lunedì, settembre 23, 2013

 

Mutts di Patrick McDonnell

Mutts



Earl e Mooch

Mutts
è una striscia lirica e visionaria, intinta in una filosofia spicciola. Gli inchiostri di Patrick McDonnell sanno tirar fuori una riflessione e un sorriso anche dal niente, da tutto quello che i nostri occhi trascurano e danno per scontato, da frammenti, riti e pause di una vita che più ordinaria non si può. Fondali semplici e conosciuti, animati da un gatto, un cane, i loro padroni, e tanti altri piccoli animali, domestici e non, quattrozampe, pennuti, granchi.
Esistono comic strip epiche, carnevalesche, incontenibili nel sbellicare il lettore o strappare il sorriso. Qui è diverso, c'è poesia illustrata velata di una comicità delicata e sorprendente, impregnata di passione per la natura e la vita. Sono pennellate finemente umoristiche e sognanti che si compiacciono a svelare nelle ripetizioni di tutti i Earl e Moochgiorni momenti e luoghi nascosti, dimenticati e divertenti. Anche se i syndicate americani tendono ormai a respingere a priori le strip con animali parlanti
e pensanti, Mutts è comunque riuscita ad affermarsi come una delle strisce più innovative e incantevoli degli ultimi anni, amata e oggetto di culto tra i numerosi lettori.
La storia
Mooch e FrankMutts è nata da un lunghissimo periodo preparatorio. McDonnell sognava di realizzare una comic strip sin dai tempi della sua laurea alla School of Visual Arts nel 1978 ma i primi contatti con gli editori, come da copione, furono del tutto scoraggianti. Ogni anno negli USA nascono e muoiono centinaia di nuove strip che non trovano spazi di pubblicazione. McDonnell intraprese una lunga carriera di illustratore e, raggiunta una notevole fama, riprese a sviluppare l'idea negli anni '90, cercando questa volta l'appoggio di Schulz. Il papà dei Peanuts gli diede pochi semplici suggerimenti: evitare l'umorismo autoreferenziale e definire personaggi credibili. Grazie anche a questo sostegno la striscia debuttò il 5 settembre 1994 su alcuni grossi quotidiani e si affermò definitivamente nel 1995 occupando
gli spazi lasciati dall'abbandono del grande Calvin and Hobbes. Questa successione ha un significato non casuale: Mutts per le soluzioni stilistiche nuove e geniali ha preso il posto di leader tra le strip che fu già del capolavoro di Watterson. Il lungo e sofferto tempo per la sua creazione ci ha regalato una striscia che è una splendida sintesi di cento anni di storia in questo genere di fumetto e assieme un modello e una miniera di idee e spunti creativi.
Stile e scenari
it's raing cats and dogs
Mutts nasce dopo un secolo di strisce. Le influenze e i riferimenti stilistici sono tantissimi, come mostrato apertamente anche dal colto gioco di citazione delle tavole domenicali. A parte il grande papà Schulz, il più notevole e dichiarato perno d'ispirazione è Krazy 
Cat di G. Herriman, stralunato capolavoro di poesia, gioco e immaginazione sul quale l'autore di Mutts ha scritto un libro considerato fondamentale. E poi c'è il Popeye di Segar, ammirato
e citato da McDonnell, una striscia dall'umorismo furioso capace di offrire allo stesso tempo una storia in progressione e una gag al giorno. Il creatore di Mutts è un cultore delle comic strip e conosce la grammatica, la sintassi e i tempi di questo genere.
Il tratto è comunque molto originale, con pennellate minimaliste
che sembrano attingere più dall'esperienza del mondo delle tele che
da quello dei cartoni.
Muuts ComicsCome per altre strip che si appoggiano alle personalità perfettamente delineate dei personaggi, il cast funziona da catalizzatore. Il cartoonist diventa un medium che su carta fa esplodere le idee dettate dai pensieri, dal carattere e dalle iniziative dei protagonisti. Mutts è uno splendido esempio di arte sequenziale, altra definizione del fumetto artistico. Piccoli sonetti disegnati, con magistrale uso di pause, vuoti, dove i pensieri e le reazioni dei personaggi sono lasciati all'intuizione del lettore che partecipa alla costruzione della scena ed è spesso coinvolto in dense meditazioni. Gli sfondi quasi sempre sono appena tratteggiati con pochi dettagli che molto raccontano.
Mooch il gatto curioso ed Earl il cane fiducioso hanno lo spirito degli eterni cuccioli, come il loro autore. Vedono il mondo ogni giorno come se fosse la prima volta e proprio per questo sanno osservare di più.
Piacciono a tutti quelli che, come ricorda Neruda, hanno salvato e forse nascosto il bimbo che ha sempre vissuto nella propria anima. La striscia racconta anche una gratitudine esistenziale ed è una dichiarazione
d'amore e di rispetto per la natura, che talvolta sfocia in denunce protezionistiche.
Sunday comics
Bacio di Gustav Klimt, versione MuttsLe tavole domenicali a colori sono assolutamente strepitose, con dinamiche di impaginazione e sequenze capaci di stupire ogni volta i lettori. La raffinatezza
stilistica già presente nel bianco-grigio-nero delle classiche strisce giornaliere esplode in un gioco magistrale di colori e citazioni imprevedibili. La tavola iniziale che funziona da logo e da titolo viene trasformata ogni
Grido di Munch, versione Muttsvolta da McDonnell in un tributo grafico ad artisti e capolavori popolari. Assistiamo così ad una rivisitazione "muttsiana" del famoso Bacio di Gustav Klimt, della Persistenza della memoria di Dalì, del Grido di Munch, di opere di Basquiat, Matisse, Andy Warhol, Gauguin, Mirò,
e tanti altri che secondo le parole dell'autore hanno reso visibile l'invisibile. Ma gli omaggi si estendono a poster e copertine di film e dischi che hanno segnato la cultura moderna, Stevie Wonder, Procol Harum, e persino ad altri fumetti storici come Dick Tracy o a famose pubblicità e confezioni di prodotti. Mutts è un testimone delle immagini della nostra epoca.
Earl e Mooch
Come quasi tutti i cani, Earl ogni giorno e in ogni momento festeggia la vita. Come tutti i padroni sanno, ha entusiasmo e fiducia incrollabili. È un amicone disponibile, con i suoi rituali  e manie. Scena di attacco al postino come da schema classico, ulula quando  rimane solo, abbaia agli scoiattoli, adora il cibo umano, dorme ai piedi del letto. Ragiona molto concreto, da una realistica prospettiva canina.  Le mille quiete, riflessive e deliziose varianti delle passeggiate al  guinzaglio con Ozzie, il suo padrone, arrivano da un'ispirazione autobiografica. Nella vita di McDonnell esiste infatti proprio un cane con questo nome.
(sotto la strip dedicata all'undici settembre)
Ozzie e Earl, commemorazione del 11/9
MoochMoochNon esistono gatti ordinari. Forse è per questo che nel cast di tante strip c'è un micio. Mooch è imprevedibile, contraddittorio, enigmatico, incoerente, la scintilla perfetta per innescare nuove scene. Allo stesso tempo curioso e rilassato, indipendente e orgoglioso ma anche bisognoso di affetto e cure. Vive con Frank e Millie, vicini di casa di Ozzie il padrone di Earl, suo grandissimo amico e compagno di escursioni e riflessioni. Ha una sorta di passione feticista, a quanto
sembra molto diffusa nella sua razza, per un piccolo calzino rosa. Qualcosa di diverso dalla coperta di Linus: più che un rifugio è un esaltante pezza che rattoppa i languori dell'esistenza e gli regala una
goduria intima e profonda. Il piccolo calzino rosaIl gatto ha comunque un amore vero, ostinato e romantico: Shnelly, una micia seminascosta dietro una finestra e che conosciamo solo per le
sue orecchie. Una Shnellypassione sofferta anche per la competizione dell'altro instancabile corteggiatore Noodles. Shnelly da parte sua si diverte a gettare benzina sulla rivalità. Come nella tradizione delle antiche comic strip, Mooch ha un suo modo particolare di parlare che purtroppo si perde nella traduzione italiana: uno "sh" strascicato che sostituisce tutte le esse, yesh, shtop, shomewhere….
Gli umani
Millie e FrankOzzieI personaggi umani sono introdotti attraverso gli occhi di Mooch, Earl e degli altri animali. Ozzie, il padrone del cane, ad esempio è definito da Earl così: "è il tipo che mi nutre, mi da grattatine e mi porta a passeggio" (risposta di Mooch: "dove posso procurarmene uno?"). Ozzie, naso grosso e baffi, è il più autobiografico dei protagonisti, ispirato in parte all'autore e in parte a certi personaggi silenziosi del cinema e delle comicstrip storiche.
Frank e Millie sono vicini di casa e si prendono cura di Mooch. Sono una coppia di pensionati con percorsi di vita ormai assestati: Millie coccola il gatto e sopporta il marito, Frank ama Millie e sopporta Mooch, il felino a sua volta si fa beffe di entrambi.
ButchieButchie è il proprietario del luogo di ritrovo preferito di Mooch e Earl, una sorta di macelleria, rosticceria, pasticceria dove si trova ogni genere di agognato cibo umano. Grosso, naso a patata, grembiule e cappello è il vero
Doozyantagonista dei due quadrupedi. Instancabili, con lui ci provano sempre con nuove trovate, non si sa mai. In alcune tavole appare una bimba di nome Doozyche ama tutti gli animali dei vicini.
Altri cani e gatti
Guard DogSourpussGuard  Dog, il cane da guardia sempre legato alla catena. Madre natura l'ha
disegnato tosto, dovrebbe fare paura, recitare il ruolo dell'antagonista cattivo. E invece è una figura un po' tragica e penosa con un cuore dolce e pensieri garbati. Sourpuss è un grosso gatto che detesta tutto. Ha iniziato manifestando l'odio per i lunedì ma poi l'intolleranza è scivolata sul resto della settimana e infine su qualsiasi aspetto del creato. Woofie è un cane dall'affetto bavoso e incontenibile. Tutto per lui è
"wuf wuf", amore incondizionato. Mooch e gli altri tentano di difendersi da questi eccessi di sdolcinatezze canine. Shtinky Puddin' (indovinate chi gli ha dato il nome, con riferimento alla puzza dato
Shtinky e Mr. Noodles
che è stato trovato nell'immondezza), conosciuto anche come WoofieJules,
è un gattino smarrito, afflitto da incertezze abissali. Ha un animo sensibile ed è ossessionato dal problema delle specie in pericolo di estinzione. Ha il compito di mostrare l'ideologia protezionista dell'autore. Shtinky sta spesso con Mr. Noodles, vissuto
gattaccio da vicolo, sorta di padrino e mentore per il micetto, nonché rivale in amore di Mooch.
Altri animali
Bip e BopPhilippeGli scoiattoli Bip e Bop, un classico dei cartoni, una coppia di anarchici degli alberi, perfidi bombardieri di noccioline con annesse ciniche riflessioni filosofiche e massime di saggezza sempre  a loro favore. Sid è il pesciolino nella tradizionale boccia di vetro. Vive nella casa di Mille e Frank e soffre con triste sarcasmo la sua prigione di vetro. Nei parchi intorno svolazzano e simpatizzano una varietà di uccelli stralunati, canterini e romantici con nomi come Philippe e Phoebe.
Sid
Crabby nella versione Procol Harum
Poi c'è il mare dove Earl e Mooch trascorrono le estati. Un altro mondo da esplorare dove vive Crabby il simpatico granchio dal brutto caratteraccio (gioco di parole inglese: crab uguale granchio, crabby uguale bisbetico e acido). Crabby sostituisce, secondo i canoni delle comic strip, con un mucchio di "#*%@+" il linguaggio salato da marinaio incazzato dell'angiporto. Imperdibili i dialoghi e contrasti con la moglie Lollipop e con le Mussels Marinara, ineffabili mitili bivalvolari. (a sinistra una tavola ispirata ad un famoso disco dei Procol Harum)
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MUTTS the comic art of Patrick McDonnellMoochMutts è la classica comic strip con più livelli di lettura. Perfetta per le teste semplici dei bambini, ubriacante per i neuroni del più sofisticato intellettuale grazie al magistrale gioco di citazioni e riferimenti. Per chi vuole entrare appieno nello spirito della strip è assolutamente d'obbligo "MUTTS the comic art of Patrick McDonnell", purtroppo non reperibile in italiano. È forse il miglior libro di comic strip e vale la pena cercarlo in originale presso Amazon o altri siti che vendono in rete. Dalle Il primo libro dei Mutts edizioni Baldini e Castoldinostre parti le strisce sono state pubblicate, ma ora non più, da Linus e raccolte in alcuni libri dalla defunta Baldini e Castoldi. Ricco di informazioni è muttscomics.com, sito ufficiale molto ben curato. Il miglior modo per seguire questa strip: iscrivendovi potete ricevere gratuitamente ogni giorno sulla vostra casella di posta una nuova striscia. Altre strisce potete trovarle anche sulla pagina Facebook.

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mercoledì, giugno 13, 2007

 

Sunday comic (6)


Un altro dei problemi con le tavole domenicale è quello del colore. Anche se ormai sempre più spesso le strisce giornaliere stanno abbandonando lo scarno bianco e nero, per tradizione le versioni domenicali sono a colori. E il settimo giorno per l’autore che va a comprarsi un po’ di quotidiani è quello delle scoperte cromatiche. Quasi impossibile trovare due fogli stampati che abbiano le stesse gradazioni. Molto spesso il risultato non è quello voluto. Non sempre purtroppo si tratta di sfumature o leggere variazioni di tonalità.
Con il passare degli anni, per quanto possa sembrare paradossale vista l’evoluzione tecnologica, le sunday comic hanno perso molto del loro antico splendore. Così come le loro dimensioni sono diminuite (impensabili oggi i paginoni dove andava Little Nemo), anche la gamma della tavolozza è stata ristretta. I colori sono diventati piatti e primari.
Non lo sappiamo, non ce ne rendiamo conto ma molto spesso non vediamo le tavole con le tonalità scelte dagli occhi del cartoonist. Il problema è generale, non solo nella stampa. Anche su Internet e sui nostri monitor le differenze sono tante, difficilissimo ottenere un risultato univoco, anche identificando sul piano informatico il numero del colore. Fanno un po’ ridere i 16,8 milioni di colori dichiarati dai nostri schermi moderni, non esiste umano che sarebbe capace di distinguerne la centesima parte. Tenendoci anche alla palette ritenuta sicura per il web di 256, comunque si fanno belle scoperte osservando sui monitor di amici e colleghi: la riproduzione varia in modo palese.
Tornando alle tavole domenicali, per arrivare ad un risultato accettabile e cercare di sfruttare al meglio la “palette” disponibile, i cartoonist ricorrono ad un sistema di annotazioni che individua con precisione il colore scelto per quella determinata area. Saltando così tutte le variazioni che possono dipendere dai passaggi, dalle scansioni e letture effettuate dalle diverse macchine. Un esempio di questo lavoraccio possiamo vederlo sotto, osservando come McDonnell, l’autore di Mutts pilota il processo di stampa di una tavola domenicale. Giocando con i numeri si riesce spesso ad ottenere la brillantezza e le sfumature volute.






L'esempio è tratto da "Mutts - The Comic Art of Patrick McDonnell". È una edizione splendida, non solo per chi ha il culto di questa strip, in assoluto uno dei migliori libri di comic strip in circolazione, per la raffinata impaginazione e per quello che l'autore racconta. Un volume dedicato ad un'arte come dice il titolo, lontano dalle rozze raccolte di fumetti incollate e cucite alla buona alle quali ci ha abituato il mercato, non sfigurerebbe vicino a quelli dedicati alla pittura . Un vero peccato che nessun editore dalle nostre parti abbia pensato a una versione italiana. Accompagnandosi con grandi illustrazioni, bozze, schizzi, l'autore racconta Mutts, i personaggi, i riferimenti e le citazioni, ma anche un bel pezzo della storia delle comic strip e la sua passione per questo genere di fumetto. McDonnell, ricordiamo, è anche uno dei principali studiosi di Krazy Kat e Popeye oltre che appassionato cultore di tutta l'arte visiva contemporanea. Caldamente raccomandato, si trova ad un prezzaccio favorevole su Amazon.



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mercoledì, luglio 02, 2008

 

Mutts - Shelter Stories

Articolo a cura di Cius


Non ci dev'essere niente di più bello per un cartoonist di sapere che il suo lavoro può trasformarsi ed evolversi nel tempo a favore di una giusta causa.
E' capitato a Patrick McDonnell e ai suoi Mutts con la pubblicazione dell'ultima raccolta "Shelter Stories" letteralmente "Storie da canile" uscita all'inizio di maggio nelle librerie americane diventando da subito un successo (e reperibile tramite la solita Amazon, qui).
In questa particolare raccolta sono state inserite più di cento "Shelter Stories" pubblicate dal 1998 ad oggi all'interno della serie regolare di strip quotidiane (normalmente ricompaiono per volontà dell'autore due volte all'anno: nella prima settimana di maggio e nella prima di novembre) . Sono strisce che come tema hanno appunto quello dell'adozione di animali abbandonati e rinchiusi nelle strutture di accoglienza.

(la prima strip di Shelter Stories pubblicata nel novembre 1998)

Il periodo estivo, ce lo permetterete, è quello giusto per affrontare l'annoso e sempre attuale tema dell'abbandono degli animali da parte di gente a dir poco sconsiderata. Questa "moda" di ritenere cani e gatti dei giocattoli è causa in primis di incidenti e tragedie, in secondo luogo del sovraffollamento proprio di quei canili di cui si va a parlare. C'è da sperare che a parlarne di sovente, battendo il chiodo anche sulle teste più dure, prima o poi si riesca a debellare una delle pratiche più odiose della nostra società moderna. In un modo o nell'altro molto spesso queste povere bestie fanno una brutta fine, ultimo cerchio di una società che si dimentica degli ultimi.

Così, da sempre attento a tematiche ecologiste ed ambientaliste, McDonnell deve aver pensato che raccontare questa triste realtà a modo suo, avrebbe potuto stimolare i suoi lettori ad un più ampio senso civico e con la complicità di una risata magari convincerli ad adottare qualcuno degli ipotetici amici a quattro zampe di Earl e Mooch la coppia protagonista delle sue strip.
Nate il 2 novembre 1998 le Shelter Stories sono state da subito amate dai lettori. Una vera e propria serie inclusa in quella principale con le sue regole e le sue strutture narrative. Rimangono le battute veloci e delicate di sempre ma gli animali sono ogni volta diversi, spesso i protagonisti non compaiono neppure e il teatrino è tutto in mano a loro e alle loro vicissitudini.

Dietro a tutto questo c'è un forte senso tutto americano per il prossimo. Nelle pagine della raccolta di "Shelter Stories" si susseguono strip e foto di animali adottati con tanto di frasi ad effetto tipo "e vissero felici e contenti".
La qualità però del lavoro è ottima (come sempre del resto per le raccolte di Mutts) e le strip da leggere sono intrise di quella semplicità e di quella leggerezza tipica dello stile di McDonnell che riesce a parlare con giusto equilibrio anche di temi piuttosto delicati.

(una vignetta della serie dedicata all'uragano Katrina dell'agosto del 2005)

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giovedì, dicembre 28, 2006

 

La traduzione delle strisce, partendo da Magritte


Quello sopra è un dipinto del 1953 di René Magritte chiamato "Golconde". Che ha a che fare con le comic strip e con il tema che iniziamo oggi?

McDonnell, l'autore di Mutts, nella tavola iniziale delle sue sunday comic, che funziona da logo e da titolo,
inserisce sempre un tributo grafico ad artisti e capolavori popolari. Avremo l'occasione più volte ancora di parlare di Mutts (
vedi scheda), amatissima da Schulz e considerata una delle migliori comic strip di sempre da gente come Spiegelman, Feiffer e Groening.

Partiamo da un primo quadro (qua sotto) di una tavola domenicale che cita l'opera di Magritte e prosegue sul tema di una danza della "non pioggia" di Earl e Mooch, il cane e il gatto protagonisti della strip. Questo primo quadretto è interessante per proporre una prima riflessione allegra e un giochetto sul tema delle traduzioni delle strisce.
Si osserverà, non ci sono parole, che problema c'è?. Eppure le cose non sono come sembrano.
La commistione tra testo e disegno è fortissima nelle comic strip e spesso il disegno trasporta dei significati idiomatici propri di una lingua.


Per il lettore italiano che non conosce Magritte il disegno appare comunque divertente, se poi afferra la citazione la tavola risulta ancora più spassosa. Se però non conosce l'inglese perde un giochetto idiomatico che è veicolato* da McDonnell. "Piove a catinelle" infatti è spesso reso in inglese con l'espressione idiomatica, a dire il vero piuttosto tradizionale e non usata dalle nuove generazioni, "it's raining cats and dogs"(letteralmente: stanno piovendo gatti e cani).
Le lingue non possono essere tradotte meccanicamente, come se fossero dei codici segreti nei quali ad ogni parola ne corrisponde esattamente un'altra. Questo lo sappiamo già. Ma tradurre è una cosa dannatamente seria e non è solo "dire la stessa cosa in un'altra lingua" (
Umberto Eco). Le lingue sono espressione di una cultura, stracariche di espressioni tipiche che rivelano anche modi di pensare e vedere le cose. E questo vale anche per le modalità con cui vengono costruiti periodi e frasi. Lo stesso si può dire anche per uno slang, come quello giovanile, che racconta una visione del mondo.

Per le comic strip che scherzano e giocano con parole e disegni, pescando spesso dalla propria cultura nazionale, il problema è ancora più serio, come racconteremo in alcuni prossimi post.

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[ Piccola nota dei redattori del blog: è vero, sembra che andiamo un po' a casaccio con gli argomenti ma intendiamo lo strumento "blog" nel senso letterale di "web log", vale a dire "appunti in rete". Appunto: appunti, sparpagliati, mano a mano che ci riflettiamo o prendiamo spunti. Appunti che riprendiamo dopo qualche giorno. Se avessimo voluto qualcosa di ordinato avremmo messo su un sito, oppure, ancora meglio, un libro. Magari un giorno, trovateci un editore intanto ;-) , non si trovano per le raccolte di strip, figuratevi per un libro che parla di strisce]

*veicolato, ah, era almeno da un anno che volevamo usare il verbo veicolare in un bel contesto (!).

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lunedì, settembre 09, 2013

 

Krazy Kat di di George Herriman


Coconino - Krazy Kat


Krazy KatIl gatto matto della contea di Coconino è stato molto amato ma ha avuto scarso successo commerciale. Presso molti intellettuali contemporanei e poi per tutto il ‘900 la reputazione crebbe sino a trascendere le umili origini nella pagina dei comics. L’opera di George Herriman è fondamentale perché con lui, per la prima volta e ad un culmine che non sarà più raggiunto in seguito, il fumetto guadagna dignità artistica. Si afferma un nuovo medium, non più solo combinazione di parole e figure, sottogenere ibrido di scrittura e arti figurative. Il gatto poetico non era per bambini e non era il prodotto facile che strizzava l’occhio al popolo. Da Krazy Kat in poi, alla faccia di tutti quelli che manterranno i pregiudizi, fu chiaro che il cartoon non è solo disegnare o rappresentare in modo caricaturale la realtà, ma anche un modo di vedere.

L’umore stravagante e il fascino esoterico, le qualità raffinate che hanno catturato l’immaginazione degli artisti sono proprio le stesse che hanno reso Krazy Kat inaccessibile al grande pubblico. La leggenda dice che Picasso ne andasse matto e che Kerouac vi abbia visto i primi semi della Beat Generation. L’elenco degli appassionati nell’intellighenzia è notevole: il regista Frank Capra, J. Joyce, E. Hemingway, W. Disney, U. Eco in Italia e molti altri ancora. Il gatto con la sciarpa rossa ha tracciato per sempre la storia delle comic strip. Tutti i cartoonist hanno qualcosa di Herriman nelle loro matite, anche se tanti non ne sono consapevoli. Dai trentuno anni di vita della strip arriveranno infinite trovate, spezzoni di idee, soluzioni che sparpagliate verranno riprese e sviluppate da più generazioni di disegnatori e sceneggiatori.

Storia
George HerrimanLa striscia ha modestissime origini, nasce in una specie di sottoscala delle tavole, per riempire lo spazio sprecato di un’altra comic strip di Herriman che si chiamava The Dingbat Family (muterà il nome in The Family Upstairs). Prima in un angolo vuoto della scena appaiono minuscoli il gatto e il topo che lancia subito qualcosa. Poi in dei rettangolini, una striscia che scorreva ristretta in parallelo, ricavata sotto quella principale nello spazio avanzato della pagina. L’idea piacque e suggerirono a Herriman di far crescere il soggetto in uno spazio autonomo.

Hearst il magnate dell’editoria fu ostinato e devoto nel proteggere Herriman e Krazy Kat. Una stranezza agli occhi dell’opinione pubblica visto che viene ricordato come affarista spietato, sbeffeggiato dalla caricatura di Orson Wells in Citizen Kane. Ma è a lui che si deve la sopravvivenza della striscia. L’indifferenza del pubblico di fronte alla complessità delle tavole spingeva i suoi editori locali a lamentarsi e chiedere il taglio della strip. La risposta sarà sempre la stessa: “keep running it”. La leggenda racconta che lo stesso Herriman chiese un taglio dei suoi compensi. Hearst respinse l’offerta e anzi garantì una sorta di vitalizio all’autore cercando sempre nuovi spazi per la pubblicazione. Con la morte di George Herriman, a differenza di quello che accadeva con altre strip dell’epoca, nessuno proseguì.

Disegno e linguaggio della striscia spiazzano e strapazzano l’attenzione del lettore. Due elementi soprattutto, fascinosi e originali ma probabilmente tra quelli da incriminare per il mancato successo commerciale. Il primo è lo scenario: gli sfondi cambiano continuamente in ogni quadro, come scatti di un caleidoscopio impazzito. Nella prima vita della strip come in un miraggio appaiono e si sostituiscono, senza un apparente logica, casette di campagna, alberi sistemati in vasi da fiori e plasmati dal vento o da giardinieri vezzosi, rocce fuse da bizzarre ere geologiche, steccati, architetture e muri messicani, funghi anormali, strane forme geometriche. Dal giorno si svolta ad una notte color pece dove galleggia una mezza luna, con luminosità impensabili. Oggetti spuntano dal nulla infinito. Con il passare degli anni, nella fase più matura, lo sfondo mutante cambia tema: il paesaggio agreste yankee viene rimpiazzato dai magnificenti e imperiosi fondali ispirati al deserto Navajo e alla Monument Valley. È l’Arizona amata con devozione da Herriman, riprodotta spesso realisticamente tanto da consentire l’identificazione precisa di luoghi molto famosi, anche se Umberto Eco parlerà di paesaggi stralunati e lunari. Il reame, surreale nella sua spaziosità, si chiama contea di Coconino. I personaggi, ignari dello scenario mutevole, sono sempre disegnati a piena figura ma piccoli e si stagliano come miniature per far risaltare le prospettive degli sfondi imponenti.
Coconino County

Krazy KatIl secondo elemento spiazzante è il linguaggio. Una sangria sonora, talvolta musicata, di inglese sgrammaticato (specie con Krazy) o arcaico, corrotto e epico, inflessioni dialettali, allitterazioni, contrapposizioni onomatopeiche, spelling improbabile e inventato, slang dei quartieri bassi di Brooklin e New Orleans, spagnolo, francese, persino Navajo, e altre lingue ancora. Herriman ne parlava diverse e aveva un gusto poetico per il suono delle parole e il ritmo delle frasi, tanto da trasformare alcuni discorsi in nenie psicotiche e cantilene liriche. Tutto questo va perso nelle acrobazie per rendere in italiano i testi (a Krazy è stata data una cadenza francese simil snob con V al posto delle R). Anche per i lettori con buona familiarità con l’inglese e persino per i madrelingua anglosassoni - devono far suonare ad alta voce le parole per capire - si tratta di una allegra, sorprendente e spossante fatica. Ma in fondo basta abbandonarsi al musicalità delle frasi e al disegno per arrivare alle suggestioni volute dall’autore. Nelle tavole domenicali un testo, con capilettera disegnati e caratteri con sfiziosità grafiche, spesso introduce e accompagna le vicende, come la voce di un narratore, con una prosa carica di toni aulici ed eroici, ironia e giochi di parole. La forma comic strip era il mezzo espressivo perfetto per uno come Herriman portato sia alla manipolazione verbale che a quella pittorica.

Lo stile


i fantasmi di Krazy KatQuasi impossibile menzionare tutte le novità e gli esperimenti grafici introdotti con Krazy Kat. Ancora più difficile raccontare i vari temi della striscia, appoggiati sul telaio ossessivo dell’improbabile triangolo amoroso tra gatto, topo e cane. Herriman ha realizzato anche altre strip nel suo percorso di cartoonist, alcune ambientate nello scenario della famiglia, un canone tipico del mondo delle comic strip da giornale, altre folli. Ma nella contea di Coconino tutto era davvero diverso, mai visto prima e stupefacente ancora a distanza di anni. Si stravolgeva tutto: un gatto si accendeva d'amore per un topo aggressivo, cattivello e dotato di famiglia. Un cane, rappresentante la legge, si innamorava del gatto e lo proteggeva con passione. Il tratto è spesso graffiato, carico di effetti, ombreggiature, trompe l’oeil talvolta, con molto virtuosismo cinematico (perfetto il lancio del mattone), un uso del chiaroscuro drammatizzante e giochi di luminosità torchiati dal bianco e nero. Altre volte più lineare, specie nelle strisce giornaliere. Stravaganti animali come comprimari, paesaggi mai descritti o immaginati, orologi che camminano, simboli esoterici e altre amenità, richiami filosofici, trame surreali, allucinate, oniriche soprattutto, messe su con quella pasta creata da sceneggiatori notturni che mai riusciamo a spiegare. Se non fosse che il riferimento è completamente fuori epoca e che le biografie non riportano traccia di assunzione di funghi, si potrebbe parlare di psichedelia. L’immersione, specie nelle tavole domenicali, territorio di fantasia delirante, è totale, facile perdere il contatto con l’esistenza fuori dal foglio.

Trama


La promenade di Krazy KatKrazy Kat aspetta Ignatz il topo, seduto su un tronco suona un banjo spropositato, vaga per gli aridi e selvaggi altopiani, a volte balla, altre dialoga. Il gatto ama il topo, da sempre con un desiderio incondizionato.
Ignatz detesta il gatto e tutto quello che il felino fa e dice lo porta a cercare il mattone e a colpirlo sul cranio con un lancio da baseball.
Un atto diventato compulsivo tanto da prendere l’iniziativa con agguati macchinosi anche quando il gatto è inerte (era il 1910 quando tutto questo iniziò: chiudete gli occhi e pensate a tutta la storia dei cartoon che è venuta dopo). Il cane Officer Pupp ama segretamente il gatto, desidera proteggerlo. Dopo ogni lancio, e spesso ancor prima, al tentativo o alla ideazione, il cerchio, l'improbabile triangolo amoroso, si chiude con Pupp che mette in una prigione Ignatz.
L'ossessione è un classico arnese dell'autore di comic strip che deve affrontare giornalmente i
il lancio del mattonelettori ma questo canovaccio melodrammatico e burlesco avrà mille varianti sorprendenti nelle decadi di vita della strip (spesso il topo la passerà liscia). E sarà la trama di sfondo di dialoghi esilaranti, gag, scoperte, vicende astruse e piccole visioni del mondo.


Krazy Kat


il desiderio di Krazy Kat per un mattoneSul sesso di Krazy Kat si è ipotizzato giusto un po’ meno che su quello degli angeli. Molti i riferimenti sia come “he” che come “she”. In linea di principio doveva essere una micia, visto anche che Ignatz è di certo maschio e ha una famiglia, prole e moglie. Herriman intraprese anche qualche tentativo di forgiarlo come gatta, abbandonando subito perché, come spiegò in qualche occasione, il “Gatto Matto” per lui è uno spiritello dalle fattezze feline. Neppure si può parlare di genere indeterminato. Qualche idiota arriverà a vietare la strip sospettando un tema omosessuale ma il rapporto d’amore con il topo non ha in realtà rilevanza sessista perché, e questa è una delle chiavi di lettura, nelle tavole si intersecano e sovrappongono diversi piani narrativi e livelli di lettura, diverse prospettive. Krazy gira per gli aridi scenari e sta in questo mondo ma lo vede con occhi suoi, come uno Charlot delle comic strip (ma ha anche qualcosa della comicità svampita e dell’esilarante logica rigida di Stan Laurel). Per lui Ignatz e Officer Pupp sono bambini innocenti che giocano insieme. Il mattone che arriva duro sulla nuca è un segnale d’amore, una conferma, un missile d’affetto atteso e sperato quando è sperduto in spazi immensi nella sua solitudine e in pensieri inestricabili. Malgrado l’inglese goda fama di facilità nelle coniugazioni lo sgrammaticato Krazy non ne indovina una. La sua però è un’ignoranza angelica, sembra manifestarsi da un universo parallelo, vede e commenta tutto in modo assurdo, come se fosse la prima volta.

Ignatz


Ignatz MouseIl topo ha casa e famiglia, anche se appare errante nel deserto come il gatto. Matilda la moglie di Ignatz Mouse , molto temuta, è l’unica davvero capace di metterlo in riga. I due hanno tre figli: Irving, Marshall and Milton. Il topo vede le cose come sono, sta su un altro pianeta rispetto a Krazy, è realista, logico, pratico, non ha tempo per le smancerie, le divagazioni e non sopporta gli eccessi romantici e i controsensi del gatto. È la concretezza in aperto contrasto con l’aliena, ingenua e scombinata fantasia del micio. Conosce il mondo, sarà lui ad introdurre tutte le novità tecnologiche, corrente elettrica, radio, della prima metà del secolo. Luciferino nel combinare gli agguati e nel distrarre Officer Pupp che lo marca stretto, non avrà mai consapevolezza di quello che il mattone significa per il gatto. A Ignatz il lancio serve per colpire una diversità che non comprende.

Ignatz Mouse

Officer Pupp


la prigioneDue bottoni, una stella e un manganello danno ad Officer Pupp un aspetto da “cop” cittadino che stride nella selvaggia ambientazione di Coconino. Lui è la legge, come adora ripetersi addosso, anche se le sue funzioni sembrano solo di vigilare e prevenire il lancio del mattone. Romantico nell’amore protettivo per il gatto con il fiocco, odia il topo Officer Pupped è convinto di essere più intelligente e sveglio. Dei suoi sentimenti tutti però sembrano essere inconsapevoli, immersi nel piacevole clima di svagatezza della striscia. Così come il gatto non apprezza i suoi sforzi e anzi è spesso complice di Ignatz nell’eludere Pupp. Per questo, malgrado la sua prosopopea, un personaggio terribilmente malinconico e perdente.

Comprimari


Joe StorkJoe Stork, una specie di cicognona che vive sopra Enchanted Mesa, montagna dalla sommitàMock Duck piatta dalla quale parte per “approvvigionare con progenie proletariato e principi”, abile narratore delle origini fantastiche di tutti. Mock Duck, papero cinese con tanto di codino, titolare di lavanderia Deluxe, dispensatore di saggezza orientale. Kolin Kelly, commerciante in mattoni, principale fornitore di Ignatz. Don Kyoti, coyote cantore di salmi del deserto, investigatore e gentleman con il fedele seguace maialeMr. Bum Bill Bee Sancho Pansy, riconoscibili citazioni dal capolavoro di Cervantes al quale Krazy Kat è stato accostato per alcuni temi. Mr. Bum Bill Bee, un’ape pellegrina in perenne pellegrinaggio nei percorsi dei sogni. Gooseberry Sprigg, sigaro sempre fumante all’angolo del becco, volatile di nobile lignaggio. Walter Cephus Austridge, uno struzzo enorme e ingombrante. Terry P. Turtle, tartaruga intermediario nel campo diamanti. Miss Kwakk Wakk (fate risuonare le parole) e Pauline Parrot che svolgono il ruolo sociale di origlianti pettegole . Una serie di cugini Krazy Katfish e Krazy Katbird, pesci gatto o pesci uccello che assomigliano al protagonista e vivono vicende i cittadini di Coconino Countysimili in paralleli mondi dell’acqua e dell’aria. Un nutrito clan di “Kat”, zii, nonni e bande analoghe di topi. La lista dei cittadini della contea di Coconino e delle comparse sbucate in 31 anni è molto lunga.

Le origini


Lo stupore elargito da molte tavole ha lasciato perplessi i lettori e provocato diversi tentativi di interpretazione. Un’analisi molto diffusa sostiene che Herriman abbia riproposto in chiave surrealista i temi dell’immigrazione e che le figure di Krazy Kat e del topo alludessero alla condizione del negro e dell’ebreo mentre quella del cane poliziotto all’ordine costituito. Qualche aggancio storico c’è: molte sono le congetture sull’influenza delle incerte origini etniche dell’autore, i genitori sembra fossero creoli, ed esisteva il precedente di Musical Mose una strip che aveva per protagonista un negretto che si mascherava sotto diverse nazionalità. In realtà non c’è bisogno di acrobazie analitiche: il tema è molto più universale. Krazy è l’alieno, lo spirito folle che vive tra di noi, che parla talvolta dentro di noi, Krazy Katquell’angolo di pazzia che nascondiamo davanti allo specchio con una maschera un momento prima di uscire e immergerci nelle convenzioni sociali.

Herriman sta fuori dal realismo descrittivo. Tutta l’evoluzione artistica dell’autore – ha disegnato diverse altre comic strip, prima e in contemporanea di Krazy – indica la volontà di esplorare i confini del medium comic strip e l’immersione in una certa cultura visionaria e umoristica dell’epoca. La commedia grossolana e allo stesso tempo surreale e assurda dei primi fratelli Marx, di Chaplin, B. Keaton, la fantasiosa follia dei primi cartoon Disney. Quella epoca creativa finì presto, per dare spazio poi ad una comicità più realistica, commerciale e di facile presa, costruita con situation comedy. Krazy Kat non fu solo nell’insuccesso popolare, l’ultimo respiro che segnò la fine della tendenza fu il fallimento del film Fantasia. Quando Herriman nel 1944 morì la striscia era diffusa in meno di 40 giornali, una cifra modestissima al confronto del migliaio raggiunto dalla stella del periodo, la comic strip Blondie, tipica soap opera appoggiata su gag lineari e ambientata appunto in una famiglia.

Carta e web


Krazy Kat: The Comic Art of George HerrimanKrazy Kat è la strip sulla quale più si è scritto: recensioni su riviste celebri come Vanity Fair e The Village Voice o su quotidiani come The New York Times, saggi e trattati persino. Il libro fondamentale, il più completo è oggi “Krazy Kat – The comic art of George Herriman”, curato da Patrick McDonnell l’autore di Mutts. Moltissime le raccolte, tutte reperibili su Amazon in lingua originale, suddivise per annate, alcune in corso di edizione e completamento perché non tutte le strisce originali sono reperibili e ancora sono in corso ricerche per trovare riproduzioni accettabili. Gran parte degli originali (quelli rimasti in giro raggiungono quotazioni da mutuo bancario su eBay) a causa di un allagamento andarono infatti distrutti, spesso si attinge da versioni fotostatiche in possesso dei quotidiani o addirittura da ristampe cartacee usurate dal tempo. Le vecchie raccolte sono ugualmente oggetto di collezionismo accanito. Nel web potete trovare numerosi siti dedicati, ma il più bello è quello realizzato nella sezione classic di coconino-world.com (visto che ci siete, esplorate il Krazy Kat francobolloresto del sito, una zona sterminata e strepitosa della grande rete dedicata al mondo del fumetto e dell’illustrazione realizzata con la grande passione dei francesi). Su carta vi consigliamo le raccolte perfette sul piano storico filologico della Fantagraphics e le loro corrispondenti versioni in lingua italina della FreeBooks. Piuttosto frequenti negli anni recenti le mostre di originali, trattati nelle gallerie come opere d’arte. Esistono dagli albori di Krazy diverse trasposizioni del soggetto in cartoni animati, balletti, musiche.

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