martedì, settembre 30, 2008

 

Inkspinster



Inkspinster © Deco 2oo1-2oo8 E' vietata la riproduzione senza il consenso dell'autrice

lunedì, settembre 29, 2008

 

Palmiro di Sauro Ciantini


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sabato, settembre 27, 2008

 

Ettore & Baldo

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venerdì, settembre 26, 2008

 

Sveglia Mumutumu!

Articolo a cura di Cius


È una stima sincera e incondizionata quella che ci lega ad Andrea Ancona, in arte Condre, e al suo Sveglia Mumutumu! Una strip comparsa su internet nell'aprile del 2006 (a seguito della già conosciuta Acid Street, scheda di recensione su Ragnacci del Web) e attualmente in fase di stallo, o di riflessione, o come volete voi, purchè non si dica che è finita lì.


Sveglia Mumutumu! nasce parecchio tempo fa. Un'occhiata più approfondita alle immagini del blog rivela la data di realizzazione: è anteriore a quella di pubblicazione anche di 4 anni. Ma prima ancora di sbarcare nel web, nel 2001, la strip nasce come ministoria a fumetti a seguito di una esposizione dell'autore di alcune tavole originali in un locale. Si chiamava "Mumutumu & il Sole" e il personaggio protagonista era molto differente da quello attuale.



La striscia nel tempo è stata masticata per bene ed è frutto di un lavoro né provvisorio né approssimativo.
È bene chiarire: l'essenzialità del tratto è il suo principale punto di forza. Con la semplicità e la leggerezza Mumutumu riesce a creare "atmosfera" che, a detta di tutti, è il componente più difficile da inserire in un buon lavoro. Condre ha sfruttato uno stile di disegno tutto suo - abbastanza singolare e originale - figlio del più classico dei metodi: matite, chine, scansione supportato da una combinazione di colori piatti, digitali, resi al computer, letteralmente incastrati tra loro come un puzzle, che aiutano a far uscire dal cilindro magico sempre qualcosa di accattivante e simpatico.







Come a dire: si può far molto anche con poco. Come se le ampie campiture di colore o i fondali spartani o il naso a punta di Mumutumu e i corpi al limite dello stilizzato dei personaggi bastino e avanzino a creare un teatrino di marionette pronto a catturare l'attenzione del lettore. Non è forse lasciando spazi vuoti che si innesca la fantasia e le si permette di scorrere liberamente?














Dietro a tutta questa "semplicità" sta l'intento di parlare in modo diverso dell'adolescenza, dal punto di vista stralunato di Mumutumu, o da quello idealista ma poco poetico dell'amica Mimì, o da quello romantico e fuori moda di Dorian, e così via. Non preoccupatevi però se vi capita, durante la lettura, di staccare per un attimo i piedi da terra. Fatevi anzi trasportare per un po' e senza remore a spasso nella fantasia di Condre, vivace, curiosa e mai scontata. Incontrate senza scappare gli amici immaginari di Mumutumu e non state sempre lì a cercare la battuta fulminante dappertutto. Accontentatevi - si fa per dire - della poesia e del surreale di cui sono imbastiti i dialoghi e delle sfumature d'ironia leggera inserite qua e là tra una gag e l'altra.





Con naturalezza, senza bisogno di scandagliare con il lumicino, potrete trovare dentro un bel po' di riferimenti ai grandi autori "classici". Accenni neanche troppo velati all'opera di Schulz, spruzzatine sparse di B.C., leggeri controsapori di Bloom County e spezie sparse di Calvin and Hobbes. Il tutto in costante evoluzione, impastato e reso con originalità. Segno che la sperimentazione c'è tutta, la voglia e la necessità di crescere pure, sviluppando e perfezionando il lavoro ancora di più. Se solo il buon Condre si mettesse al tavolo da disegno e ricominciasse a far scorrere le matite sul foglio...
(Sveglia Mumutumu, come molte altre strip esordienti ma efficaci, meriterebbe l'onore della stampa. Ad oggi non è ancora successo e non sono reperibili raccolte da leggersi la notte prima di andare a letto. Tutto quel che c'è si trova sul blog di Condre. Se ci fate un giro, incoraggiate anche voi con un commento, la ripresa della serialità delle strip. Non è modo questo di far soffrire le buone idee).

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giovedì, settembre 25, 2008

 

'round the clock - Radio Bolla

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mercoledì, settembre 24, 2008

 

Come nasce una striscia (16) - Pia

Ritorniamo su Happy New Year, la prima striscia con una data di scadenza e diffusa solo via posta. È "fare giornalismo" sulle strip e in questi casi, per scavare sulle origini niente di meglio che far parlare l'autore e aggiungere una puntata alla serie "come nasce una striscia". Scopriremo alcune follie di Mattia Burattin, nom de plume Pia. Il dialogo è stato curato da Umberto Randoli.

In ogni mail scrivi la frase "this is not a funny strip - you are not supposed to laugh". Perché in inglese?

Per assonanza col titolo. ma anche perché volevo mantenere una laconicità e un distacco dalla striscia, che nella madre lingua avrei perso. O perché la prima versione era un gioco di parole: *this is not a comic.* *you are not supposed to laugh.* dove *comic* andava inteso sia come *comico* sia come *fumetto* stesso. Mi piaceva l'idea di affermare che questo non è un fumetto, ma qualcos'altro. Purtroppo striscia in inglese si dice cartoon, non comic come è invece possibile in Italia e allora son rimasto fregato. Poi avevo anche il timore che qualcuno non capisse la volontarietà del gioco di parole e allora ho optato per la linearità e le secchezza e l'inglese è rimasto.

In realtà comic strip significa letteralmente striscia umoristica, cartoon è termine generico usato anche per il fumetto. Potevi mantenere il tuo gioco di parole usando "this is not a comic strip" o non ti piaceva?

Mi piaceva e mi piace un sacco, infatti vi ho rinunciato malvolentieri, ma appunto come ti ho spiegato, non era esatto. Dici che funzionerebbe comunque?


La serie è davvero a termine?

L'antispam risponde per me. Ora quando esco con gli amici resto ossessionato dalla striscia perché prima o poi se ne fa un commento. Voglio uscire da questo incubo dove mi sono cacciato e ricominciarne un altro. Nuovo magari.
Dico incubo perché se è pesante leggere una striscia sempre uguale lo è anche di più farla. E poi, appunto, fosse almeno leggera passerebbe via meglio.
Devo premettere che -e qui mi gioco l'articolo sul vostro blog- che fin da piccolo mi ha fatto terrore l'idea di condannarsi una vita intera a disegnare una striscia sola. Come fa Silver, ad esempio? Non gli vien male? Dopo un po' diventa troppo mestiere e si perde la gioia di farlo. E Schulz?
Oddio. Apprezzo e capisco invece Quino. Infatti la sua striscia ha mantenuto uno standard qualitativo eccelso. Se uno non ha più idee, deve smettere. La questione del mercato è relativa: prima o poi il pubblico si abitua a tutto. Anche a leggere cose nuove. Dylan Dog non è una striscia ma ora lo trovo vuoto come una striscia che dura da secoli. Cito testualmente le parole dell'amico Enrico Banzola: "In ultima istanza si può capire una metamorfosi della serie, ma l'indagatore dell'incubo è nei fumetti il correlativo oggettivo del Partito Democratico. La roba più annacquata dell'universo." :)
Tornando a me, ho scelto di fare delle serie a strisce (quindi più di una) proprio per levarmele di torno prima possibile e quindi dedicarmi alle storie con un inizio e una fine. Come se per contratto dovessi toccare tutti i generi del fumetto! (qui la mia pazzia).

Come nasce l'idea della strip?

Nasce nell'agosto 2006 d'improvviso come solo le visioni sanno fare su un cartoncino che mostro.



Nasce innanzitutto come oggetto estetico. Il testo infatti in origine è un pretesto per il disegno. Se guardi il cartoncino noterai che, sebbene ci sia annotata l'idea generale, l'omino non dice proprio niente. In genere una serie nasce almeno da una battuta prototipo... qui no. Può suonare strana tutta questa faccenda dato che il disegno a posteriori è la cosa più effimera della striscia (tanto è vero che molte battute potrebbero benissimo funzionare anche scritte soltanto) ma sono sincero quando affermo che il mio desiderio iniziale era quello di avere tra le mani una valanga di strisce disegnate in stile retrò. Volevo fare un pattern e un pattern -mi spiace per i lettori- l'ho ottenuto.
La striscia doveva partire il 31 dicembre 2006 e durare tutto il 2007 ma proprio a dicembre mi si inchiodò il computer e persi il treno. ma è normale. meglio così: ho preso il treno dopo che era pure bisestile. A dicembre 2007 (verso il 20) mi sono quindi ritrovato con un cartoncino in mano e dei testi da inventare. Questo in treno (vero) tornando a casa dai miei. In quel viaggio ho scritto le prime 40 strisce di cui ne ho usate 3 credo, la n°1, la n°100 e un'altra che non ricordo. ah, già: la prima di settembre.


E le altre? Quando le disegni? Qual è il momento creativo?

Il metodo è stato questo: adottare lo stesso che usai un anno per scrivere poesie, ovvero segnarmi tutto quello che mi passa per la testa mentre cucino o vado in bicicletta così esattamente come lo penso, senza riscrivere in bella forma. Capita che in un giorno sistemi due settimane di strisce. A maggio (o forse ad aprile) avevo già finito di scrivere le strisce fino a dicembre. Infatti ora mi annoio. Il metodo pratico consiste nel mettere tutte le "battute" in una scatoletta e aprirla ogni giorno per pescare la fortunata che verrà disegnata. Alle volte se ne disegna una inventata il giorno stesso, altre volte si torna più indietro. Avere un serbatoio pronto dà sicurezza. Come avrete notato l'omino ha perso i capelli biondi e guadagnato un enorme ciuffo nero. Questo è frutto di schizzi sovrappensiero.
I testi sono strettamente legati al fatto che la striscia la spedisco solo via mail senza cercarmi pubblicità: sebbene l'omino non sia io -come molti credono, ecco, ad esempio *non* ho un cane- quello che viene esposto è sempre molto intimo. Talvolta ho preso proprio di sana pianta delle poesie già scritte e le ho solamente fatte declamare all'omino (il cui nome viene svelato anche in una vecchia striscia). Ho notato che all'inizio seguivo pedissequamente la mia intenzione di scrivere solo per me (tristaggini, ermetismi, blasfemie...) senza la minima preoccupazione di essere capito dal pubblico, mentre ora sto più attento alla ricerca comunque di una sorta di gag, di un accento finale. E questo è male. Questo è un buon motivo per smettere a Capodanno.



La strip è interessante anche per l'evoluzione grafica del personaggio: in un anno i capelli crescono [sopra la quinta striscia, sotto l'omino 234 tavole dopo].

Di un centimetro al mese.



Le mail sono numerate a scalare mentre le tavole con numero crescente. Non tornano i conteggi delle strisce però.

L'opera (che bello chiamarla opera) finirà con l'email -1 la notte di Capodanno. Per un totale di 367 strisce. L'anno è bisestile quindi fa 366 + 1, ovvero quella striscia che inizio tutto il 31 dicembre 2007.

Il personaggio ha del "già visto" ma non riusciamo a identificarlo. Ti sei ispirato a qualcuno o è solo un'impressione?


Apri un Popeye a caso e avrai la risposta. Il mio primo modello (dai 10 anni in poi) è Jacovitti, poi un giorno mi accorsi -tramite Cip l'arcipoliziotto- che il primo riferimento di Jacovitti era Segar, quindi Segar doveva essere il mio primissimo modello! Pisellino, Poldo, ma soprattutto l'omino standard (quello che costituisce le folle oceaniche in certe vignette) di Segar è il modello del protagonista di H.N.Y. Di Segar mi piacque anche il modo di tratteggiare e di colorare i neri: col tratteggio sporco (vedi la strega cattiva dei mari). Gli occhi vuoti invece derivano da Little Orphan Annie, un fumetto che comprai in epoca recente in edizione Oscar Mondadori e che devo ancora leggere!
Poi se proprio devo dirla tutta io sono un disegnatore precisino (mi piace la linea chiara, netta, pulita) mentre questo fumetto si permette di presentare fisionomie storte e differenti da vignetta a vignetta: questa libertà di errore è voluta sia per praticità (conoscendomi ci metterei ore a fare una striscia come dico io) sia per avvicinamento all'estetica di Krazy Kat che fa dello stortume uno spettacolo da applauso.
A Krazy Kat devo anche l'idea della variazione sul tema: infinite storie con tre elementi. il gioco entro le regole.

Quale tecnica usi? Pennarello del cartolaio sotto casa? Pennini, matite, altro? Risme di A4 rubate da qualche parte?

La tecnica più veloce possibile: la penna. Nonostante non legga Dilbert - è simpatico, ma non sopporto i disegni così rigidi - mi è rimasta in testa una cosa che lessi in un'intervista all'autore: nel suo metodo di lavoro non si permetteva di dedicare più di un'ora alla produzione della striscia del giorno. Tra idea e disegno doveva metterci un'ora, col risultato che spesso faceva tutto di corsa negli ultimi 5 minuti. Ecco, io non riesco a rispettare questa regola - anche perché scrittura e disegno sono temporalmente separati, anche da mesi - però per il disegno mi sono ispirato a questo precetto. Quindi prima di cominciare la traversata mi sono imposto di non soffermarmi sul disegno, di sorvolare su errori e imprecisioni. Infatti per me sarebbe inconcepibile un'evoluzione grafica così pesante com'è avvenuta qui in meno di un anno. Se non mi fossi imposto di disegnare alla "come viene" questo non sarebbe successo. Come ho spiegato anche in un'intervista che uscirà su ergosumpress questo fumetto nasce come esercizio e necessità, necessità che si esaurisce nell'atto. Quindi poco importa il risultato.
A Natale 2007 scavando tra i cassetti della mia vecchia cameretta trovai un blocco di fogli Fabriano lisci da 110 grammi. Era un blocco che nemmeno ricordavo risalente alla IV elementare. I fogli erano giallissimi,bellissimi. Come rito feticista e magico decisi di usare quelli per battezzare la striscia. poi per forza di cose continuai con quelli brutalmente bianchi neon comprati di conseguenza. (mi piacciono le cose vecchie...).
Le dimensioni degli originali (4 strisce per foglio) sono di 20cm x 7cm, avulse da qualsiasi standard, cucite attorno alla statura dell'omino. La penna è la "*Gipi-pen*", pilot g-tec-c4. La pilot dovrebbe seriamente pensare di pagare Gipi come testimonial d'eccezione. Nel 2004 cercavo disperatamente una penna (pennarellino fino) come quelle coi feltrini alle quali ero abituato ma che permettesse di pigiare con più decisione senza rovinarla, quando a un workshop interno al corso di fumetto all'Accademia di belle arti di Bologna Gipi tira fuori la risposta. Grande successo di massa tra gli avventori del workshop. Di qui "la Gipi-pen". Per Happy New Year avevo preso in considerazione anche il pennino, per simulare al meglio lo stile retrò, ma sono impedito. Uso una micromina 2H per fare i bordi delle vignette, la linea del pavimento, del battiscopa e le mattonelle. Ripasso a mano libera tranne i bordi che faccio con la squadra e gli angoli che faccio con la sacra cartolina [NDR: quella mostrata sopra che dette origine a tutto]. Il resto è fatto direttamente a penna per una maggiore espressività e velocità.
Se si analizza bene la composizione si scoprono tutti gli errori che derivano da tale metodo: ingombri, simmetrie, disposizioni sono imperfetti. Anzi: talvolta proprio dissonanti. Ogni tanto - quando sbaglio davvero in preda a un sonno incredibile - taglio e incollo pecette. o ridisegno la striscia da capo, come
fosse un esecuzione per solo di penna, su palcoscenico, da eseguire per intero davanti al pubblico. Il computer è usato solo in casi eccezionali.

Il baffuto esploratore d'inizio '900 a cui accenni su Ciucci è un progetto di strip o fumetto?

Strip. In realtà è più vecchia di H.N.Y. e alcune strisce sono già state pubblicate, ma soltanto a livello provinciale a Bolzano.

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martedì, settembre 23, 2008

 

Inkspinster



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lunedì, settembre 22, 2008

 

Palmiro di Sauro Ciantini


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sabato, settembre 20, 2008

 

Ettore & Baldo

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venerdì, settembre 19, 2008

 

Happy New Year di Pia

Ciucci, quando l'arte si faceva da piccoli


Girando per la rete siamo incappati un blog delizioso e stravagante. Titolo: Ciucci, quando l'arte si faceva da piccoli. È appena partito e la locomotiva sbuffa lenta al ritmo di due o tre post al mese. Un peccato davvero questa indolenza perché il percorso è ingegnoso: "Ciucci" ospita e commenta i disegni d'infanzia di alcuni fumettisti e illustratori italiani. La mappa dei primi disegnatori, con qualche eccezione, è alquanto inesplorata, il che aumenta ancora la curiosità. Ma gli angoli più divertenti del web sono proprio questi, quando il naso punta lo schermo perché il paesaggio è nuovo.



Uno degli autori alle prese con i vecchi quaderni di disegni ha attirato la nostra attenzione. Si chiama Mattia Burattin, arriva dalla terra di nonsisadove e ha tirato fuori una comic strip intitolata "Happy New Year" firmandola con lo pseudonimo di Pia. Vale la pena dedicarci due righe perché è tra le più belle novità di questo 2008, anche se l'autore è alquanto svagato e la distribuzione delle tavole a dir poco anomala ed esoterica. La nemesi dello spam e l'antitesi dell'autopromozione. Sentite la storia.
Di norma, quando non si è tesserati nel club "fuori di balcone", un nuovo e giovane fumettista fa di tutto per farsi conoscere. Burattin decide invece "di non pubblicizzare molto questa cosa" (sic) e spedisce ogni giorno la strip a una lista di amici, allargata poi a richiesta. Niente sito, niente blog. Se la scopri perché qualcuno te ne ha parlato bene. Tutto funzionerebbe a passaparola allora, basta la curiosità. In realtà neppure così. La strip arriva a qualche centinaio di caselle, 300 per l'esattezza. Tra noi di Balloons Umberto Randoli per primo ci ha provato e l'ha ricevuta subito. Solo grazie alla sua intercessione, dopo tre settimane di tentativi, sono felicemente diventato il destinatario numero 301 (non esiste un servizio arretrati purtroppo).
Il carneade Burattin poi non si nega del tutto e in
questa pagina su Saldapress, la prima recensione apparsa sul web, mostra la sua aria da squinternato e offre un assaggio pubblico scaricabile di sei strisce.


Non sappiamo come andrà a finire e nel caso ci sarà da rivedere qualche pagina dei manuali di marketing. Tra l'altro Happy New Year è una strip ad orologeria, è partita il 31 dicembre 2007 e chiude, nelle dichiarazioni dell'autore, con l'ultimo giorno di questo anno.


L'infinità di variazioni su uno schema sta nella cassetta degli attrezzi di molti cartoonist. Questa striscia però ci ha richiamato in mente gli esercizi di stile di Raymond Queneau: un episodio di sconcertante banalità raccontato da ogni punto di vista possibile ricorrendo a tutti i possibili virtuosismi linguistici.
È la notte di fine anno, siamo al conteggio finale. Scenario un pendolo, un calice, protagonista un tipo con un ciuffo impomatato a banana, disegnato come un ectoplasma delle antiche comic strip della metà del secolo scorso. C'è una festa, sentiamo gli altri scandire i secondi finali, lui è solo, o meglio, isolato. Ogni volta daccapo, propone riflessioni, amarezze, battute, nonsense, quesiti, qualche volta rivolge i pensieri e dialoga con un amore probabilmente perduto o controverso.


"This is not a funny strip. You are not supposed to laugh", avvisa Burattin. Non aspettatevi le risate. A parte il fatto che qualche volta fa sorridere, grazie, ma lo sapevamo già. C'è una tradizione lunga più di un secolo, solo il lettore principiante rimane deluso se non trova una barzelletta illustrata.
Verrebbe voglia di fare cento domande all'autore per smontare meccanismi e radici, capire come sia possibile ideare una striscia così. Per ora godetevela, se ci riuscite, è potente, letteraria nella sua semplicità, racconta e incanta. La
casella di posta è piabura[at]gmail.com. Ci sono ancora 103 giorni alla fine dell'anno. Mandategli i saluti e i complimenti da parte di Balloons.

[Ultim'ora, come dicono nei quotidiani: Burattin ha risposto a un paio di quesiti. Nel prossimo post, inserito nella serie "Come nasce una striscia" l'autore ci parlerà direttamente di Happy New Year]

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giovedì, settembre 18, 2008

 

'Round the Clock - Radio Bolla

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mercoledì, settembre 17, 2008

 

Voli Radenti di Arkas

(articolo a cura di Umberto Randoli)



Abbiamo già parlato di Arkas nell'articolo su Montecristo al quale rimando se volete conoscere il poco e nulla che si sa dell'autore. Avevo promesso di parlare anche di "Voli Radenti" la prima serie di questo misterioso autore greco ad essere stata stampata dalla casa editrice Lavieri.
Una cosa è certa: se San Francesco, quando parlava agli uccelli, ha avuto come interlocutore il piccolo passero insolente di questa strip allora si è più che meritato il titolo di santo.

Creata nel 1991 la strip ha come protagonisti una coppia di passeri, padre e figlio. Il genitore è la classica vittima. Abbandonato dalla moglie (volata al sud con una rondine più giovane, più elegante e più intelligente del marito), riversa tutte le sue attenzioni e il suo affetto sul piccolo che il coniuge ha pensato bene di lasciare a lui. Il padre è la generazione precedente, pratico e posato, ha imparato molto dalle proprie sconfitte. Per dirla con le parole di Guccini è un "immergente con fedi e ossa rotte". Su di lui si riversa anche il sarcasmo malmostoso degli altri passeri.



Il figlio è il carnefice per eccellenza, Odia il padre e non perde occasione per umiliarlo e farlo stare male. Quando il papà gli chiede cosa vuole essere da grande lui, spietato, risponde: "Orfano". Ha l'entusiasmo e la vivacità della giovinezza, ha la pretesa che tutto gli sia dovuto ed ha la spiazzante sincerità dei bambini. Di piccini dispettosi e irriverenti è piena la storia delle comic strip ma raramente sono stati anche così cinici.
I due parlano, discutono, si confrontano, ma il tono con cui il piccolo si rivolge a tutti, il padre in particolare, resta sempre acido e cattivo.



Con questa strip Arkas analizza, con il suo solito umorismo cinico e pungente, il rapporto genitore/figlio nella società attuale. Si potrebbe aprire un lungo dibattito sui "benefici" dei moderni metodi educativi. Credo che anche Arkas abbia dei dubbi a tale proposito ed è forse per questo che si tende a essere solidali più con il padre che con il figlio. Il divario tra le due generazioni appare incolmabile.
Le loro storie si svolgono in una generica metropoli, con tutti i suoi problemi: traffico , inquinamento, sporcizia. I tetti ingombri di antenne potrebbero essere quelli di Roma o Milano, ma c'è chi, da alcuni particolari, asserisce che si tratta di Atene e più esattamente del quartiere della Plaka.
Sicuramente divertente, questa strip non ha il classico formato a striscia ma mantiene l'umorismo veloce al vetriolo dell'autore.


Non mi stancherò mai di ringraziare i due fondatori della Lavieri (Marcello Buonomo e Rosa Lavieri) per avermi permesso di conoscere questo grande cartoonist.
Un ulteriore ringraziamento va a Priscilla Maddaloni, l'eccellente traduttrice di tutti i suoi lavori e di fatto la reale scopritrice italiana di Arkas.
Molti sono stati i dibattiti sulla difficoltà di tradurre il fumetto (in particolare il comico) in un'altra lingua, in minima parte
ne abbiamo parlato anche su Balloons.

Il buon lavoro appare chiaro dal fatto che la strip in italiano resta molto divertente. La conferma arriva da queste righe tratte dall'articolo "
I Voli Radenti di Arkas" di Athanasia Athanasopopulou uscito su Foro Ellenico n.1 del 2006 (vi consigliamo la lettura di tutto l'articolo: tutto iniziò portando alle lezioni di greco moderno i fumetti in lingua originale di Arkas per appassionare i suoi allievi, tra i quali la Maddaloni):

"
La traduttrice si è avvicinata al brano con rispetto ma anche con la libertà necessaria a renderlo comprensibile al lettore italiano. Tra l'altro la sua libertà nell'utilizzo del greco ed il suo talento le hanno consentito di prendere le iniziative necessarie senza tradire o offendere lo stile dell'autore".

Per il momento sono usciti 5 volumi della serie. Si tratta di volumi brossurati di 64 pagine a colori formato 24x17 cm



n.1: Guarda Papà, sto volando!
anno di pubblicazione 2005,
prezzo di copertina € 9,00,
ISBN 978-88-89312-04-9.

n.2: Passero sarai tu!
Postfazione di Sergio Nazzaro
anno di pubblicazione 2005,
prezzo di copertina € 8,00
ISBN 978-88-89312-05-6.

n.3: Onora il padre...
Postfazione di Ettore Gabrielli
anno di pubblicazione 2005,
prezzo di copertina € 8,00,
ISBN 978-88-89312-06-3.

n.4: Le gioie della paternità
Postfazione di Marcello Buonomo
anno di pubblicazione 2005,
prezzo di copertina € 8,00,
ISBN 978-88-89312-07-0.

n.5: Prendilo al volo papà!
Postfazione di Marco Rizzo,
anno di pubblicazione 2006,
prezzo di copertina € 8,00,
ISBN 978-88-89312-17-9.

Le cinque raccolte si possono prendere in blocco a prezzo scontato presso la libreria on line I-shop che vende anche tutti gli altri volumi di Arkas.
Se volete leggere altre strip di questa o delle altre serie di Arkas potete andare
sul sito dell'editore: la presentazione di ogni volume è corredata da belle anteprime:
http://www.lavieri.it/Catalogo/tavole/guarda11.htm
http://www.lavieri.it/Catalogo/tavole/guarda23.htm
http://www.lavieri.it/Catalogo/tavole/guarda31.htm
http://www.lavieri.it/Catalogo/tavole/guarda41.htm
http://www.lavieri.it/Catalogo/tavole/guarda51.htm

Per chi invece volesse cimentarsi con il greco moderno può andare oltre che sul sito dell'autore anche in questa pagina su Flickr. Sempre su Flickr si trovano le immagini di un Murales che decora la facciata di una libreria di Atene.

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martedì, settembre 16, 2008

 

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lunedì, settembre 15, 2008

 

Palmiro di Sauro Ciantini


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sabato, settembre 13, 2008

 

Ettore e Baldo

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venerdì, settembre 12, 2008

 

Cul De Sac: "This Exit" - Anteprima della prima raccolta

Articolo a cura di Cius


Ne abbiamo già parlato molto, ma non ci basta. Lo stiamo coccolando perchè oltre che essere un grande artista e aver sfornato una delle comic strip più spassose degli ultimi tempi è anche una persona disponibile e davvero affabile. Richard Thompson è così, genuino nei disegni e nei rapporti umani. Dal suo debutto sul Washington Post alla presenza fissa sulle pagine di Linus di questi utlimi mesi, il consenso e la partecipazione dei lettori è cresciuta in modo esponenziale.

Inevitabile che le strisce finiscano ben presto in una raccolta di tutto rispetto, importante traguardo per uscire dal web, dai giornali, dalle riviste e finire oltre che nelle fumetterie anche nelle librerie. La prima fra tutte (ma rimaniamo su internet per ora) è Amazon: in preordine, mentre scriviamo, ha ancora attivo lo sconto per tutti quei fan ritardatari che non si sono ancora dati da fare ad inserire "Cul De Sac: This Exit" nel loro carrello.






Nel frattempo, mentre aspettate, c'è tanto da scoprire e da leggere sul blog di Thompson. L'autore non si è risparmiato, inserendo nel tempo (è da maggio 2008 che si parla concretamente della raccolta) parecchi "spoiler" del libro. Spoiler intesi come strip inedite, qualche curiosità, un po' di informazioni spicciole e tanta ironia.


Potete, ad esempio, scoprire che Petey, il fratello un po' timido e paranoico di Alice, sa anche fare a pugni, oppure accompagnare la mamma Madeline a fare shopping, e, (perchè no?) entrare nella minuscola macchina del papà Peter per andare ad una fiera campestre. Ce n'è per tutti, non è finita. Date un'occhiata alle strip del 2004 in cui Mr. Danders, un criceto parlante di solito chiuso in gabbia nella scuola elementare di Alice, finisce accidentalmente a spasso per la città. Mr. Danders - forse la parte surreale dell'intera strip - racchiuso nel suo piccolo mondo, è protagonista delle avventure più stralunate dell'intera serie. Figuriamoci quando poi si scopre innamorato (nel libro c'è pure un'inversione di ordine proprio di questa serie di strip, un errorino segnalato dallo stesso autore qui che farà "senz'altro alzare la quotazione del libro tra i collezionisti alla sua prossima ristampa corretta").









Insomma, finchè non avrete il libro tra le mani, state sintonizzati sul blog. Può essere che tra un commento e l'altro ci scappi qualche altra curiosità. Appena l'avremo tra le mani vi riporteremo tutte le nostre impressioni.

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giovedì, settembre 11, 2008

 

'Round the Clock - Radio Bolla

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mercoledì, settembre 10, 2008

 

Giornata per la prevenzione del suicidio – lo spot di Palmiro

Un papero nero e sfigato e il tema del suicidio. Palmiro in occasione della "Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio", oggi 10 settembre, esce dalle strisce e diventa protagonista di uno spot animato.
Il paperello di
Sauro Ciantini non è del tutto inesperto sull'argomento. Nel suo mondo parallelo su carta aveva tentato tante volte di farsi fuori, afflitto da una sfiga perenne e da un'atroce fidanzata lontana. Per poi ritornare - come tutti gli eroi dei cartoon, lindo e perfetto come prima, nel suo caso, bisogna specificare, brutto e nero - affrontare di nuovo la tragicommedia e riprovarci. Sui fogli di Cuore era apparsa anche una sottoserie intitolata "Io l'ho fatto così (e mi sono trovato bene").


Cuore 1 luglio 1999



Cuore 15 luglio 1999



Un personaggio delle strip tragico e comico, un tema da far tremare i polsi, un argomento delicato e sentito. Per capire meglio ne abbiamo parlato con l'autore. Prima però guardiamo il filmato.




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Palmiro aveva familiarità con la depressione e con l'evento morte nelle strisce, come nella serie "Io l'ho fatto…" su Cuore e molte altre tavole sin dall'inizio su Comix. Ma era il proprio suicidio come personaggio da cartoon, in modo ironico, quasi ad esorcizzare il fatto, la sua sfortuna. Ben altra cosa è invece affrontare l'argomento, prestarsi come personaggio al messaggio. Puoi dirci qualcosa su questo passaggio?

Vi mostro un'intera pagina apparsa su Comix, non ricordo più quando, forse proprio un settembre, in occasione della giornata mondiale della prevenzione del suicidio. Quindi tra Comix e Cuore, non sono di primo pelo.


Lavorare per se stessi o per un cliente, nel mio caso, non cambia molto le cose. L'altro me stesso che mi alita sul collo - e non mi da pace - è esigente nello stesso identico modo e, ormai, Palmiro mi è così familiare che potrei metterlo senza alcun problema in una storia di Tex (se questo visivamente non facesse inorridire!) o fargli recitare l' Ubu Re (cosa che mi piacerebbe moltissimo!).
Quando c'è un cliente che dall'alto dei cieli guarda, giudica, suggerisce, e il lavoro impone un messaggio o anche binari da dover rispettare, non mi costa fatica. Prima di tutto lavorare in duo, trio, sestetto o orchestra, mi piace molto. Non ho un Ego così affamato e credo, davvero, che l'occhio altrui sia utile. Molto utile.
E qui dirò una cosa della quale mi pentirò subito: tanti giovani autori se non hanno il successo che pensano di meritarsi è proprio perché incapaci di gestire questa cosa. Credono di saper vedere solo loro la qualità del loro lavoro, invece l'autore - spesso - è quello meno adatto a farlo. Ma non è questa la sede per discorrere di questo.
Un aneddoto: Nel 1300, a Firenze, Massimo Cavezzali con un bel cappello di panno e una piuma di pavone in testa, vedendo alcuni miei fumetti mi disse: - Il tuo problema è che disegni troppo bene...- Io ci ho messo 10 anni a capire questa frase del cazzo che sul momento mi fece andar fuori dai gangheri (ero giovane!). Ma era vero. Tutto vero. Infatti dopo, dopo aver ripreso in mano argomenti come: umiltà, leggibilità, chiarezza del messaggio, ecc ecc, è successo quello che è successo.
Torniamo in tema: sto preparando i materiali su un libro che tratterà anche del suicidio giovanile, ancora non so bene, in questo caso mi apro il petto con un coltello e mi guardo dentro, poi butto giù idee e schizzi (non di sangue!), li lascio lì a decantare una decina di giorni, poi la metà delle cose le butto via. Quello che resta lo passo in lettura a varie persone che esprimono il loro giudizio (ma non amici che fanno gridolini di approvazione o mi dicono: bravo! questa cosa è bellissima! Perché queste cose vanno bene a 8 anni quando si mostrano i disegni al babbo o alla mamma!). Io pretendo critiche serie, circostanziate, professionali, soprattutto da gente che NON LEGGE I FUMETTI!
Quando io ho fatto tutto questo, se c'è un cliente, allora porto il lavoro anche a lui e, in genere, lui, che ti paga perché si fida di te e ti ha prescelto, ti dice lui cosa è bene e cosa è male. Come se tu non capissi un cazzo. io, prima, me ne andavo via bestemmiando (è come andare dal medico, pagarlo, e poi pretendere di fare da soli diagnosi e cura). Ora, che sono maturo, ascolto, medito, integro le sue cose alle mie, e, quando è venuta fuori una cosa che non né più mia, né sua, vedo che la cosa piace a tanti. Bella fregatura.
È che a tutti fa piacere confondere l'essere fumettista con l'essere artista. Ma anche questo è un altro discorso.

Come è nata l'idea dello spot animato?

Sarebbe facile dare tutto il merito di questo spot animato a una cosa chiamata destino. Proprio il giorno dopo che ho pensato: "Mi piacerebbe fare un libro sul suicidio giovanile", accendo la radio e in mezzo a un programma di grande successo e divertimento, incappo nelle parole di un "Professor Maurizio Pompili dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma" recatosi lì, in mezzo a frizzi e lazzi, per informare della nascita di un progetto proprio sulla prevenzione del suicidio giovanile. Il resto è stata una piacevole strada in discesa: mi sono segnato l'indirizzo e-mail di questo "Centro per lo studio e la prevenzione dei disturbi del dolore e del suicidio (una delle parole più lunghe dopo: supercalifragilistichespiralidoso)", e ho scritto subito, di getto, senza stare a domandarmi troppe cose. Chiedendo semplicemente se, qualche anima buona, fosse stata disposta a darmi una mano nel supervisionare i materiali per il mio libro. Desideravo semplici consigli, o sonore tirate d'orecchi, nel tentativo di realizzare qualcosa che non fosse l'ennesimo libro inutile con le classiche banalità sui giovani e sui loro tanti problemi. Problemi che, come affermano chiaramente le statistiche, si risolvono in un tentativo di suicidio, molto più spesso di quello che la gente sappia o s'immagini. E non sempre il lieto fine è garantito. Ma queste cose le sappiamo già.

La reazione alla richiesta?

Dopo pochissimi giorni, e uno scambio piacevole e informale di e-mail, ho ricevuto la disponibilità che andavo cercando e centinaia di pagine di documentazione. "Davvero troppo bello per essere vero!" mi son detto. Non fidandomi molto, ho inviato una possibile copertina di questo libro che ancora non esisteva ma che, se conoscevo bene i miei polli, li avrebbe fatti saltare tutti quanti sulla sedia e scappar via come diavoli davanti all'acqua santa. Il titolo era già un programma: "Quasi quasi oggi m'ammazzo!"



Disegni molto colorati e vitali, l'idea di poter far dell'umorismo -anche se garbato- su un tema intoccabile e considerato alla stregua di una patata bollente. Il mio test era semplicemente volto a scoprire se, realmente, ci trovavamo sulla stessa lunghezza d'onda e se avevamo davanti un qualche futuro felice. Una minestra filtrata attraverso mille griglie: timori, piedi di piombo, piccole autocensure, che alla fine riescono a togliere sapore e forza, a qualsiasi idea? Nella loro e-mail di risposta, breve e chiara, ho annusato perfino una traccia di divertimento sia per la copertina che per tutta quanta l'idea.

Di norma editori e redazioni già fanno fatica a pubblicare un fumetto. Esperienze di cartoon per promozioni e pubblicità progresso ne abbiamo avuto ma questa volta la commistione con il tema era molto delicata. Di solito la nostra accademia sanitaria è piuttosto conservatrice, al massimo si accetta un'illustrazione didattica, in funzione servile all'obbiettivo, seriosa e un po' barbogia, sai, quelle riproduzioni realistiche genere manuale esplicativo. Non è sorprendente la risposta?

Sì, onestamente mi hanno sorpreso: piacevolmente sorpreso. Come mi ha sorpreso il loro entusiasmo, la responsabilità - che a volte rende la creatività spontanea come la camminata di un burattino di legno - e una piacevole leggerezza nel trattare questo tema capace di far venire la pelle d'oca. Leggerezza -ovviamente- intesa nella sua accezione più bella, proprio quella che piace a me, sinonimo di: levità, delicatezza, dolcezza,scioltezza, elasticità, ottima digeribilità.


Come hai affrontato il tema?

Ho chiesto una settimana di tempo e mi sono gettato in una full immersion durata quattro giorni, nella quale mi sono letto tutte quante le dispense, e altri materiali raccolti in giro. Poi ho vagato in Internet, digitando su Google sempre e solo un'unica parola: suicidio. Alla quale compaiono "appena" 6.340.000 voci disponibili. E pensiamo che la frase "Campionato di calcio" ne offre - ho provato - circa 386.000.
Ho iniziato a buttare giù schizzi, disegni, e idee, tra la mal celata preoccupazione di chi mi vive intorno, perché mi sono accorto fin da subito quanto la parola "suicidio" metta a disagio, spiazzi, crei imbarazzo o allarme, e faccia comparire sulla testa di chi ne sta parlando un'improvvisa nuvola nera. Proprio come quando si nomina un tabù. E come ho fatto poi succedere al mio personaggio, Palmiro, nella sequenza iniziale dello spot animato.



Perché uno spot?

La mattina che ho conosciuto lo staff del Professor Maurizio Pompili: Diletta, Eleonora, Massimiliano, Claudia, e Susanna, come nelle più belle storie, c'era il sole e un vento che rendeva l'aria di Roma totalmente respirabile. E' stato chiaro fin dall'inizio che qualsiasi cosa avremmo fatto insieme, potevamo contare su due cose che rendono un progetto assolutamente vincente: la povertà di mezzi e l'entusiasmo. Occorreva inoltre far presto, e bene. Tentando di raggiungere il più alto numero di ragazzi possibile, ma con risorse limitate.
Un mix assolutamente irresistibile. Per questo motivo abbiamo abbandonato l'idea di realizzare un semplice opuscolo informativo, puntando direttamente alle stelle: uno spot animato e la scelta quasi obbligata di viaggiare il più possibile su TV e rete Internet.


Hai accennato prima che l'argomento iniziava già a stare tra i tuoi interessi, ci stavi già riflettendo. Non è un territorio facile: perché il suicidio giovanile?

Come autore ho sempre privilegiato i temi giovanili. Trovo questo mondo affascinante e misterioso come quello dei pesci degli abissi. Esistono centinaia di milioni di giovani, come esistono centinaia di milioni di specie di pesci, anche se spesso ci sembrano tutti uguali, perché posseggono due occhi, una pelle squamosa, nuotano muovendo le pinne, e respirano con le branchie.
Se "ogni uomo è un'isola", ogni ragazzo o ragazza è un pianeta diverso che ruota, ognuno con la propria orbita caratteristica, in un complesso sistema solare che gravita però, volenti o nolenti, intorno a unico punto: noi adulti. Anche se molti fanno finta che non sia così.
Se questo loro "sole" vacilla, sfarfalla, modifica il proprio asse di rotazione, inverte continuamente il proprio moto, o all'improvviso addirittura scompare, -o molto più semplicemente si fa gli affari propri-, l'intero sistema diventa instabile fino al collasso.
Come ho sentito dire al prof. Pompili: "
Il suicidio è una soluzione definitiva a un problema temporaneo", e purtroppo, molti di questi problemi "temporanei" siamo proprio noi adulti a crearli. Compresa la recente estinzione del concetto di Futuro, associata a valori positivi come: aspirazioni, sogni, e la bellezza di pensare di poterli un giorno realizzare.
Mentre noi stiamo affannandoci a far quadrare il cerchio, oppure passeggiamo in un Outlet illudendoci che quello sia davvero il mondo reale, in questi giovani alti e forti e con i piedi enormi (ai quali servono sempre scarpe da ginnastica costosissime!), appare una piccola crepa e il loro ecosistema complesso, e quindi fragile, inizia a spezzarsi.
In genere, dopo che il latte è stato versato e i buoi sono già tutti scappati dalla stalla, molti sanno solo rimanere lì a bocca spalancata, come se davvero fossero rimasti sorpresi e interdetti che un fiume, sempre più inquinato, possa un giorno far venire il cancro.


Oltre a una certa riluttanza, apparente perché, come abbiamo detto, l'interesse è tantissimo solo a sfogliare internet con un motore di ricerca, c'è il problema del tabù nel messaggio.


Quando ho affrontato il concetto base di questo spot, per fortuna, nessuno mi ha chiesto di sviluppare la solita idea del divieto, la fissazione inutile del: non lo fare. Come ha scritto Karl Bernard, un sociologo che mi sono inventato in questo istante: "Dire a un giovane di non fare questo o quello è come pretendere che il nostro cane non annusi la cacca di un altro cane. Specie se sconosciuto…".
Con parole molto meno forbite, penso che questo sia uno dei messaggi più inutili e offensivi verso l'intelligenza e la sensibilità dei ragazzi, che sanno benissimo valutare -magari anche solo a uno stadio istintivo-, la gravità e l'importanza di ogni loro gesto, figuriamoci di un evento come il suicidio.
Il concept di questo spot animato, a essere onesti, lo potremmo definire di una semplicità quasi disarmante. Dice: sappiamo che può succedere, sappiamo come succede, sappiamo quanto tutto all'improvviso possa diventare pesante, doloroso e insopportabile. Un buio così fitto da provocarti paura, angoscia e solitudine, da farti perfino desiderare di morire.
Credendola l'unica via di salvezza: l'unico gesto possibile per non soffrire più.
Come te, sappiamo che un attimo prima non vorresti farlo, che ne hai paura, e che avresti bisogno della cosa più semplice e scontata di questo mondo: una mano che ti aiuti. Senza chiederti nulla in cambio.
L'altro messaggio importante era la nascita di un sito, qualcosa che un domani possa diventare una Help line.

Hai avuto esperienze dirette, personali con il problema?

Vorrei dire che in vita mia non mi sono mai suicidato, non ho nessuna attrazione per i buchi neri specie quelli senza fondo, anche se come tutti qualche volta ho pensato di suicidarmi, ma poi, arrivata l'ora della merenda e comparsa la crostata di albicocche, o una fetta di Sacher fatta come Dio comanda, tutto mi è sempre passato, l'allarme è sceso di livello, e subito è ritornato il sereno. Non annovero in famiglia casi di suicidio e per fortuna non ho amici che ne hanno fatto uso.
Forse, proprio per tutta questa fortuna che ho avuto, sentendo un sano senso di colpa, ho partecipato con passione a questo bellissimo progetto.



Parliamo dello stile grafico e del tipo di animazione scelta. Perché Flash?

Evitando di scendere in particolari tecnici, posso dire di aver usato lo stile più semplice e antico del mondo, quello che fu alla base del primo cartone animato realizzato dall'uomo: il disegno fotogramma dopo fotogramma. Seguendo una via, frutto di una scelta fatta professionalmente molti anni fa, che passa attraverso tre punti spesso irraggiungibili: sintesi, semplicità, e chiarezza. Una ricetta semplicissima che in tempi di grandi effetti speciali, può assomigliare a quella di arrivare in calesse, a un grande raduno della Formula Uno.
Il tema del suicidio è un tema difficile da trattare e mi sono posto anch'io il problema di non essere troppo diretto e violento. Oggi è la scelta che in genere viene fatta nella comunicazione: far saltare sulla sedia lo spettatore. Colpirlo, e spesso, atterrarlo. Invece, nessuno di noi, si è mai lasciato andare a simili tentazioni, forse per grande sensibilità, rispetto, o solo per amore della qualità professionale.
Fare uno spot che colpisse come un pugno, con un tema come il suicidio, sarebbe stata la cosa più facile del mondo. Una bomba che avrebbe fatto parlare tutti: scandalizzati e non, ottenendo facilmente quello che cerca sempre uno spot: visibilità ed essere sulla bocca di tutti.
Se proprio dovessi essere costretto a stupire qualcuno, scomoderei allora una cosa che si chiama: "Espressionismo". Capisco bene che l'uso di un termine così importante può apparire del tutto fuori luogo.

Scomodi addirittura la Storia dell'Arte per un oggetto come un cartone animato, di appena un minuto e quaranta secondi?

Infatti non lo farò, dico solo che il linguaggio espressionista si basa sull'uso di colori violenti e innaturali (il nero del tunnel nel quale si trova prigioniero Palmiro, il mare rosso sangue, l'erba velenosa verde marcio che
nasce dalla parola: dolore mentale), le linee dure e spezzate (i graffi, le pennellate, il segno spontaneo e, all'apparenza, casuale). L'assenza di prospettiva classica: la scala che compare e poi si deforma in quella che si chiama "prospettiva esagerata".
Gli spazi immaginari (ancora il tunnel), l'astrazione lirica e fantastica della realtà (ancora la scalinata, lo schizzo che bagna Palmiro e lascia una pozza rossa per terra), i fantasmi (quei piccoli ragni volanti), esseri indefiniti che scorrazzano sempre nell'animo buio e insondabile di chi ha paura. Infine l'uso di suoni semplici quasi primitivi: il terrore del tuono e l'angoscia prodotta dall'ululato del lupo, perché in fondo siamo sì evoluti, ma restiamo sempre uomini delle caverne.
Naturalmente, alla fine, anche noi ci siamo fatti degli scrupoli. Cercando di limare il più possibile gli spigoli acuti del vero autentico "Espressionismo". Non tutti, nel bene o nel male, la pensano esattamente come noi, e potevano restarne feriti o molto più semplicemente disturbati.
Ad esempio il rosso non è mai un rosso vivo, proprio per paura che su tutto quel nero e grigio risaltasse troppo: sfarfallasse -come si dice in gergo- diventando troppo violento. Anche lo schizzo rosso, rosso perché prodotto da un mare color rosso, -metafora del gran numero di persone che perdono la vita con il suicidio-, è la cosa che mi piace di più di tutto lo spot, la cosa di cui vado più fiero.
Non c'è violenza in quell'attimo perché lo schizzo scorre come vera acqua marina sul corpo di Palmiro, e lo spettatore mentre è distratto da tutta quella morbidezza, vede però anche quel colore così inequivocabile che lo costringe a rimanere per un solo microsecondo in attesa.
Se volessi usare parole che non capisco bene anch'io, direi che mentre la parte superficiale dello spettatore dice: quella è acqua perché si muove proprio come l'acqua, il rosso, da dietro le spalle, gli sussurra la verità, anche se ormai è troppo tardi perché siamo già passati nella scena successiva. Se ad esempio togliessimo il rosso a quello schizzo, -poniamo il caso perché a qualcuno desse fastidio-, toglieremmo anche quel pizzico di violenza che un gesto come il suicidio si porta dietro e che sarebbe disonesto nascondere totalmente.
Le persone "normali", quelle che fortunatamente non hanno avuto esperienza diretta con questo problema, hanno diritto di provare quel brivido, glielo dobbiamo se vogliamo che anche loro siano finalmente sensibili a questo grave problema.


Quelle scalinate con le scritte mi hanno ricordato il terrore infuso da certi manifesti modernisti del ventennio.


Infatti parlo di cinema espressionista, di arte che si riappropria del messaggio e lo porge al popolo con un gesto semplice e chiaro (mentre, ad esempio, l'impressionista se ne fotteva di cosa pensasse o capisse il popolo che stava guardando i loro quadri!).
E' esattamente uno spot di propaganda per le masse.
Propaganda chiara semplice netta e inequivocabile, per le masse distratte, e rimbambite da effetti speciali. Per questo sono tornato all'origine:a quello che originò il primo cartone animato umano: disegni fotogramma dopo fotogramma e tanto olio di gomiti.
I datori di lavoro, e anche lo sponsor, sono soddisfatti. Il sangue c'è ma in modo "lirico" trasformato in un mare rosso che schizza Palmiro, le scale sono la discesa all'inferno di Dante: scolastica, banale, un vero topoi, che però anche mia madre capirà. Il tunnel (vuoi immagine più banale del tunnel?) l'hanno voluto loro, gente seria ma che non frequenta la creatività, ma concordo con essi, ed esagero: il tunnel, strani indefiniti animali o ragni volanti che scorrazzano nell'animo buio e insondabile, ululati e tuoni che ci mettono come sempre in stato di allerta (siamo evoluti ma restiamo sempre uomini delle caverne ).


Alla fine del filmato Palmiro torna "tra i suoi oggetti" che lo festeggiano. Non verrebbe da chiedersi perché, in fondo è una soluzione naturale, uno degli esiti possibili, ma so che alcuni ti hanno chiesto la ragione.

Ovviamente quegli oggetti rappresentano le sue cose, il suo mondo, e quindi tutto mi sembra abbia una logica. Dopo però mi si è accesa una lucina in testa: quella domanda mi ha fatto notare non tanto quello che c'è ma quello in realtà manca, esattamente chi manca in quel bel momento di festa ma, come nei migliori gialli che si rispettino - se ne avete tempo e voglia - trovate da voi la giusta risposta.


"10 settembre - Giornata Mondiale per la Prevenzione del suicidio"
Spot animato - realizzato da Sauro Ciantini - durata: 1' 30'' (90 secondi)
Centro per lo Studio e per la Prevenzione dei Disturbi dell'Umore e del Suicidio.
Ospedale S. Andrea - Roma.
www.prevenireilsuicidio.it
© 2008 by Sauro Ciantini - www.palmiro.it






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