mercoledì, febbraio 28, 2007

 

Il Giorno dei ragazzi

In un commento ad un post precedente un lettore menzionava le strisce apparse sul quotidiano Il Giorno. In effetti si trattò di una delle esperienze più belle nella stampa italiana. Questa testata, nata nel 1956, fu una delle più innovative nella storia del giornalismo italiano. Grandi fotografie, un layout originale con molte ardite novità rivoluzionarie rispetto all'ingessata struttura degli altri quotidiani. Tra queste una regolare pagina interna di fumetti. Il lettore vi trovava diverse celebri continuity strip, strisce con eroi di avventura, storie che proseguivano da un giorno all'altro (Superman alias da noi Nembo Kid, Tarzan, L'Uomo Mascherato, Jeff Hawke e tante altre). Ma anche classiche comic strip allora ancora poco conosciute in Italia, come "Wiz il mago" (Wizard of Id), "Il vecchio amico Arcibaldo" (così veniva titolata la serie di Bringing up father, alias Arcibaldo e Petronilla). Ogni tanto compariva anche il grande Jacovitti.

Quest'ultimo, con Cocco Bill, fu però la star assoluta del supplemento introdotto dallo stesso giornale come appuntamento fisso, un rotocalco a colori di ottima qualità chiamato "Il Giorno dei ragazzi". Ne accenniamo appena perché in realtà non conteneva comic strip (Jacovitti è difficilmente classificabile) ma l'arrivo dei fumetti con il giornale fece decollare le vendite fino ad arrivare oltre le 200.000 copie. Il Giorno era un quotidiano nuovo e ambizioso. E fu con supplementi spettacolari come quello che vedete sotto che conquistò i lettori e le famiglie.
Qualcuno chiederà: come fini? Il supplemento era legato ad una rivista inglese, Eagle, che passava al Giorno un affascinante fumetto di fantascienza (
Dan Dare) e il layout grafico del rotocalco. Quando il contratto andò in scadenza, e gli italiani cominciarono a fare di testa loro, tutta l'impostazione del supplemento cominciò a scadere. Contenimento dei costi, solita diffidenza e spregio verso il fumetto e alla fine del 1968 apparve un piccolo articolino di congedo. Annunciava che i fumetti sarebbero stati sostituiti con una sezione dedicata al tempo libero: passatempi, cruciverba, quiz, bridge, filatelia, grafologia.


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giovedì, agosto 09, 2007

 

Strisce silenti (1) - Giuseppe di Jacovitti

[Le parole talvolta sono tante, forse un po' troppe. Nei fumetti, nelle strisce. Nei testi dei blog. E allora ecco una piccola serie di post dedicati a strisce silenti. Buone per la calma estiva, con fruscio di ventole, qualche corrente d’aria, con pensieri che non fanno chiasso.]



Le comic strip funzionano come fusione, ancor più che come sintesi, di disegno e parole. Ogni tanto però qualche autore sperimenta tavole silenti. Sono perfette per un pubblico internazionale, non devi arruolare un traduttore. Sono esercizi di stile non facili, tutta la comunicazione e il gioco delle gag si appoggia sulle acrobazie del disegno.
Questa che vi proponiamo oggi è Giuseppe di Jacovitti, l'unica sua serie totalmente muta, introdotta da Fruttero e Lucentini sul numero di marzo 1975 de Il Mago.












Un erede di questa corrente sperimentale è il nostro Giuseppe Scapigliati con la sua Vincenzina. Questa strip è costruita anche con alcune innovazioni e ha una particolare filosofia. Vi rinviamo alla scheda dedicata sui Ragnacci del Web.

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mercoledì, settembre 24, 2008

 

Come nasce una striscia (16) - Pia

Ritorniamo su Happy New Year, la prima striscia con una data di scadenza e diffusa solo via posta. È "fare giornalismo" sulle strip e in questi casi, per scavare sulle origini niente di meglio che far parlare l'autore e aggiungere una puntata alla serie "come nasce una striscia". Scopriremo alcune follie di Mattia Burattin, nom de plume Pia. Il dialogo è stato curato da Umberto Randoli.

In ogni mail scrivi la frase "this is not a funny strip - you are not supposed to laugh". Perché in inglese?

Per assonanza col titolo. ma anche perché volevo mantenere una laconicità e un distacco dalla striscia, che nella madre lingua avrei perso. O perché la prima versione era un gioco di parole: *this is not a comic.* *you are not supposed to laugh.* dove *comic* andava inteso sia come *comico* sia come *fumetto* stesso. Mi piaceva l'idea di affermare che questo non è un fumetto, ma qualcos'altro. Purtroppo striscia in inglese si dice cartoon, non comic come è invece possibile in Italia e allora son rimasto fregato. Poi avevo anche il timore che qualcuno non capisse la volontarietà del gioco di parole e allora ho optato per la linearità e le secchezza e l'inglese è rimasto.

In realtà comic strip significa letteralmente striscia umoristica, cartoon è termine generico usato anche per il fumetto. Potevi mantenere il tuo gioco di parole usando "this is not a comic strip" o non ti piaceva?

Mi piaceva e mi piace un sacco, infatti vi ho rinunciato malvolentieri, ma appunto come ti ho spiegato, non era esatto. Dici che funzionerebbe comunque?


La serie è davvero a termine?

L'antispam risponde per me. Ora quando esco con gli amici resto ossessionato dalla striscia perché prima o poi se ne fa un commento. Voglio uscire da questo incubo dove mi sono cacciato e ricominciarne un altro. Nuovo magari.
Dico incubo perché se è pesante leggere una striscia sempre uguale lo è anche di più farla. E poi, appunto, fosse almeno leggera passerebbe via meglio.
Devo premettere che -e qui mi gioco l'articolo sul vostro blog- che fin da piccolo mi ha fatto terrore l'idea di condannarsi una vita intera a disegnare una striscia sola. Come fa Silver, ad esempio? Non gli vien male? Dopo un po' diventa troppo mestiere e si perde la gioia di farlo. E Schulz?
Oddio. Apprezzo e capisco invece Quino. Infatti la sua striscia ha mantenuto uno standard qualitativo eccelso. Se uno non ha più idee, deve smettere. La questione del mercato è relativa: prima o poi il pubblico si abitua a tutto. Anche a leggere cose nuove. Dylan Dog non è una striscia ma ora lo trovo vuoto come una striscia che dura da secoli. Cito testualmente le parole dell'amico Enrico Banzola: "In ultima istanza si può capire una metamorfosi della serie, ma l'indagatore dell'incubo è nei fumetti il correlativo oggettivo del Partito Democratico. La roba più annacquata dell'universo." :)
Tornando a me, ho scelto di fare delle serie a strisce (quindi più di una) proprio per levarmele di torno prima possibile e quindi dedicarmi alle storie con un inizio e una fine. Come se per contratto dovessi toccare tutti i generi del fumetto! (qui la mia pazzia).

Come nasce l'idea della strip?

Nasce nell'agosto 2006 d'improvviso come solo le visioni sanno fare su un cartoncino che mostro.



Nasce innanzitutto come oggetto estetico. Il testo infatti in origine è un pretesto per il disegno. Se guardi il cartoncino noterai che, sebbene ci sia annotata l'idea generale, l'omino non dice proprio niente. In genere una serie nasce almeno da una battuta prototipo... qui no. Può suonare strana tutta questa faccenda dato che il disegno a posteriori è la cosa più effimera della striscia (tanto è vero che molte battute potrebbero benissimo funzionare anche scritte soltanto) ma sono sincero quando affermo che il mio desiderio iniziale era quello di avere tra le mani una valanga di strisce disegnate in stile retrò. Volevo fare un pattern e un pattern -mi spiace per i lettori- l'ho ottenuto.
La striscia doveva partire il 31 dicembre 2006 e durare tutto il 2007 ma proprio a dicembre mi si inchiodò il computer e persi il treno. ma è normale. meglio così: ho preso il treno dopo che era pure bisestile. A dicembre 2007 (verso il 20) mi sono quindi ritrovato con un cartoncino in mano e dei testi da inventare. Questo in treno (vero) tornando a casa dai miei. In quel viaggio ho scritto le prime 40 strisce di cui ne ho usate 3 credo, la n°1, la n°100 e un'altra che non ricordo. ah, già: la prima di settembre.


E le altre? Quando le disegni? Qual è il momento creativo?

Il metodo è stato questo: adottare lo stesso che usai un anno per scrivere poesie, ovvero segnarmi tutto quello che mi passa per la testa mentre cucino o vado in bicicletta così esattamente come lo penso, senza riscrivere in bella forma. Capita che in un giorno sistemi due settimane di strisce. A maggio (o forse ad aprile) avevo già finito di scrivere le strisce fino a dicembre. Infatti ora mi annoio. Il metodo pratico consiste nel mettere tutte le "battute" in una scatoletta e aprirla ogni giorno per pescare la fortunata che verrà disegnata. Alle volte se ne disegna una inventata il giorno stesso, altre volte si torna più indietro. Avere un serbatoio pronto dà sicurezza. Come avrete notato l'omino ha perso i capelli biondi e guadagnato un enorme ciuffo nero. Questo è frutto di schizzi sovrappensiero.
I testi sono strettamente legati al fatto che la striscia la spedisco solo via mail senza cercarmi pubblicità: sebbene l'omino non sia io -come molti credono, ecco, ad esempio *non* ho un cane- quello che viene esposto è sempre molto intimo. Talvolta ho preso proprio di sana pianta delle poesie già scritte e le ho solamente fatte declamare all'omino (il cui nome viene svelato anche in una vecchia striscia). Ho notato che all'inizio seguivo pedissequamente la mia intenzione di scrivere solo per me (tristaggini, ermetismi, blasfemie...) senza la minima preoccupazione di essere capito dal pubblico, mentre ora sto più attento alla ricerca comunque di una sorta di gag, di un accento finale. E questo è male. Questo è un buon motivo per smettere a Capodanno.



La strip è interessante anche per l'evoluzione grafica del personaggio: in un anno i capelli crescono [sopra la quinta striscia, sotto l'omino 234 tavole dopo].

Di un centimetro al mese.



Le mail sono numerate a scalare mentre le tavole con numero crescente. Non tornano i conteggi delle strisce però.

L'opera (che bello chiamarla opera) finirà con l'email -1 la notte di Capodanno. Per un totale di 367 strisce. L'anno è bisestile quindi fa 366 + 1, ovvero quella striscia che inizio tutto il 31 dicembre 2007.

Il personaggio ha del "già visto" ma non riusciamo a identificarlo. Ti sei ispirato a qualcuno o è solo un'impressione?


Apri un Popeye a caso e avrai la risposta. Il mio primo modello (dai 10 anni in poi) è Jacovitti, poi un giorno mi accorsi -tramite Cip l'arcipoliziotto- che il primo riferimento di Jacovitti era Segar, quindi Segar doveva essere il mio primissimo modello! Pisellino, Poldo, ma soprattutto l'omino standard (quello che costituisce le folle oceaniche in certe vignette) di Segar è il modello del protagonista di H.N.Y. Di Segar mi piacque anche il modo di tratteggiare e di colorare i neri: col tratteggio sporco (vedi la strega cattiva dei mari). Gli occhi vuoti invece derivano da Little Orphan Annie, un fumetto che comprai in epoca recente in edizione Oscar Mondadori e che devo ancora leggere!
Poi se proprio devo dirla tutta io sono un disegnatore precisino (mi piace la linea chiara, netta, pulita) mentre questo fumetto si permette di presentare fisionomie storte e differenti da vignetta a vignetta: questa libertà di errore è voluta sia per praticità (conoscendomi ci metterei ore a fare una striscia come dico io) sia per avvicinamento all'estetica di Krazy Kat che fa dello stortume uno spettacolo da applauso.
A Krazy Kat devo anche l'idea della variazione sul tema: infinite storie con tre elementi. il gioco entro le regole.

Quale tecnica usi? Pennarello del cartolaio sotto casa? Pennini, matite, altro? Risme di A4 rubate da qualche parte?

La tecnica più veloce possibile: la penna. Nonostante non legga Dilbert - è simpatico, ma non sopporto i disegni così rigidi - mi è rimasta in testa una cosa che lessi in un'intervista all'autore: nel suo metodo di lavoro non si permetteva di dedicare più di un'ora alla produzione della striscia del giorno. Tra idea e disegno doveva metterci un'ora, col risultato che spesso faceva tutto di corsa negli ultimi 5 minuti. Ecco, io non riesco a rispettare questa regola - anche perché scrittura e disegno sono temporalmente separati, anche da mesi - però per il disegno mi sono ispirato a questo precetto. Quindi prima di cominciare la traversata mi sono imposto di non soffermarmi sul disegno, di sorvolare su errori e imprecisioni. Infatti per me sarebbe inconcepibile un'evoluzione grafica così pesante com'è avvenuta qui in meno di un anno. Se non mi fossi imposto di disegnare alla "come viene" questo non sarebbe successo. Come ho spiegato anche in un'intervista che uscirà su ergosumpress questo fumetto nasce come esercizio e necessità, necessità che si esaurisce nell'atto. Quindi poco importa il risultato.
A Natale 2007 scavando tra i cassetti della mia vecchia cameretta trovai un blocco di fogli Fabriano lisci da 110 grammi. Era un blocco che nemmeno ricordavo risalente alla IV elementare. I fogli erano giallissimi,bellissimi. Come rito feticista e magico decisi di usare quelli per battezzare la striscia. poi per forza di cose continuai con quelli brutalmente bianchi neon comprati di conseguenza. (mi piacciono le cose vecchie...).
Le dimensioni degli originali (4 strisce per foglio) sono di 20cm x 7cm, avulse da qualsiasi standard, cucite attorno alla statura dell'omino. La penna è la "*Gipi-pen*", pilot g-tec-c4. La pilot dovrebbe seriamente pensare di pagare Gipi come testimonial d'eccezione. Nel 2004 cercavo disperatamente una penna (pennarellino fino) come quelle coi feltrini alle quali ero abituato ma che permettesse di pigiare con più decisione senza rovinarla, quando a un workshop interno al corso di fumetto all'Accademia di belle arti di Bologna Gipi tira fuori la risposta. Grande successo di massa tra gli avventori del workshop. Di qui "la Gipi-pen". Per Happy New Year avevo preso in considerazione anche il pennino, per simulare al meglio lo stile retrò, ma sono impedito. Uso una micromina 2H per fare i bordi delle vignette, la linea del pavimento, del battiscopa e le mattonelle. Ripasso a mano libera tranne i bordi che faccio con la squadra e gli angoli che faccio con la sacra cartolina [NDR: quella mostrata sopra che dette origine a tutto]. Il resto è fatto direttamente a penna per una maggiore espressività e velocità.
Se si analizza bene la composizione si scoprono tutti gli errori che derivano da tale metodo: ingombri, simmetrie, disposizioni sono imperfetti. Anzi: talvolta proprio dissonanti. Ogni tanto - quando sbaglio davvero in preda a un sonno incredibile - taglio e incollo pecette. o ridisegno la striscia da capo, come
fosse un esecuzione per solo di penna, su palcoscenico, da eseguire per intero davanti al pubblico. Il computer è usato solo in casi eccezionali.

Il baffuto esploratore d'inizio '900 a cui accenni su Ciucci è un progetto di strip o fumetto?

Strip. In realtà è più vecchia di H.N.Y. e alcune strisce sono già state pubblicate, ma soltanto a livello provinciale a Bolzano.

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venerdì, marzo 09, 2007

 

Diari di scuola


Tanto per raccontare come nascono certe passioni, come si cresce con le strisce, ogni giorno di scuola. Oggi ci sono quelli Smemoranda e Comix ma intere generazioni hanno avuto come diario quello Linus. Alcune edizioni avevano persino delle tavole da completare, eri tu a riempire il fumetto. Ci convivevi ogni giorno con una striscia, tra solenni impegni di compiti da fare e pasticci dei compagni di scuola. Il diario altrui è sempre stato preda di guerra per graffiti estemporanei.



Una volta c’era pure il Diario Vitt, quello di Jacovitti e conteneva appunto delle striscine in forma classica, un mezzo che in genere l’autore considerava troppo minimalista per le sue attitudini. Il diario Vitt era però più formale, conteneva anche uno spazio per un aforisma giornaliero. Quello Linus era considerato più figo.

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venerdì, marzo 23, 2007

 

Comic strip e pubblicità

Chi ha un approccio purista verso l'arte può cominciare a stracciarsi le vesti, scacciare i mercanti dal tempio o, nel nostro caso fare clic verso un'altra pagina. In una serie di prossimi post parleremo dei rapporti tra le comic strip e la pubblicità.
In realtà nella storia di alcune serie il rapporto è stato strettissimo fin dall'inizio.
Mafalda di Quino, ad esempio, nacque per il lancio di una linea di elettrodomestici. L'operazione pubblicitaria non fu conclusa e inoltre i frigoriferi non furono mai fabbricati, ma la bambina pestifera ebbe una storia gloriosa. La spassosa Monty di Meddick, da anni pubblicata su Linus, in origine si chiamava Robotman, ed era una produzione nata per i ragazzini, realizzata appositamente per il merchandising di pupazzi e giochi. Poi le vicende portarono la strip a un grande successo davanti al quale la finalità commerciale iniziale si eclissò.
Ma a parte questi casi, spesso il mondo del fumetto è stato al servizio della pubblicità, divertendo i lettori, quasi mai in modo pedante e servile e senza lasciarsi corrompere troppo. Anzi, nel solco della tradizione pubblicitaria tutta italiana del celebre Carosello televisivo, ha spesso offerto uno spettacolino ironico. Vi segnaliamo, in proposito, questo interessante
articolo su afnews che contiene una notevole raccolta di esempi disegnati da famosi cartoonist.
Come prima anteprima goduriosa vi offriamo una tavola di Jacovitti dedicata a un prodotto per il quale si può sprecare il super abusato aggettivo mitico. Tale era il Camillino Eldorado, il primo gelato al biscotto, scomparso da tempo. Bastava fare quattro passi in più. E magari farsi dare qualche monetina dal papà.


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martedì, marzo 09, 2010

 

Ippo.it di Stefano Frassetto

Ippo di Stefano Frassetto


Cenere sul capo. Mercoledì delle ceneri in ritardo. Contrizione ed espiazione, con queste righe. Ippo di Stefano Frassetto è una splendida striscia italiana che abbiamo trascurato perché pubblicata su Il Giornalino. Parrocchie, preti, suore, catechismo, bimbi per bene pettinati per la messa, S. Paolo ammonente e severo, con stupida prevenzione quella pubblicazione ci evocava di tutto. Dimenticando la grande tradizione storica e i talenti italiani che nel tempo sono apparsi in quelle pagine, Jacovitti, Sergio Toppi, Massimo Mattioli, Tiziano Sclavi, Giorgio Cavazzano, Alfredo Castelli, Ferruccio Alessandri, così, tanto per fare qualche nome. La verità? La stampa di ispirazione cattolica è solida, al passo con i tempi, abbastanza tollerante, spesso non integralista, vivace. Non solo: anche per i senzadio che, non distrutti dalla nausea, hanno seguito un minimo l'informazione politica in questi ultimi anni, non è difficile riconoscere che redazioni come quelle di Famiglia Cristiana e l'Avvenire hanno tenuto la schiena dritta.


Stefano Frassetto ha già una lunga storia come ideatore e disegnatore di fumetti. Ha iniziato sin da piccolo, a suo dire perché meno faticoso dei temi e riassunti. Ma si sa, tutti i cartoonist amano raccontare questi inizi, un po' per alimentarsi la leggenda, un po' per giustificare il dedicarsi a una (presunta) arte minore. Un tempo erano i teatranti, lestofanti ritenuti anche di facili costumi, oggi i fumettisti. Provate a portare a casa un fidanzato e a dire che per campare disegna strisce.
Liceo, facoltà di architettura, arrivano le prime occasioni per trasformare la passione in professione. Mentre lavora a Parigi per concludere la tesi viene assunto da un periodico francese per delle strisce ambientate in un acquario. La favola dura finché il direttore non scappa con la cassa in un Paese senza estradizione per la Francia. Tornato in Italia inizia una lunga serie di collaborazioni, per la gran parte con editoria retta da uomini in abito talare. Vari inserti e riviste satellite de L'Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica, Il Giornalino delle Edizioni S. Paolo e altre ancora.

Ora però prima di parlare di cartoonist di Dio andateci piano. A parte che è bravissimo nel piazzare la sua comicità cattivella sotto gli occhi di tutti quei preti e non ha l'umorismo da boyscout sfigato, nel suo curriculum ci sono lavori per agenzie pubblicitarie, come ad esempio per le sorpresine della Ferrero, e collaborazioni come ritrattista illustratore per i quotidiani Libération a Parigi e La Stampa di Torino.
Oggi passati i 40, lavora in piccolo studio scalcinato in un vecchio e popolare quartiere di Torino.


Ippo di Stefano Frassetto

Ippo racconta un mondo di bimbi, più o meno intorno ai sette anni, praticamente senza adulti, molto scuola Peanuts, unito dal tema della cattiveria nell'infanzia ma anche riflesso di certi tic e tipologie del mondo adulto. Il protagonista principale, quello che da il nome alla serie, è l'elemento debole e sfigato, la spugna che assorbe le cattiverie di tutti gli altri. Grandi occhiali, inetto nello sport, incapace nelle relazioni sociali, farebbe di tutto per essere accettato. Immagina situazioni dove si riempirà di gloria ma la realtà lo smentisce sempre. Martellato con insulti e sarcasmo dalla crudele Tina, amore non ricambiato e perfida "non amica" sempre pronta a deriderlo in pubblico, e dal bullo Pino. Il suo unico amico (che però spesso si scorda persino il suo nome) è il devastato Rufus. Uno strano bambino, iperprotetto dalla mamma, zeppo di allergie e ipocondrie. Lo riconoscete perché vive con un casco in testa per paura di prendere colpi. Altri personaggi del cast: Flo, una stordita perennemente col cappellone alla Bob Marley sulla testa. Classico esempio di bimba educata in maniera equo solidale. Sofia, la bimba "trendy", vive per i saldi dei negozi, parla solo con terribili neologismi alla moda. Frutto di anni di grande fratello, Maria De Filippi e varie devastazioni della società dei consumi. Andrea, il biondo fighetto che piace alle femmine (persino all'acida Tina), altro elemento che ci ha rovinato l'infanzia. Sil, bimbo cinico che rifila pacchi a tutti per scopi di lucro.


Ippo.it di Stefano Frassetto

Quel che sorprende in Ippo è il notevole senso dei tempi umoristici e la creatività continua nelle battute. Il disegno è semplice ma rivela mestiere. Soprattutto è una striscia universale, nasce per i più piccoli ma quelle dosi massicce di sarcasmo e ironia - temiamo - funzionano molto meglio con gli adulti, di qualunque genere e generazione. C'è niente da fare, per le strip bisogna proprio esserci tagliati, sapersela giocare d'istinto su quei pochi quadri, averci il ritmo dentro. Osservate, ad esempio le strisce combinate in serie di quattro come ha chiesto ad un certo punto l'editore. Frassetto potrebbe allungare il brodo ma invece, comunque, tiene il passo della strip giornaliera. Potreste staccarle e isolarle e funzionerebbero lo stesso. In giuria non si alza la paletta del dieci solo perché non c'è un elemento nuovo in Ippo. Ma se volete un modello di strip (in tanti ci scrivono su Balloons), eccola qua. Fa ridere qualunque lettore, non ha bisogno di libretto di istruzioni ovvero non è autoreferenziale, ci entri in due secondi da qualunque partenza, è disegnata con empatia.



Le passioni fumettistiche: i Peanuts di Schulz, Calvin & Hobbes di Watterson, Bloom County di Berke Brethead, Dik Browne (Hi & Lois, in Italia Pippo e Lalla, e Hagar), Mort Walker (Beetle Bayley), Gary Larson, Crockett Johnson, Quino, Franquin, Richard Thompson. Ispirazioni e punti di riferimento molto classici. Li ritroverete tutti nelle tavole di Frassetto.


Ippo di Stefano Frassetto

A dire il vero avevamo notato tempo fa il Steve Frassetto. Questa strip è apparsa sul supplemento "Noi, Genitori & Figli" del quotidiano Avvenire, settembre 2004. Ritagliata e messa da parte in archivio: in attesa di scoprire di più ci aveva colpito per pulizia, stile, tecnica. La serie si chiamava Piti. Siamo ancora in epoca precedente a Ippo.it ma stava maturando il soggetto.


Piti Di Steve Frassetto


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Altra cenere sparsa sul capo. Annunciazione in ritardo. Potevamo farci sfuggire uno "stripparolo" con questa vocazione? Arruolato alla causa di Balloons, ogni domenica troverete in queste pagine una nuova striscia di una serie chiamata 35mq. Il titolo fa riferimento a un mini appartamento dove due baldi giovani cominciano a vivere dal momento della loro uscita dalle famiglie. È una leggera e scherzosa "strip di formazione", seguirete le vicende dell'entrata della coppia di amici nel mondo adulto. Per un certo tempo la serie aveva preso il nome di Edo e Pedro ed era apparsa su un giornale locale. Non potendo pubblicare con noi Ippo.it (l'editore ha avuto un'illuminazione e ha deciso di farne un paladino del prossimo venturo sito de Il Giornalino), Stefano ha deciso di ripescare questa serie rimettendoci completamente mano. E dato che qui ci piace molto giocare sulla natura delle strip, sui loro strani percorsi ideativi e stilistici, vi mostriamo come erano nelle loro versioni originali le prime due tavole uscite qui su Balloons le scorse settimane. Trame identiche, disegno, testi e colori quasi del tutto cambiati. Dalle rotondità ai quadrati, dai dettagli a uno stile più iconico, semplice e surreale, un giocoso plagio di se stesso. Ma anche una dimostrazione di come un cartoonist di razza sappia arrangiare e suonare i suoi pezzi con virtuosismo in tanti modi. Benvenuto Stefano.


Edo e Pedro di Steve Frassetto


35mq di Steve Frassetto


Edo e Pedro di Steve Frassetto


35mq di Steve Frassetto

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giovedì, luglio 26, 2007

 

Segnalazioni blog: Luca Boschi - Baking the baker

Anche se la vera passione è per le comic strip servite su carta, vecchia o nuova, si gira per il web ogni tanto, come tutti. Guardando quello che gli altri combinano. E talvolta si scoprono blog che danno un gran senso di fratellanza.

IL BLOG DI LUCA BOSCHI

Un bel blog, fresco, nato da poco più di un mese, ancora con tutto l’entusiasmo e le prime voglie dell’autore, è quello di Luca Boschi. Ancora non controlla bene il mezzo, con le immagini pasticcia parecchio, ma c’è dietro una gran voglia di raccontare e si vede. Per noi è come entrare in una antica taverna - potremmo chiamarla “The drunken cartoonist” - e sentire un vecchio pirata del fumetto narrare storie di strisce lontane e antiche, disegni smarriti, aneddoti inaspettati.


Il pirata in questione ha girato parecchio in questo mondo, ne ha visto molte. Ti regala episodi di serendipity. E così, per caso, scopri che Jacovitti in un vecchio diario Vitt aveva dedicato un tributo spassoso all’amatissimo Krazy Kat, accompagnato da un testo di Sergio Zavoli. Un paio di post dopo salta fuori un bizzarro e dimenticato fumetto degli anni ’60, Ullaò, palesemente ispirato al capolavoro di Herriman. Una sorta di “Krazy Kat de noantri”, proferisce il bucaniere Luca facendoci sgranare gli occhi per lo stupore. Non servono solo comic strip nella sua osteria ma torneremo spesso a farci affascinare.

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/



BAKING THE BAKER

Altro blog con cui sentire fraternità è Baking the Baker, aperto anche questo lo scorso giugno, tenuto da un non ancora diciottenne aspirante cartoonist. Charlie Brubaker è nato in Giappone, ha respirato fumetti dal primo giorno di vita. Trasferitosi negli USA si è appassionato ai comic americani. Mostra naturalmente i propri esperimenti ma spesso dedica appassionati post ad autori di talento e sommersi (o semplicemente meno conosciuti da noi) tratti dalla scena contemporanea delle strip americane. Perché se quella italiana ed europea è vivace, potete solo immaginare quante “college strip” esistano dietro le grandi stelle USA affermate e consolidate, quanti studenti sognino, in una nazione che ha una tradizione immensa in questo genere di fumetto, di diventare un giorno dei nuovi Schulz o Hart. E non sempre il talento basta per farsi distribuire dai grandi syndicate. Brubaker è una guida giovanissima ma incredibilmente esperta di questo sconfinato territorio.

http://bakertoons.blogspot.com/



[grazie ad Umberto Randoli, bravo scavatore del web, per le segnalazioni]


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mercoledì, agosto 15, 2007

 

Strisce silenti (2) - Perkins di John Miles


Su Eureka, alcuni anni prima del Giuseppe di Jacovitti, era apparsa un’altra strip silenziosa, Perkins di John Miles, davvero molto semplice e lineare. L’assenza di parole in questo caso lascia spazio ad un umorismo di geometrie e apparenze.











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giovedì, marzo 20, 2008

 

La mostra di originali a Poppi - 22 marzo / 14 maggio

Non è ancora il compimento dell'utopia: Balloons il piccolo Museo delle strip originali esiste solo in rete, come si dice, virtualmente. Il sogno è un luogo per un'esibizione permanente di questa arte. Questa è una mostra, temporanea, con solo una parte della grande collezione di Giuseppe Scapigliati, le tavole più belle. Il tenace curatore continua a scovare, chiedere e comprare originali per poi sistemarli con affetto in pannelli, sperando di trovare sensibilità in amministrazioni e sponsor.

Come i quadri di una esposizione, una mostra di tavole originali è un angolo di passioni e memoria. Il visitatore può cogliere le sfumature, gli sbuffi della china, l'aroma e ora le rughe della carta, immaginare quel tanto di vissuto rimasto appiccicato sopra. Le matite, i pennini, l'inchiostro, la carta, sono ancora lì. Assieme alle idee, all'umorismo, al meraviglioso momento creativo: il folle stacco dalla realtà e il piacere di raccontarla diversa.

Basta chiudere gli occhi un momento e riaprirli. Per un attimo siamo dietro le spalle di Herriman nel 1942, di Hart nel 1961 o di Jacovitti nel 1963. Quelle fantasiose fusioni di parole e tratti che testimoniano ancora la mano e i pensieri dei loro autori, per un istante, ci portano via, regalandoci, con ironia e pensieri ridenti, un'assenza leggera.

L'inaugurazione è ancora una volta un occasione per ritrovarsi tra appassionati del mondo del fumetto. Per riconoscersi in questa passione, festeggiare insieme e rivivere insieme una tradizione ultracentenaria. Le tavole sono corredate da schede esplicative come in ogni mostra per bene. Troverete antichi originali ma anche strip di contemporanei in un percorso che parte dagli inizi del novecento sino ad oggi.
L'esposizione è aperta sino al 22 maggio ma per chi ha voglia di un giro nelle campagne toscane il giorno dell'apertura è raccomandato, la cerimonia si preannuncia divertente e con ospiti di prestigio. Infine, Poppi è un luogo da favola, il castello dei Conti Guidi domina la vallata.


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mercoledì, giugno 28, 2023

 

CONVERSAZIONE CON CAVEZZALI (ovvero l’intervista definitiva)

 Quanto tempo è passato dalla scomparsa di Massimo Cavezzali? Un mese, due? Che importanza ha? A pera, fregandocene un po’ dei tempi del bordello social, lo vogliamo ricordare così, recuperando questa intervista con lui del giugno 2011. Avrei voluto solo ricicciarla ma ha richiesto un restauro perché tutte le immagini erano scomparse. Per il resto non è stata toccata una consonante, né una vocale. A tratti è commovente, troverete la prima striscia della sua vita. Ma soprattutto, non si era mai raccontato così.

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Il titolo è un po' borioso, con Massimo Cavezzali non c'è alcunché di definitivo. Sta attraversando il quarto decennio di strisce, vignette, storielle a fumetti e andrà avanti ancora. Di persona vedi l'eterno ragazzo, riccioli lunghi e giubbotto e jeans. Come se il tempo gli passasse liscio, giusto un po' di grigio, appena impolverato, ma non guasta, anzi. Ma attenzione: non ha niente dell'auto d'epoca, non fa parte delle memorabilia viventi degli anni '70 e '80. Lo stile è eterno e forse non invecchierà mai, sarà sempre meno datato della generazioni successive. L'ascolti, lo guardi e ti accorgi che non appartiene a nessun tempo. Come i suoi fumetti. Qualcuno sostiene che è un panda da proteggere ma nella foresta si arrangia benissimo ed è felice così, come scoprirete tra poco .È più una conversazione che un'intervista. E ci siamo divertiti molto, arrivando a un finale epico che passa anche per la nascita, dopo aver appreso dove Cavezzali tiene il suo prezioso archivio.
Magari definitiva no, ma questa volta ve lo raccontiamo davvero.





[Max Olla] C'è uno tra i tuoi filoni umoristici che mi incuriosisce particolarmente. È quasi un tema di fondo che ricorre e ritorna spesso. Lo definirei: la spiritualità. Già ai lontani tempi della rivista Il Mago una delle tue prime serie aveva Dio (S.p.A.) nel titolo. Da ultimo quando hai ripreso a disegnare strisce qui su Balloons, davanti al foglio bianco (da cercare con le matite perché ormai non sapevi più dove stavano in casa) ti è venuta fuori Big Bang, ambientata tra vecchio e nuovo testamento, creazione, divinità. Non solo: nelle vignette che sparpagli su Facebook, persino in Kika, le riflessioni universali ed esistenziali si sprecano. Certo c'è la gag, l'inversione logica surreale, la presa in giro dei luoghi comuni. Ma il tema ti piace assai. Occhio e croce non sembri tipo da catechismo il pomeriggio della domenica, nemmeno da dibattiti filosofici. Da dove arriva questa "spiritualità"?


[Massimo Cavezzali]
Umorismo e spiritualità sono vecchi amici. Ho letto che è uscito fresco fresco un libro: il percorso di un comico che si interroga su Dio. Ripercorre un po' la continua ricorrenza a temi spirituali: Dio e diavolo, creazione e apocalisse, inferno e paradiso, in tutta l'opera di Roberto Benigni.
Più o meno anch'io, diciamo, senza fare accostamenti bischeri, percorro strade simili.
Il tema mi piace assai, è vero. Perché? Per indole credo o forse è colpa dell' irrequietezza cronica. O dell'esistenzialismo adolescenziale che si è trovato così bene con me da non andarsene mai. O della tendenza a fare un po' il bullo, di accettare sempre la sfida di sapere rispondere ai mutamenti. Ci metto anche un po' la vanità di fare l'araba fenice. E senza merito, di avere sempre quel gatto attaccato ai coglioni che è la voglia di comunicare. Di sicuro mi piace provare ad andare oltre il ridere.



Questo è interessante, perché magari si immagina l'umorista di strisce e vignette come un compagnone ridanciano e leggero. Talvolta non si percepisce come tra comicità e riflessioni sulla vita non ci siano confini.

Facciamo il punto sul tuo umorismo e sul tuo procedimento creativo: non ti piace la cronaca, non ricordo di averti visto fare satira politica e nemmeno tanto sociale, ti piacciono i temi universali. Solo quando parli di musica ti agganci a personaggi reali, come l'amato Vasco. Tanto che le tue tavole sembrano senza tempo, quelle di dieci o venti anni fa funzionano ancora adesso e viceversa quelle di oggi potevano uscire trent'anni fa. Queste riflessioni sghembe, gli aforismi imprevedibili e bizzarri, i dialoghi singolari delle tue strisce, quando ti saltano in testa? In giro per la città, il fine settimana nei tuoi giri per mercatini? Li fermi su appunti o li butti giù direttamente assieme al disegno? E che cosa li innesca?

[Massimo Cavezzali] Hai detto bene. La satira politica mi deprime. E non voglio trarne profitto. Cerco di fuggire opportunismi e meschinità. E sono anche sociale il giusto. La musica è ben altra cosa. La musica mi piace. E se una cosa mi piace posso cazzeggiare e sbeffeggiarla. Quello che non mi piace non mi suscita niente.
Per quanto riguarda invece il procedimento creativo, ho dei meccanismi abbastanza automatici.
Situazioni ideali, come in macchina ( ho anche disegnato molto in macchina - macchina ferma intendo - parcheggiata sempre col muso verso l'uscita, per scappare prima, casomai.), in treno, possibilmente seduto vicino alla porta del corridoio o al tavolino di un bar (altra situazione dove ho disegnato abbastanza e sempre tenendo d'occhio l'uscita).

Scusa, perché sempre con un occhio alla via di uscita? per scappare da cosa?

[Massimo Cavezzali] Ready to run ...scappare da niente di preciso, però sempre pronto... è uno stato di allerta che mi viene naturale.
Mediamente butto giù appunti su carta da fotocopie A4, compresa la carta da fotocopie ecologica che all'inizio mi faceva schifo scriverci sopra ma adesso mi ci sono abituato, ma anche sui giornali, bordi e spazi, fogliazzi vari. Mi va bene tutto. Scrivo con la mia calligrafia poco leggibile e in fretta.
Spesso questi appunti poi non servono. Un po' perché non capisco cosa ho scritto e un po' perché la cosa giusta da scrivere mi viene invece poi lì per lì, immedesimandomi e senza nessuna preparazione.


Non so perché ho fatto la domanda, avremmo dovuto immaginare che non c'è alcun metodo nella follia di quelle tavole.
Hai sempre pubblicato sin dall'inizio, per bravura e fortuna. Con continuità su riviste a discreta diffusione. E con il tempo hai accumulato un buon numero di estimatori, un tuo pubblico di lettori, con tutta probabilità molto più vasto di quello folto che hai ritrovato su Facebook.. Due domande che hanno un sottile collegamento. La prima: come mai non hai mai mollato il tuo lavoro di impiegato e mai voluto (o potuto forse) farne una professione del disegnatore umorista? Che so, come Totaro o Ciantini o altri ancora, che un giorno si sono alzati e si son detti: "beh, voglio campare di questo". (io avrei un'ipotesi, ma te la dico dopo).

[Massimo Cavezzali] Mai avuto uno studio. Nonostante tutte le cose che ho pubblicato. Nonostante la resistenza di 35 anni di fumetti. Nonostante tutti quei libri e libretti . Mai avuto uno studio anche se ogni tanto ci ho pensato. Mi ci sono anche immaginato, lì, dentro lo studio, a cercare una scusa per uscire subito fuori.

Mai pensato di lasciare il lavoro. O anzi si, all'inizio, e in quel lungo periodo quando pubblicavo in sei sette riviste contemporaneamente, prendevo il taxi per andare a comprare le matite ed ero anche un po' stressato. Ma poi via via ci ho pensato sempre meno, fino a sentirmi adesso un po' inebriato di essere libero di fare quello che mi pare, senza necessità economiche anzi, terrorizzato di dovere emettere qualche nota.
Semmai forse, più che in uno studio, mi sarei visto in una specie di caverna di Alì Babà, piena di vecchie cose trovate, e con un fondo un tavolino per disegnare o dipingere. Dipingere già mi tira di più perché è una cosa più vaga. O seduto in al bar davanti al mare. Forse meglio. Ma questo più o meno, ogni tanto già lo faccio. Mi considero un professionista umorista naturale. Non so se per questa scelta, mi sono salvato o mi sono affondato.
Stando molto bene come sono, ognuna delle due ipotesi mi soddisfa comunque.

Questo conferma la mia ipotesi. C'è dietro "un anelito di libertà". Una cosa è diventare autore professionista, devi avere un'autodisciplina, farne un mestiere e a quel punto spesso per creare per forza si finisce per perdere creatività e follia. Un'altra è fare magari lo schiavo salariato ma mettere giù i pensieri e disegni che vuoi quando vuoi.
Seconda domanda collegata: osservando i tuoi lavori e gli esperimenti ho come l'impressione che ci sia sempre la voglia di stupire, anche nelle cose semplici, rovesciando la logica di tutto. È come se cercassi sempre il colpo più complesso sul tavolo da biliardo, quello che con dieci sponde e geometrie imprevedibili manderà la palla in buca e tutti faranno "ohhh". Oggi ancora di più, sembra più attirarti qualcosa che lascerà a bocca aperta che non un successo facile tra i lettori. È così?

[Massimo Cavezzali] Per salire o scendere dalla zattera della medusa meglio avere bagaglio leggero e funzionale. Poco e veloce il disegno e bella e forte la battuta o la frase. Ammiro chi disegna bene benissimo e chi severamente si applica per una battuta standard, ma a me ha sempre annoiato anche solo ripassare col pennarellino la matita. L'esempio del biliardo che hai fatto mi piace. E' vero tendo più di prima a tentare il colpo sotto. Palla che si muove in avanti mentre ruota all'indietro o azzeccare un ace. Mi adrenalizza assai.

(Lupo Alberto, numero del febbraio 1993)



Siamo quello che mangiamo, ma anche quello che abbiamo letto, visto, ascoltato. Di cosa si nutre Cavezzali per essere così?

[Massimo Cavezzali] Quello mi nutre ha subito nel tempo una continua selezione per la sopravvivenza. Ma ancora mi nutro di quello che ha alimentato la mia adolescenza. Partendo da Carl Barks e finendo in un minestrone di Edgard Allan Poe, i Byrds, Donovan, I Rolling Stones, Bob Dylan, Zappa, i Beatles, i Velvet, il Beat italiano, la Protesta, l' Underground, la Psichedelia, la Pantera Rosa, gli Addams, Warhol, Tamayo, Pollock, Modigliani, Baudelaire, Zabriskie Point, Easy, Rider, Il giovane Holden, Battisti, i gialli, la fantascienza, i Led Zeppelin, Winter, Hemdrix, Balthus, Bacon, e vai e vai compresi tutti quei libri, fumetti, dischi, comprati, buttati e ricomprati per pentimento infinite volte negli anni.
Col tempo si sono aggiunte moltissime altre cose, ma sono state sempre meno quelle che hanno lasciato un segno durevole. Magari tracce, anche importanti, ma non più solchi. A parte Vasco Rossi. Voglio nominare anche Baggio per affetto . Per fantasia. Anche adesso continuo così, compro, sento, vedo, leggo, butto, tengo. Nel recente i Baustelle, Mark Kyden...nel recentissimo i Fleet Foxes, Franzen...

(Condivido il piacere per i Fleet Foxes disco di terribile e ruffiana bellezza, ma purtroppo parlare di musica ci porterebbe fuori tema).
Mi hanno infilato in tasca dei bigliettini con delle domande per te, un po' maliziose, tendenziose e cattivelle. Posso proportele e ti dimostrerai superiore rispondendo a tutte?


[Massimo Cavezzali] 
Ti dimostrerai superiore dicendomi chi ti ha infilato i bigliettini? Se si, rispondo a tutte.


Allora, in ordine sparso. Una casalinga dai dintorni di Voghera ci scrive: "Signor Cavezzali ma nessuno le ha mai detto che il suo omino somiglia troppo a quello di Mordillo?" Una contadina della provincia di Pavia: "Come diavolo fa ad essere ispirato da quel vecchio laido e inutile di Vasco Rossi?". Un'altra che si firma "fan ansiosa": "le frasi geniali che vignettizza [sic] su Facebook le metterà in una raccolta (che comprerei) o sono invece sono vecchie e fanno parte di una raccolta di aforismi Cavezzaliani uscita mille anni fa?" Un signore suo vecchio estimatore da Firenze:(forte accento toscano, c dura buttata nel gabinetto 50 anni fa) "è vero 'he, a differenza dei comuni mortali 'he al massimo ci ospitano qualche mostro, sotto il suo letto ci sono decine di 'asse di giornalini frutto di progetti bislacchi e folli mai andati a buon fine?". Un fedele lettore di Balloons: "ma davvero chiede al bar un bicchiere di acqua minerale mezza gassata e mezza naturale? Lo fa perché le piace essere stravagante? Non fa un po' schifo da bere? ".

[Massimo Cavezzali] a) E' la maledizione del 9. Ogni 9 anni nasce un disegnatore che fa i nasoni. Nel 1923 è nato Jacovitti. Nel 1932 Mordillo. Nel 1941 Bonvi. Nel 1950 io.
b) Questa è una altra maledizione. Quella dei nati sotto il segno dell'acquario. Vasco Rossi ed io siamo nati a pochi giorni di distanza, pochi anni di distanza, pochi chilometri di distanza, pochi centimetri di differenza. Tutto in più a mio favore ovviamente.. Tutti laidi e inutili. E' una confraternita.
c) Le frasi geniali sono tutte nuove. Le frasi sceme sono quelle vecchie. Ho preferito differenziarmi per distinguere i due periodi. Ci farò un libro…forse, si forse.
d) Progetti bizzarri, folli e bislacchi ne ho fatti tanti. Andati a buon fine, pochi. Portato fortuna, tanta! Non solo a me, ma anche ai disegnatori che ci hanno partecipato. E soprattutto agli editori. Una buona scusa per chiudere e rifarsi una nuova vita senza pagare mai nulla a nessuno. Per la mia capacità di ideare nuove riviste destinate al fallimento immediato sono stato cercato. Perché non è mica facile. C'è sempre qualche bischero che compra qualsiasi cosa e che così, tenendoti a galla ti inguaia.
e) Mai chiesto un bicchiere d'acqua mezza gassata e mezza naturale. Sempre e solo, mezza naturale e mezza gassata.

Chapeau, risposte in perfetto stile Cavezzali. Provo a fartene una più cattiva io e riguarda Kika, la striscia che realizzi in società con Andrea Camerini. Ne abbiamo parlato tempo fa con una recensione. Più guardo quei due gatti Kit e Kat - mi piacciono tantissimo - più mi sembrano i cugini felini del Palmiro di Ciantini, tuo grande amico e compare in tanti progetti. Per minimalismo e sintesi del segno potrebbe persino averli disegnati lui e allo stesso tempo sono lontani dal tuo stile e direi anche da quello di Camerini. Quanto c'entra davvero Ciantini nella progettazione di quei mici, forte influenza, consigli, imbeccate?

Kika di Cavezzali e Camerini

[Massimo Cavezzali]  Kika nacque come un progetto di Ciantini e Camerini. Io in quel periodo non c'ero. So che Ciantini ideò il nome Kika, e Camerini realizzò graficamente i personaggi. Fare una striscia giapponesizzata, credo fosse questa l'idea. Dovevo fare i testi, ci si trovò un po' di volte in un bar di Firenze ma la cosa non partì. Anni dopo proposi a Camerini di provare a fare questa striscia dimenticata. La mandai a Lupo Alberto ma non piacque. Dovetti insistere, rinunciando a cose mie per riuscire a metterla. Bischero, direbbe qualcuno. E invece no. Piano piano la apprezzarono molto anche loro. Delle 2000 strisce uscite, io ho fatto tutti gli schizzi e i testi (esclusi quelli fatti da Camerini), dando alla serie una sua dimensione abbastanza particolare. Camerini ha disegnato tutte le strisce.


2000 tavole solo di Kika, poi un'infinità di altre serie di strisce, di vignette, delle storielle della papera Eva, di copertine, schizzi ecc. In questi 40 di disegno umoristico (sono circa 40 no?) devi aver accumulato un archivio immenso, anche grazie alla facilità creativa agevolata da un disegno semplificato e svelto. Quelli che si onorano di essere tra i tuoi "amici" su Facebook negli ultimi due anni ti hanno visto pescare e scodellare disegni diversi ogni giorno a un ritmo pazzesco. Ma esiste un archivio, una classificazione di tutta questa roba, oppure è il caos? Conservi con cura tutti gli originali?

[Massimo Cavezzali] Mi sembra che siano 35 anni. Sarebbe un archivio immenso, ma io non sono un archivista, anzi sono sempre stato poco preciso. Molti originali non sono mai tornati indietro dalle riviste ( ad esempio tutti gli originali colorati di Ava pubblicati sul Grifo), molti direttori di giornali mi hanno sempre chiesto: posso tenermi questo, posso tenermi quello.... e così via. Poi cambi di case, di cose, di chiese. Ho una parte degli originali, ma solo una parte. La maggior parte è nel bagagliaio della macchina. Può far ridere, anzi, fa ridere anche me, ma è così. Però avendo pubblicato una ventina fra libri e varia, posso riprodurre una grossa parte di quello che ho fatto. Poi disegno sempre e quindi le cose odierne, veloci veloci, semplici semplici, hanno già riformato un corpus cospicuo di fogliacci. Comunque diciamo che è sempre caos, ma organizzato meglio di una volta. Circa Facebook quello che tu chiami ritmo pazzesco in realtà è solo quel poco che riesco a fare dati i tempi che ci dedico.
La mia idea, sarebbe quella di realizzare una specie di "ansa comics", come le notizie ansa, però fatta di frasi. vignette e strisce, inserendo cose, commenti alle situazioni, frasi e stronzate a ritmo continuo, ogni pochi minuti, 24 ore su 24.

Massimo Cavezzali
Lucca Comics 30 ottobre 2009

Interessante l'idea di un Ansa comics, anche se non me l'immagino legata all'attualità vista la tua refrattarietà ai temi di cronaca.

In realtà vorrei parlare di originali. Anche perché mi è sembrato di intuire che tu abbia al riguardo una posizione particolare ora, so che non li concedi facilmente e comunque attribuisci loro un valore superiore a quello del mercato. Non so se hai visto il film, ancora nelle sale in questo periodo, 
"Senza arte né parte" di Giovanni Albanese. Sotto forma di commedia si gioca sul tema serio della riproducibilità dell'arte contemporanea (una banda di sfigati si reinventa un mestiere come facili falsari) puntando a dimostrare che quel che conta oggi (diversamente forse da un tempo) è l'idea, non l'oggetto o il supporto della prima creazione. Tu stesso hai appena detto che è uno scherzo rifare le tavole pubblicate e perse di un tempo e forse in tanti bravi disegnatori possono rifare un "Cavezzali" dato il tratto molto semplice. Quel che non possono però fare è il tuo magistrale spunto creativo. E allora perché dare tanto peso agli originali? Forse la domanda bisognerebbe porla a un collezionista folle come Giuseppe Scapigliati.


[Massimo Cavezzali] Do ai i miei originali un valore alto perché riesco a guardarli con occhio distaccato. Perché li ho già fatti. Mentre li faccio invece, tutto cambia. Li considero anche niente.
Regalarli, cambiarli per un bicchierino di assenzio o stracciarli è uguale, no? La valutazione non è una cosa che appartiene a quel momento.
In quanto a rifare un disegno come il mio…non so, secondo me, pur essendo semplice, è molto meno facile da riprodurre di come sembra.

A proposito di disegno semplice, è vera la voce messa in giro che qualche volta, solo qualche volta, avresti "preso provvisoriamente in prestito" (rubare mai, non sta bene dire così) pezzi di disegno altrui?

Si, da Ciantini...da Burns anche e sicuramente da qualcun altro. Adoro il bric e brac. Mi piace come gli altri fanno le sveglie, gli stadi, i lavandini, i tubi, i chiodi e tutta quell'oggettistica che nel bel tempo che fu mi piaceva usare. Come Bob Dylan che pescava frasi poetiche di qua e di là. "Dammiti e prenditi, cuccuruccù" come diceva Brancaleone. Non molti mesi fa, a casa di Contemori, presente a testimone fidato Scapigliati, dissi a Lido che le sue vignette erano una miniera di oggettistica.


Massimo Cavezzali
Cavezzali, Staino, Contemori e Rossetti 1982



Comunque sia, in realtà ti piace aprire collaborazioni, abbiamo citato Camerini, c'è James Hogg, con Ciantini oltre che diversi fumetti hai scritto a due mani un paio di gialli serissimi. Ti si potrebbe definire un solitario socievole: per indole individualista, giri molto per i cavoli tuoi per le lande toscane, a seguire passioni, mercatini, letture, cibi, vini e musiche. Ma anche pronto a collaborare con altre forti personalità, fare band e non più il solista se c'è la scintilla giusta. Ma com'è condividere le idee con altri, una piacevole fatica? Uno stimolo in più?

[Massimo Cavezzali] Solitario si. Ma anche "ho camminato a lungo senza meta, finche ho sentito cantare in un bar" come diceva Battisti. Mi è piaciuto collaborare con autori, magari in quel momento non molto conosciuti e mi è piaciuto anche dare qualche possibilità. Nel periodo Comix mi ha divertito l'idea di vedere come veniva Ava disegnata da altri. Anche perché mi faceva fatica farla. Tutte e due le cose. E così Ava è stata disegnata da Zueneli, e anche da Camerini. Se le rivedo non mi dispiacciono. Interessante l'esperimento "Paperi e Papere" con Ciantini, abbinare Ava e Palmiro. Ne sono venute fuori cose carine e anche due libri. Anzi quattro. E molte vere risate. Con James Hogg ho realizzato una storia di Ava lunghissima . Con Camerini collaboro ancora per Kika, i ruoli sono abbastanza netti. Condividere le idee con gli altri è bello, ma l'adrenalina dura finche dura, e poi si perdono pezzi per strada, alcuni anche importanti, e ad un certo punto devi per forza tornare indietro da solo a recuperarli e rimontarli. Ed è una fatica.

Schulz visto da Cavezzali
Decennale dalla scomparsa di Schulz visto da Cavezzali


Ti propongo una riflessione sulle comic strip, sulle strisce (ma si può estendere pacificamente alle vignette). E vorrei fosse emotiva più che razionale. Quando una comic strip è bella davvero? Da guardone di lungo corso oggi una striscia non mi attira più tanto solo per la gag oppure il disegno spiritoso o magnifico. Fumetto rapido e sintetico, mi piace davvero quando mi stupisce, quando la magia della combinazione di disegno e testo sorprende e spiazza anche solo un po' oppure fa vedere le cose diversamente. E magari pensare.
In genere evitiamo su Balloons la domanda, così come classifiche, hit parade, voti e stelline, armamentario molto amato nel web, ma a te - hai attraversato decenni in questo genere di fumetto - è piacevole e in un certo senso distaccato chiederlo. Quali strisce, quali autori davvero ti hanno emozionato o sorpreso in passato? Quali oggi? In Italia e nel resto del mondo.

[Massimo Cavezzali] Una risposta emotiva? Allora veloce. Chi mi ha colpito allo stomaco sono stati solo i Peanuts e B.C. Da ragazzino raccattavo sulle bancarelle tutti gli Urania solo per leggere la striscia di B.C in fondo. Prima le strisce, poi i mostri spaziali. E i Peanuts quando li ho visti sul primo numero di Linus, hanno cambiato la mia vita perché poco dopo mandai qualche striscia a Linus e me ne pubblicarono una nella posta dei lettori. .Ma ero un ragazzino , tra i 13 e i 15 anni. Pur piacendomi molte cose e apprezzando molti autori, dopo niente mi ha più fatto quell'effetto magico. Né ieri, né oggi.

Poi più niente su Linus? Hai pubblicato su quasi tutte le riviste simili ma mai su quella. Si può vedere quella prima striscia pubblicata nella posta dei lettori?

Quando ho pubblicato quella mia prima striscia su Linus avevo 15 anni. Avrei potuto dire che ne avevo 18. Ma lasciai perdere. Certo che si può vederla.

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[Apriamo una parentesi quadra, retroscena della conversazione: un filo di panico comincia a diffondersi perché trovare quella prima striscia sembra diventato essenziale per pubblicare l'intervista, tutto non ha più senso senza. "Ho buttato all'aria il bagagliaio ma non trovo quel numero di Linus. Eppure ce l'ho, ma chissà dove, in quale casa, in quale posto. E me lo ricordo anche bene, anno 1965, copertina fucsia, Snoopy vestito da guardia inglese col colbacco in copertina...tu ce l'hai? Pagina dei lettori, penultima di copertina. Mi piaceva anche a me rivederla...dai Max... trovala...". Ho quasi quattro decenni di Linus raccolti, ma non quel vecchissimo numero della prima annata. Devo cercare aiuto, per fortuna qui su Balloons non mancano quelli che ci respirano con le strisce. Pausa. Lo tira fuori Stefano Frassetto, il quale si noti bene manco era nato quando quel Linus uscì, e questo vi racconta tutto. Arriva la scansione. Che salva l'esordiente disegnatore del 1965 attualmente con l'archivio in una autovettura. "Ooooh che meraviglia... è la mia nascita..."]


prima striscia, Linus 1965
prima striscia, Linus 1965, pagina dei lettori

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Torniamo al felino sempre ben aggrappato ai testicoli, ovvero la voglia di comunicare. Negli ultimi due anni sei diventato un "facebookiano" praticante. Amici ora a quota 2250, aforismi, frasi bislacche, vignette, schizzi, strisce, roba antica come nuova, tutto mandato in condivisione più volte ogni giorno. Uno spasso davvero per il gruppo che ti segue lì. So che la consideri una zona web per sperimentare.

Ma non è uno
strumento un po' anomalo per comunicare? Facebook è una sommatoria di ego, tutti messi sullo stesso piano. Era nato per mettere in relazione comunità con stesse attività o aeree di interesse. Ma il vezzo di collezionare amici come figurine ha stravolto il mezzo. Lasciamo stare il discorso, ormai ovvio, che amici non sono, questo si sa, non credo tu (come altri) possa anche ricordare tutti i 2200 della tua lista. Hai idea di come appaia una bacheca di una persona con "solo" qualche centinaio di amici? I tuoi messaggi, il pregevole artigianato fumettistico, appaiono mischiati assolutamente alla pari con tutte le carabattole web copia incollate, le massime banali da calendario di frate indovino, le bufale rimpallate senza fine, gli appelli per tutte le cause del mondo, i giochini, il centesimo commento sulle cazzate di Berlusconi. Basta mezza giornata, anche meno, e i tuoi contenuti scompaiono sommersi da altri. Crea l'illusione di una facile claque, e allo stesso tempo non è universale: solo i tuoi "amici" possono vedere quel che mostri, a differenza di un blog, un sito o un altro qualsiasi medium dove potenzialmente può arrivare un qualsiasi nuovo lettore. Insomma, tutto questo farà felice Zuckerberg e i suoi inserzionisti ma Facebook non è un mezzo un po' limitato e improprio per chi ha davvero qualcosa da comunicare?


[Massimo Cavezzali] Facebook mi permette di fare una piccola trasmissione radiofonica, come la chiamo io. Inserire cose, vecchie, nuove, appena fatte, in un brevissimo spazio di tempo. A volte anche inventandole lì per lì. Non uso quel mezzo per chattare, fare conoscenze o altro. Anzi, dico pochissime cose ad accompagnamento dei disegni. Però in cinque minuti, capisco subito se quello che ho messo piace, funziona o no. E' una opportunità che ai disegnatori di fumetti è sempre stata negata. Il responso immediato. Come su un palco. Pur nel suo evidente limite è una esperienza utile e divertente e un ottimo posto per sperimentare. Se poi tutto questo è divertente anche per gli altri, meglio.

E ora la domanda finale, quella universale. So già che la volevi e ti garba per la sfida. Che si prova a cercare di comunicare con i fumetti?

[Massimo Cavezzali] La domanda che mi sarebbe sempre piaciuto che qualcuno mi facesse. Anche se non ho mai saputo cosa avrei risposto. Comunicare coi fumetti. No fare fumetti che è un altra cosa. Felicità e disperazione. Felicità perché il mezzo è leggero, semplice, portatile, veloce. Disperazione perché è fragile. A volte te lo senti anche stretto. Inadeguato. Non puoi fare la grande struttura narrativa, non puoi fare Joyce e Franzen. Non puoi nemmeno coprirti di colori e lasciarli gocciolare sulla tela. Non puoi pasticciare il foglio. Non puoi fare Pollock. E neanche meno di meno. Non puoi rappresentare bene un malessere. Non puoi fare semplicemente l'umorista. O il bel disegno. Soddisfa la vanità, ma non va oltre. Niente serve se quello che fai non ti porta più in là. Chi l'ha detto aveva ragione. E alla fine ti rendi conto che forse col fumetto puoi fare un altra cosa. Sparare un colpo. Un colpo in canna. Alla pari con chi legge. Ho ritrovato l'eroicità. Un duello come nel Far West. E questo mi ha riappacificato col fumetto.




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