mercoledì, maggio 30, 2007
Sunday Comics (3)
Nell'uso dello spazio di scarto il drago è stato Hart. Generosamente vi inseriva un mini episodio in due battute, spesso con le formiche, separato rispetto alla tavola principale ma con una vaga attinenza al tema. Giocando con uno splendido stile minimalista e una sintesi magistrale, molte volte era persino più divertente della striscia base. Questo stilema è stato adottato anche dalle strisce sorelle gestite da Parker, Wizard of Id, Crock e altre.
Il problema poi però veniva dato dal fatto che nelle varie edizioni e ristampe le redazioni combinavano guai montando i quadretti. Lo hanno sempre fatto: specie le sunday comic, considerate un po' ingombranti, sono state di frequente maltrattate. Nell'esempio sotto la riproduzione della stessa tavola su un vecchio almanacco di Linus dei primi novanta. L'originale (sopra), come sempre nel caso delle sunday di B.C., era una tavola con base rettangolare larga. Nel smontare e rimontare i pannelli a tutta pagina su un formato rettangolare tipo A4 a base stretta si inventano una sequenzialità tra l'episodio di scarto e la sunday comic vera e propria. D'accordo che il lettore dopo un momento di perplessità digerisce tutto, ma rimane del tutto scorretto sul piano filologico (in altre serie degli almanacchi è stato sistemato meglio).

Questa manipolazione delle strip può lasciare perplessi ma è un po' nel loro destino.
Diceva il grande Ferruccio Alessandri in un articolo sul Mago dell'agosto 1976 (l'occasione era data da un una protesta di un lettore per come erano state rimontate delle strisce) : "…È ora di rovinare la consequenzialità grafica delle strip…Questo purismo da grandi sacerdoti del tempio del fumetto comincia a darmi sui nervi, specialmente per la sua parzialità". In realtà il discorso di Alessandri era più complesso e riferito soprattutto alle "continuity strip", le storie che continuavano striscia dopo striscia (tipo Dick Tracy) giornalmente che, rimontate in un unico contesto, avevano necessità di un po' di editing. Il senso del ragionamento era però anche più generale. Secondo Alessandri non è il caso di stracciarsi le vesti perché le strip, dovendo (e avendo l'ambizione di) andare su un'infinita di supporti diversi, quotidiani, periodici, in diverse lingue, comunque si devono prestare a una serie di manipolazioni. Si pensi a quelle operazioni necessarie sui balloon per le necessità di traduzioni, ai diversi spazi e formati di stampa (rettangoli, lunghi o larghi). Alla necessità di tagliare ripetizioni dovute alla forma di pubblicazione originaria (nelle continuity strip giornaliere ci sono richiami alla storia che in una raccolta suonerebbero ripetitive e ossessive).
Non siamo d'accordo con dichiarazioni un po' "talebane" come quella del buon Ferruccio, tanto meno quando si assiste a palesi maltrattamenti, ma sul senso di base del discorso concordiamo. Una certa disponibilità alla manipolazione è necessaria. Chi, per la pura tutela dell'integrità del suo lavoro, non è d'accordo si rassegni a pubblicare per gli amici.
Ultima annotazione. Il teatrino delle formiche diretto da Hart nello spazio di scarto ha trovato uno spassoso epigono in Fly di Chris Osmoz (alias Marco Dambrosio), la strip più divertente tra quelle apparse quest'anno. La vicenda di questa striscia in formato "sunday" che a sua volta ha una sorta di preambolo è balzana e paradossale perché Dambrosio non ha alcuna necessità di pensare a tagli nella pubblicazione. Semplicemente e inconsapevolmente se lo è trovato nel DNA al momento di costruire la serie, come un residuo darwiniano. Immaginiamo che gli abbecedari si alternassero come niente alle strisce di Hart nella sua infanzia. Gli aspetti bizzarri non finiscono qui. Ha iniziato fondendo questo spazio (che, come detto, aveva nelle corde) nella tavola per dilatarne un po' lo scenario. Poi è diventato una ministoria a parte in perfetto stile B.C.. Quindi ha cominciato a tracimare, sublimarsi, gonfiarsi, arricchirsi di colori e dettagli finché ora è diventato quasi la parte principale, dispendiosa, tutt'altro che minimalista, tanto che, a dirla tutta, lo spazio di scarto forse adesso è dato dalla storiella che segue. Ma Dambrosio è così in tutte le sue modalità (vedi anche Makkox un altro degli alias con i quali va a festa), la parola disciplina stava in una pagina del suo vocabolario che è stata strappata, finisce per debordare da qualsiasi contenitore, fa un sacco di pipì di talento e ogni tanto gli scappa fuori dal vaso. Ci penseranno forse gli editori a mettere qualche limite, quando ne troverà uno. Fly comunque è deliziosa, discende dalla scuola dei classici ma ha trovate e percorsi originali. Ben disegnata e costruita, è ormai tra le nostre preferite e prima o poi ne parleremo un po' più a lungo sperando che arrivi a uno stile definito.
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giovedì, maggio 24, 2007
Sunday Comics (1)
Abbiamo già accennato alle versioni domenicali delle strip con un'introduzione in un post precedente. Con una serie di articoli racconteremo ora qualcosa più in dettaglio.
Un aspetto divertente da osservare è che sono costruite con dello spazio di scarto che può essere tagliato.
Riassunto delle puntate precedenti. I cartoonist autori di comic strip lavorano principalmente per i quotidiani. Consegnano ai syndicate, secondo determinate scadenze molto anticipate rispetto all'effettiva data di pubblicazione, le loro strisce. Per quanto riguarda le "daily", le giornaliere, il formato è dato da una griglia ben determinata, appunto la "striscia" classica rettangolare (in genere, con qualche eccezione). La domenica i quotidiani escono con un inserto centrale più grosso di più pagine, a colori. Per tradizione le strip abbandonano il formato tipico e le storielle sono sviluppate su tavole più ampie. Le pagine di Sunday Comic però sono molto diverse a seconda del giornale: c'è chi concede più spazio e chi meno. In questo casino di formati differenti il cartoonist è chiamato a costruire e consegnare una tavola che può essere ridotta senza pregiudicarne il significato. Le Sunday Comic sono facilmente riconoscibili nelle raccolte che pubblicano dalle nostre parti e hanno un rapporto ovviamente di uno a sei con le altre, le daily.
E a questo punto arriva l'aspetto divertente al quale accennavamo. Allo stesso tempo è anche una contraddizione insita in questo genere di fumetto. Mentre per le daily l'autore è chiamato ad acrobazie di sintesi, qualunque storiella o gag voglia tirare fuori deve farcela in quel rettangolino, nelle tavole domenicali deve invece perdere tempo, cazzeggiare con arte, se volete. Mettere su una parte che funziona ma della quale si può fare a meno. Sa già che in molte versioni sarà tagliata. E quest'arte dello splendido cazzeggio viene interpretata diversamente a seconda degli autori.
Passiamo ad esempi concreti (ma ne vedrete diversi nei prossimi post). Partiamo da Schulz, uno che sceglie sempre di allungare il brodo (come scoprirete, questa non è l'unica soluzione). In modo piacevole perché di un autore come lui non rinunceresti mai a un quadretto. Questa sotto è una delle tavole domenicali più famose, amate e gradite dai lettori perché contiene una lunga riflessione di Sally che ha fatto scattare meccanismi di identificazione in tanti. Lo spazio di scarto è quello evidenziato dalle due barrette rosse. Provate a immaginare la tavola senza quella prima linea di quadretti che molti lettori non hanno mai visto: funziona comunque, l'essenza, la vera strip, sta in quello che segue nelle altre due linee. Divertente anche notare che quasi sempre il lettore comune non percepisce lo spazio di scarto come tale.

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giovedì, novembre 22, 2007
Krazy Kat: una strip nata in un sottoscala
Krazy Kat ebbe origini molto umili. Si potrebbe quasi dire che non fu mai pianificata, uno di quei rari casi dove la creazione, i personaggi, la scena ebbero una evoluzione da soli, con un potere pari a quello del loro demiurgo.
Herriman nel 1910 disegnava una striscia con ambientazione famigliare dal titolo "The Dingbat Family". La tematica casalinga è sempre stata tipica e molto richiesta come soggetto nelle comic strip.
Naturalmente un talento anomalo ed estroso come Herriman non poteva accontentarsi di un tradizionale e classico scenario e presto spinse la sua famiglia sui binari amati della fantasia e soprattutto dell'ossessione. Soprattutto quest'ultima fu sempre uno degli strumenti peculiari del modo di narrare di Herriman, un demone nel trovare infinite varianti giornaliere, una volta delineato il telaio del tormento continuo. Nel caso della Dingbat Family il problema erano i vicini del piano di sopra, misteriosi, invisibili (mai li incontreranno) ma rompiballe, rumorosi, noiosi. Nel corso degli anni si sviluppò una battaglia, la stessa strip mutò il nome in "The Family Upstairs" (la famiglia del piano di sopra) e assunse caratteristiche fantastiche. Mr. Dingbat, il capofamiglia, incavolato nero per le turbolenze dei vicini, con monomaniacale demenza provò in tutti i modi a stanarli arruolando detective, cowboys, ipnotizzatori, suonatori scozzesi di cornamusa, lottatori turchi, l'esercito messicano, pugili e tanti altri personaggi tratti da un esilarante, imprevedibile e infinito campionario sociale per tentare, senza esito, di metter loro paura e vendicarsi.
Bene. Al fondo di una striscia del 26 luglio 1910 fece capolino un topo che molestava un gatto.
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I due piccoli personaggi trovarono poi collocazione compressi in una minuscola serie di vignette - quasi non c'era spazio per muoversi - che correva in uno spazio residuo sotto la striscia principale. Un vero e proprio riempimento nelle intenzioni originali, non si lasciava buttato via un centimetro di carta a quei tempi. Ci piace immaginarlo e descriverlo come sottoscala delle comic strip.
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Da questa improvvisazione, senza alcunché di progettato, giusto un gioco nelle mani del disegnatore, nacque, ma forse dovremmo dire crebbe, una delle strip più leggendarie. Herriman fu incoraggiato dagli stessi editori e direttori dei giornali a sviluppare la striscia con uno spazio autonomo. In alcune occasioni la striscina in basso rimpiazzò del tutto The Family upstairs, prendendo il nome a quel tempo di "Krazy Kat and Ignatz".
I personaggi apparivano un po' differenti in quelle prime antiche tavole. Il primo Krazy Kat era più alto e magro, con un naso schiacciato tipo bottone. Ignatz il topo era tutto braccia e gambe, con un corpicino più tozzo e una testa a forma di goccia.
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Krazy Kat debuttò poi come striscia indipendente il 28 ottobre 1913 con uno sviluppo su uno spazio verticale che correva su un lato della pagina di comic strip. La prima pagina domenicale è invece del 23 aprile 1916.
L'aspetto curioso di tutta questa vicenda è che quella specie di piccola striscia che abbiamo definito come sottoscala rimarrà nello strumentario delle comic strip. Così come lo spazio di scarto delle tavole domenicali (ve ne abbiamo parlato in questi post precedenti), ad esso ricorreranno anche altri autori pur quando la sua funzione originale di riempimento non ha più senso.
Il caso più eccentrico e contemporaneo è Maakies di Tony Millionaire, conosciuta dai lettori italiani perché pubblicata da alcuni anni su Linus.

Della folle e squinternata strip di Millionaire parleremo più avanti (per ora suggeriamo di dare uno sguardo al ricco archivio presente nel sito ufficiale appena linkato). Dobbiamo ancora procurarci alcune raccolte in lingua originale per studiarla meglio. Merita attenzione perché è disegnata in modo magistrale e campa con un'intelligenza demenziale e spiazzante. Comunque, anche in queste tavole corrono in parallelo due strip, una sopra disegnata alla grande come un assolo di talento alla Jimi Hendrix e caratterizzata da un umorismo malato, truce e malvagio, l'altra sotto miniaturizzata ma, come quella di Herriman, tutt'altro che minimalista, dato che Millionaire come nel primo Krazy Kat, incredibilmente ama infarcirla di paesaggi a grande angolazione con curiosi dettagli. Dato che spesso la seconda strip è più sensata e divertente della principale che sta sopra qualcuno, come il coautore di questo blog Scapigliati, insinua che la vera striscia sia quella.
Ci ritorneremo.
[Intanto senza accorgerci un anno di Balloons è passato, niente celebrazioni, più che altro ci chiediamo ogni tanto se andare avanti così, se qualcuno si diverte ancora con questa formula che racconta il mondo delle comic strip tra passato e attualità abbinando qualche striscia. Dateci un segnale di vita]
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mercoledì, gennaio 02, 2013
PAPERI, MUCCHE E MEDITAZIONI VARIE. CONVERSAZIONE CON SAURO CIANTINI


Il destino è Destino.
Quindi, in sostanza, Palmiro è nato quasi per conto proprio! E come diceva Pratt: io sono il suo personaggio.

Era appena uscita una storia di un paio di pagine su Schizzo (n°7, 1994), una cosa che iniziava con "C'era una volta... " (che poi ho compresso in una striscia, la n° 051P presente nel libro). La "P" accanto al numero è l'iniziale del nome di chi scrisse il testo di quella storia: Patrizia Lena.

Nei piani editoriali futuri della Sauro Ciantini Éditeur, e il francesismo me lo sono concesso per sdrammatizzare, ci sono sicuramente o il fallimento e la conseguente fuga all'estero, oppure due libri o forse tre per il 2013. Ma potrei anche cambiare idea.
Un libro sullo stile del secondo My Name is Palmiro 2, con una storia lunga che odora di graphic novel e quindi molto disegnata. Dove mi sono divertito a fare un mash-up di varie tecniche di disegno. Una storia anche impegnata ma comunque sempre leggera e surreale alla Palmiro. Poi vorrei fare un libro pieno di cuoricini rossi, sapendo di provocare disgusto e orrore in molti che sembrano allergici o forse solo imbarazzati davanti all'amore. Ancora non so bene come sarà, magari un libro romantico e tenerone che vi toccherà leggere di nascosto in bagno!
Il terzo libro sarà un libro "latino". Una storia ambientata tra Perù, Argentina, e Messico. Una via di mezzo tra Alvaro Mutis e Gabriel Garcia Marquez. Un libro epico e tormentato. Pieno di foglie di mango, sigari cubani, e guapas infuocate. Una grande nuotata nelle più classiche telenovelas sudamericana. La storia è già scritta... e molti disegni esistono già. Un’avventura che finirà in Messico, tra polizia corrotta e cartelli della droga.


Ma anche a questa fidanzata lontana il Palmiro sembra piacere, se no, che lo terrebbe a fare?
Le cose sono complesse... proprio come nella vita vera!
Forse sarà come ha detto una volta Cavezzali che: "Palmiro è alto 23 centimenti... l'altezza giusta per un paperello... per questo piace alla tipa..."

Sto chiedendo anche a dei professionisti delucidazioni sulla materia, mi hanno formulato che “Palmiro ha sviluppato una forma di attaccamento insicuro evitante” ma ancora non ho capito bene, anzi, se qualcuno vuole azzardare diagnosi o dire la propria, mi scriva a ciantini@palmiro.it. Sarò ben felice di prendere in esame tutte le ipotesi al fine di realizzare una cartella clinica - o un libro - su questa storia d’amore.
Quello che ho capito di Palmiro dopo tanti anni è che lui ha deciso di restare al proprio posto, anche se con evidente sofferenza e spirito di sacrificio. La curiosità rimane invece per questa fidanzata lontana, come possa uno spirito libero come lei, distratta continuamente da altro (meglio: da altri), essere innamorata di un “coso” alto appena 23 centimetri (misura certificata da Massimo Cavezzali molti anni fa).
I professionisti della materia mi hanno parlato di “disturbo istrionico di personalità” un disturbo un tempo conosciuto come "isteria". Ma gli accertamenti sono ancora in corso.
Tante volte io e Bolivar, davanti a una bottiglia di Mezcal (all’interno della quale Palmiro fa il verme), ne abbiamo parlato e alla fine (della bottiglia) si è sempre deciso di lasciare che questa storia segua il suo corso naturale.
L'amore è un bisogno naturale. Come bere o mangiare. Un meccanismo in fondo molto semplice (Io Tarzan, tu Jane) ma se i due principali interpreti di una storia di amore/sesso sono esseri complessi, cresciuti e immersi in un mondo sempre più multiforme e indecifrabile, è ovvio che all’aumentare delle variabili tutto diventi sempre più un casino! Perché stupirsene?
Comunque sì, sono un editore, ma sposato unicamente con Palmiro. La casa editrice l'ho messa sù solo per lui, e per alcuni piccoli progetti che sul sito ho intitolato "Pais de deux". L'idea è di fare cose che anch'io comprerei, così sono sicuro di non tradire lo stile del paperello. Se farò una tazza non sarà la solita tazza che si trova sempre in giro con sopra stampato un disegno in digitale. Ambisco alla tragedia finanziaria e quindi sto cercando in giro per il pianeta qualcosa di particolare che odori di papero. Così per le altre cose. Ma senza fretta. Dalla prossima settimana affronterò anche l'argomento "Librerie specializzate di fumetto". Un argomento che tanti mi hanno detto "spinoso" ma ne ignoro ancora il perchè.
In ultimo: sì, vado io a fare le spedizioni. Porto il figliolo a scuola, faccio colazione: una "parigina" e un cappuccino, entro alle poste, tiro fuori un libro da leggere e mi siedo tranquillo in attesa.
Nel tratto a piedi dalla pasticceria alle poste, quasi un chilometro, raccolgo idee presenti nell'aria.
Ho, naturalmente, rallentato l'uso di mestoli e padelle. E quest'anno anche l'orto ha risentito della mia assenza.
Se qualcuno si prende una percentuale del prezzo di copertina, pretendo che sappia fare il suo mestiere. Semplicemente questo. Invece c'è molta autoindulgenza. Molta improvvisazione. Molta gente che cade dal pero.

Io vedo l'Editore come un padre, magari anche un padre stronzo, che grazie alla propria esperienza e fiuto, ti tira scappellotti, ti dice: no, ma t’indica una via chiara dalla quale fuggire o seguire. Arrivando anche a strapparti una tavola disegnata con grande attenzione e perizia che però risulta noiosa come masticare una pantofola!
E poi, una volta stampato il libro, non abbandona questo suo figlio perché ha da fare i cazzi propri, ignorando parole come "ufficio stampa" e "recensioni". Pronunciando la mitica frase: “Tanto se è un libro che piace si vende da solo!”, limitandosi alle tre copie a gratis ai soliti critici o giornalisti rimasti in vita, sperando in due parole buone, che non serviranno quasi a nulla. Ignorando tutti gli altri Media. Come se il fumetto ormai, davvero, non interessasse più a nessuno. Fosse roba da ghetto. Da "ragazzini".
Si stanno allevando intere generazioni facendole sognare di poter andare un giorno a vendere ghiaccio agli esquimesi. Invece di dar vita a un qualche Italian style. Ma qui il discorso diventa complesso. Chi insegna insegna spesso concetti e regole appartenute ormai al passato. Ai ragazzi serve un Sapere utile al Futuro. Come se nella musica si insegnasse che per avere successo (o dire qualcosa di importante) occorre saper cantare. E Jovanotti? E Vasco Rossi? De André? Sanno e sapevano "tecnicamente" cantare bene?
Ma anche qui è un discorso lungo e articolato.
Si deve ricercare la personalità e svilupparla, non star lì a disegnare corpi umani sproporzionati e donne con tette enormi e gonfie, come piace agli onanisti!

Raccontavi prima che hai materiale per tre libri. Ma il disegnatore samurai sta ideando nuove strisce di Palmiro? Ho visto qua e la su Facebook tavole singole, come nascono? Ho come l’impressione che il disegnatore stressato di Palmiro per Comix di venti anni fa sia diverso quello attuale e forse stia cercando una formula nuova o nuovi percorsi.
Oggi è tutto più diretto e più semplice. Hai un'idea, scrivi una lesta sceneggiatura, ci fai un fumetto. Per fare una storia di Batman ti basta aver visto tre film di Batman. Per fare una storia Horror ti basta aver visto tre film horror o splatter. E chi giudica le tue cose, ad esempio un editore, spesso ha visto poco di più. Ognuno conosce solo quello che gli piace come un comune lettore e non quello che necessita di sapere al proprio mestiere! Leggo un paio di libri di Fabio Volo, sia che mi piaccia o no, e mi sembra facile farlo anch’io e quindi lo faccio (perché non dovrei?), senza preoccuparsi del perché.
Ho incontrato "oltre i bastioni di Orione" autori di strisce o presunti tali, che non conoscevano Calvin & Hobbes, o confondevano Watterson con Herriman, avevano letto Schulz ma ricordavano solo Snoopy. Oggi consiglio sempre la lettura di un libro per me illuminante: "I barbari", saggi sulla mutazione, di Alessandro Baricco. Spiega il mondo che verrà molto meglio di me! Leggetelo. E comprendetelo bene.
Sulle vignette che faccio su Facebook: le faccio così, mentre si avvia il computer. Le schizzo su un piccolissimo blocco Schizza e strappa, formato A6, poi le scansiono male e le coloro peggio. Le metto come post mattutini, senza nessuna regola o indirizzo. Un allenamento utile a mente e corpo. Poi inizio a lavorare a cose serie, mentre tutti gli altri in casa dormono.
Vorrei tentare di riprendere a disegnare anche le strisce di Palmiro... ma anche le altre, quelle del leprotto o del lupo cattivo, o dei sauri estinti, perchè facendo il libro "Palmiro and Friends", mi sono divertito tantissimo a leggerle e mi è tornata la voglia di farne ancora.
Ma i primi tentativi sono stati faticosi. La formula a 3 vignette è perfetta. Un meccanismo al quale è difficile trovare alternative. Quindi dovrò ripartire proprio dall’inizio. Con disciplina: stessa formula, stesso bianco & nero, stessi retini… E tra mille anni, immaginare una nuova direzione. Fare strisce che siano davvero tali, che diano origine a Universi, è faticoso. C'è tanto scarto. E per una striscia bella ce ne sono almeno 5 che taglio con la Katana e butto nella stufa. Non si tratta solo di fare buone battute che facciano ridere. La striscia è molto, molto di più. Ma sto cercando di preparare un humus utile affinché Palmiro torni a vivere e a lottare contro questa sua fidanzata lontana sempre lontana.
Ma... perchè? Why?
Io devo sempre rispondere a questa grande domanda esistenziale. Se i casini sono maggiori dei benefici, se devo ricominciare ad ammalarmi il fegato, il disegnatore Samurai preferisce fare marchette per pagare l'affitto e camminare in riva al lago in attesa di chissà cosa...
Lui è quello che ha sempre fretta e ama l'istintività, e il fare le cose di getto (spesso senza neanche riguardarle, vaneggiando di session dei Rolling Stones dove per preservare il feeling giusto, era sempre buona la prima!). Io invece sono un rompicoglioni attento ai dettagli. Quello che al mattino presto va di nascosto in studio di registrazione e reincide tutte le parti di chitarra fatte il giorno prima. Ne regola i volumi, la giusta equalizzazione, toglie lì, mette là. Al pomeriggio -ma non si sa quando-, passa Cavezzali che ascolta la canzone registrata e poi, siccome deve andare non si sa dove a fare chissà cosa, mi sorride sornione e dice: "Hai visto? Le chitarre sono venute benissimo! Avevo ragione io a fare le cose di getto!". E ha sempre quello sguardo sornione che non sai mai se ha capito che sono state aggiustate durante la notte e ti sta prendendo per il culo, oppure gli conviene passare da bischero (come si dice a Firenze) perchè deve già andare, ed è tardi, che poi devo fare qui e poi andare là.
Però è da un po' di tempo che non lavoriamo assieme su qualcosa. Facebook ci ha divisi. Lui dice di aver trovato la formula giusta, una triade magica: faccio, pubblico, raccolgo consensi. Quasi in tempo reale. A zero spese e zero rompimenti di coglioni. E quindi ama cavalcare nel web come un cavaliere solitario.
Però devo ammetterlo: Il tempo gli ha sempre dato ragione. Non si sa come ma ha sempre intuito molto prima quello che un autore avrebbe fare per non diventare vecchio e odorare di baule chiuso!
Nella storia di Natale che c'è sul libro "Palmiro and Friends" non ricordo chi abbia disegnato veramente San Giuseppe e Maria... A vedere il tratto credo che sia stato lui e poi io, magari, ho lavorato di assemblaggio e di ritocco. Niente computer e molta fotocopiatrice, forbici, e colla spray.
Se un ragazzo oggi vuol fare dell'umorismo su facebook che fa? Mica si segna a un corso di disegno e dopo tre anni, quando ha imparato a disegnare, si mette a pubblicare le proprie cose buffe, no, prende una foto dal web, la tagliuzza, ci incolla il testo della battuta con un programmino di scrittura e montaggio, e pubblica.
Cavezzali, ad esempio, nel suo libro su Vasco Rossi, ha bisogno di uno stadio visto dall'alto tutto pieno di gente e che fa? Mica si può mettere a disegnare una cosa simile, che poi saprebbe benissimo disegnare, no, prende un libro: "R'n'R cartoons", fatto insieme con me, Cristian Contini ed Emanuele Zueneli, tagliuzza un mio disegno con uno stadio pieno di gente visto dall'alto, e lo incolla in una sua storia. E quando glielo faccio notare lui ride come un matto! E mi dice: Vedi? A forza di pezzetti ti faccio diventare famoso anche te!
E io che posso fare se non ridere?
Ad esempio c'è una sveglia che ho fatto in stile Disney, sempre tratta da quel libro, che penso lui abbia fotocopiato e incollato nelle sue storie di Ava almeno tre o quattro volte... tanto che quel disegno è più suo che mio!
Sia chiaro: a me la cosa ha sempre divertito! E in gioventù l'ho trovata quasi un "onore" comparire nelle sue storie!
Premessa. Il fumetto umoristico ha sempre avuto il proprio spazio sui quotidiani e sulle riviste… fino all’arrivo della satira. Da quel momento c’è stata una folle corsa a fare una pagina di satira in ogni dove, a possedere almeno una vignetta su quello che accade in quel preciso istante all’uomo più amato/odiato del momento. Dimenticandosi dell’umorismo e delle strisce. E siccome la satira ha sempre pagato bene, tutti gli autori sono corsi lì. Come nel Klondike quando iniziò la corsa dell’oro!
In più, in Italia, tutto ciò che profuma di politico ha canali privilegiati. Indipendentemente che si tratti di Satira di serie A, o disegni fatti col culo e con battute mediocri (per essere brevi e coincisi).
A me hanno insegnato che si fa satira solo dopo attenta riflessione e conoscenza della materia, a volte anche a costo della vita anche professionale, ma non capisco cosa ci sia di politico a disegnare vignette mediocri, sempre con i soliti nani con le orecchie a sventola, o altre macchiette.
La sensazione è che la satira ormai sia lasciata vivere indisturbata così tanti sfogano lì, le proprie rabbie, e non rompono davvero le palle.
I Re se ne fottono della satira e quando è davvero fastidiosa, la allontanano con Editti Bulgari. Passata la bufera, anche questa spesso tanto rumorosa quanto inutile, si riprende a fare satira giornaliera. Come si porta fuori a pisciare il cane.
Anch'io ogni tanto ne faccio o meglio: tento di farla ma poi il senso di inutilità mi opprime.
Ho fatto tentativi di roba più saporita (la serie: RISAMARO) toccando anche temi delicati come si dovrebbe, ma è stata ritenuta da tutti: “troppo forte”. Oppure la serie “V.P.d.M” con Silvio Di Giorgio, anche queste ritenute “un po’ troppo forti”. [vedi sotto]


cic strip sono superiori alla satira per terra per cielo e per mare." Veniamo però al finto numero di Tango.
Facemmo questo numero di Tango (devo dire i nomi? Magari dopo anni si potrebbe... però è meglio che facciano outing loro stessi, perchè chi fa la spia non è figlio di Maria!) e lo chiamammo "Fango", uguale in tutto e per tutto all’originale, e venne distribuito gratuitamente alla Festa dell'Unità qui a Firenze.
Tutti gli autori Classici erano presenti, rifatti a meraviglia, solo che le battute come gli articoli vaneggiavano in modo surreale. Niente di nuovo, avevano già fatto queste cose quelli de Il Male, ma la cosa nacque di getto e di getto la facemmo.
I disegni erano così fatti bene che un mio disegno [vedi sotto], una vignetta fatta da un fantomatico Staino assieme ad Andrea Pazienza, ora è raccolta in un libro -credo- edito da Il Grifo come disegno originale del grande maestro morto (ma non ricordo il titolo di questo libro e non ho voglia di passare un pomeriggio a cercarlo!)


Anche i cambiamenti nei lettori sono altrettanto repentini e appena parte qualche moda, tutti sembrano tuffarsi a capo fitto, come infoiati, dimenticando tutto quel che c’era prima e che sembrava perfetto!
In realtà le cose non sono mai come appaiono a una prima analisi.
Se prima esisteva il bianco e il nero, adesso esiste il bianco e il nero più un numero sempre maggiore di variazioni sul grigio. Frantumazione del marcato credo si chiami. Prima esistevano solo due canali tv della rai e quindi il polo si divideva su quei due soli canali, ma poi, apparso il digitale terrestre, ognuno va dove va, non si sa bene il perché e il percome, se non l’attimo: hai voglia di vedere una cosa e allora la guardi, nel minuto successivo guardi altro. Oppure spegni la tv. Invece capire i lettori da un certo senso di tranquillità. Piace il porno-soft-giapponese? E allora tutti a fare quello. Mentre adesso non si sa mai cosa piacerà nell’attimo successivo. Se cerchi aiuto nel marketing (una specie di astrologia moderna) anche lì cadi male: grafici, tendenze, ipotesi, ma certezze sempre meno. Guarda il successo de “I soliti Idioti”… se qualcuno fosse andato a proporla a chiunque, tutti avrebbero detto di no: “Ma figuriamoci se questo umorismo adolescenziale e da teatrino di scuola media funziona!”
E invece…
Uno passa un pomeriggio a disegnare qualcosa che sia bello, che sia prosecuzione naturale della Storia dell'Arte del Fumetto e della Striscia, che sia sintesi tra cinema visto, libri letti, fumetti a cinque stelle iscritti nel firmamento, e una merdasecca di ragazzino di scuola media, prende la prima foro che gli capita, ci incolla una battuta che uno faceva alle medie e spopola sul web mentre tu, oh povero disegnatore attento e professionale del passato, sei a correggere una prospettiva... continuo?
Quando la fotografia è diventata alla portata di tutti, tutti sono diventati fotografi e oggi, con la grande facilità di poter girare un video, anche piccoli registi di trailer o filmati buffi o scemi.
La creatività, come la figa o il suo corrispettivo maschile che potremmo chiamare cazzo, creano grande curiosità. Naturale ma anche morbosa. Ricordiamo le parole di Andy Warhol sui cinque minuti di popolarità ai quali tutti un giorno avrebbero anelato? Infatti a tutti piace provare a essere creativi, e poi Facebook ti da qualcosa che sembra notorietà, e quindi è ovvio che capiti di perdere la testa.
E poi notorietà qualche volta lo diventa davvero, basta vedere l'esempio di Zerocalcare. Quello che gli è capitato.
Diciamo che, come succede in televisione, per avere successo o molti ascolti, devi "adeguarti" al mezzo. Stare all'interno di regole stilistiche precise, non sempre terribili o degenerate ma, comunque, adottare quel tipo di Comunicazione. Così su Facebook. Solo che in TV ti pagano.
Quindi se fai l'autore di cose buffe da 1000 "Mi piace" al giorno su face book, con cosa mangi?
Essere piacenti su Facebook o su Twitter, matematicamente non ti da il sostentamento... sembra, a volte t'illude, a volte per 3 mesi è così, ma poi?
È una materia complessa.

E il rapporto coi lettori?
Mi spiego meglio: se vado a vedere un film di effetti speciali io posso aggiungere a quella visione solo la mia paura o la mia eccitazione... se sono un tipo coraggioso avrò meno paura di uno timoroso... ma tanto di più non potrò metterci non essendo mai stato né su un'astronave né su Alpha Centauri.
Mentre con altre storie, io posso aggiungere del mio, è questo che ti fa sentire vicina una storia o un personaggio.
Se conosci la gelosia o la paura di essere tradito, oppure hai patito una lontananza, allora quando leggi Palmiro sei solidale con lui e ci metti del tuo.

Con il Presidente della DigiDuck che lei conosce (ti do anch’io del lei perché questo dona più rilevanza all'intervista) stiamo preparando un aggiornamento della App di Palmiro per iPhone. In occasione del San Valentino 2013. Visto che tale Presidente ha usato la mia App -la sua prima App!- per esercitarsi e apprendere il mestiere, diciamo che la mia è venuta costruita a pizza e fichi. Ora invece voglio un'App cazzuta. Saporita. Ricca. Piena di cose sfavillanti!
Poi, sempre per i giochi del Signor Destino, lì su Il Ruvido ho rincontrato Greg (del famoso duo di cabaret da crociera: Greg & Lillo). Disegnavamo insieme su Animal Comics... 300 anni fa... io sotto il nome collettivo di "Harno" e lui con dei pantaloni neri e delle giacche optical, con scarpe terribilmente appuntite utili a uccidere gli scarafaggi negli angoli!
Un omaggio va anche al Signor Presta che tiene solo uno dei programmi radio più ascoltati e amati della radio, insieme al signor Dose.
Sul comodino ho solo libri non illustrati. Ho appena finito di leggere “Rue Pigalle” di Simenon (Gli Adelphi) ma che ho trovato non esaltante. Ho tentato di leggere per sesta volta “Le onde” di Virginia Wolf (Einaudi) consigliatomi tempo fa da Deco (alias Elisabetta Decontardi) ma proprio non ce la faccio. E’ troppo per la mia povera testolina e quindi l’ho rimesso lì in attesa dell’illuminazione. Ho riletto “Sotto il culo della rana” di Tibor Fischer (Mondadori) che avevo letto anni e anni fa e ho trovato molto piacevole rileggere (ne avevo parlato con Silvio Di Giorgio, mio socio nell’avventura de Il Ruvido). Devo finire di leggere “Considera L’aragosta” di David Foster Wallace (Einaudi) e “Incontri con uomini straordinari” di Georges I. Gurdjieff (gli Adelphi) che appena ho iniziato a leggere ho sentito odore di Franco Battiato (e credo di averci azzeccato!). Ho letto anche Salvatore Niffoi che non avevo mai letto e l’ho trovato grande. Un vero Gabriel Garcia Marquez sardo. E se devo consigliare un libro non posso che consigliare “la vita davanti a sé” di Roman Gary (Neri Pozza). Bellissimo.
Sui generi, sono di bocca buona. Non mi fa paura nulla. Ritengo che il fumetto sia solo un mezzo di raccontare qualcosa che davvero valga la pena di essere raccontato anche se spesso, specie gli editori, lo dimenticano.

Ripeto: ormai leggo pochi fumetti e poche strisce e quindi non sono indicato a emettere giudizi di un qualche valore!
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