere portato proprio per il fumetto ma continuo saltuariamente a farlo perché siamo animali irrazionali stupidi e compiamo scelte incomprensibili, siamo peggio dei dodo.

Però è soprattutto un’altra la riflessione che volevo proporti, da osservatore del mondo dei fumetti. In questi dieci anni l’aspetto più rilevante è stata la trasformazione del modo di comunicare, monopolizzato dalla bacheca di Facebook. Per un disegnatore di strisce, vignette, ecc, non è la morte civile vedere affogare le sue proposte nel marasma di idiozie delle bacheche, senza nessuna gerarchia (se non quella dei mi piace), alla pari degli sfoghi di qualunque cazzone?

Riguardo la seconda domanda, il social network di Zuckerberg è straniante perché può metterti in fila il video del gattino che si scaccola, la testimonianza strappalacrime di un amico che ha appena perso un parente e un post complottista sui poteri forti dell'enigmistica. Registri diversi, gradi emotivi disparati, profondità totalmente dissimili, tutto frullato nello stesso bicchiere. "Anything goes", è la quintessenza del postmodernismo. Senza fare lo snob, non posso dire di essere un appassionato fruitore di Faceboook ma comprendo l'importanza imprescindibile dei social network. Io lo uso come canale (ho anche un blog a fumetti e uno misto testi/fumetti, giustamente ignorati) e se la mia chincaglieria si perde tra pappagallini che ruttano e cure omeopatiche per l'ambidestrismo, beh, le regole sono quelle.

Ma io che cacchio ne so (qui risponde l'osservatore). Non ci capisco nulla (qui risponde lo "studioso"). In dieci anni credo sia cambiato principalmente il mezzo, o meglio, quel cambiamento già in corso da tempo ha preso maggiormente corpo: ci sono molti webcomic che si esprimono in formato striscia. Online non c'è quel filtro che la carta (l'editore) opera, quindi quantità non significa necessariamente qualità ma ci sono fumetti davvero validi (e spesso, comunque, neanche la carta è una garanzia di eccellenza). Da amante dell'umorismo cattivo, apprezzo molto Cyanide & Happiness o Joan Cornellà (gli amici pedanti a casa faranno notare che, tecnicamente, si tratta spesso di tavole più che di strisce). Seguo da tempo anche Sinfest che negli anni ha cambiato atmosfere e registro, diventando più narrativa e meno scoppiettante, talvolta non convincendomi appieno, ma è disegnata benissimo e sempre meglio. Da lettore di Linus continuo a seguire, in particolare, l'insuperabile Dilbert, Doonesbury, Monty e Pearls Before Swine / Perle ai Porci che avevo scoperto sul sito del relativo Syndicate prima che sbarcasse in Italia (abitudine di consultazione e ricerca che ho un po' perso). Ogni tanto torno sui classici (Peanuts, B.C., Calvin & Hobbes...). Ci sono anche alcuni italiani che mi piacciono ma siccome sono un vigliacco che teme di dimenticarsi qualcuno non faccio nomi.
La striscia sparirà? È da quando ti conosco che ti batti per la sopravvivenza di questo formato ed è ancora qui: la morte più lenta della storia, un trapasso al rallenty, alla Peckinpah. Sicuramente ci sono altre modalità di fumetto che suonano più prestigiose, ne parlavamo più su, ma credo ci sia ancora spazio per le strip, sicuramente su web e un po' meno su carta; tra le riviste di settore è rimasta solo Linus, qualche scampolo si trova su pubblicazioni di altro tipo, come la pagina dedicata di Internazionale, ma penso che questa penuria di rappresentatività abbia più a che fare con una crisi dell'editoria che della striscia (o quantomeno entrambe le cose). Che futuro avrà? Nel duemila ci saranno le strisce VOLANTI, le strisce sulla LUNA e sicuramente strisce robot nate per servirci che impazziranno e ci apriranno in due come un giornalino. Ciao a tutti, stop.
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